La legge causale più grande

Il concetto di karma, di un "destino" che è allo stesso tempo effetto di cause passate e causa di eventi futuri, è presente nella tradizione buddista (e anche in quella di altre religioni orientali) fin dalle sue origini, connaturato ai principi stessi di questo insegnamento. Nulla è casuale né effetto di una volontà superiore; tutto appartiene alla nostra responsabilità.
Ma nell'evoluzione dottrinale successiva alla morte di Shakyamuni a poco a poco ha preso piede un'idea di karma piuttosto sconsolante, secondo la quale per ricevere ed "espiare" gli effetti di un numero incalcolabile di offese accumulate nelle vite precedenti non sarebbe bastata un'esistenza intera. Questo ovviamente faceva sentire le persone impotenti, togliendo ogni speranza di poter sradicare una mole di karma così imponente.
Il Buddismo di Nichiren, basato sulla Legge mistica del Sutra del Loto, rivoluziona questa visione. Esso insegna che si può, senza alcun dubbio, trasformare il proprio karma.
Anzi, è esattamente per questa ragione che il Daishonin affronta l'argomento del karma: ne parla proprio per spiegare come trasformarlo e liberare le persone dalla sensazione di rassegnazione che si prova all'idea di dover subire un destino inattaccabile, sempre uguale a se stesso.

La causalità generale e la Legge causale più grande
In Lettera da Sado Nichiren spiega con vari esempi il meccanismo che soggiace a quella che egli definisce Legge generale di causa ed effetto, quella precedente al Sutra del Loto: "Chi disprezza gli altri sarà a sua volta disprezzato", "Chi scala un'alta montagna deve necessariamente discenderne". Il concetto è semplice: se si pongono buone cause si riceveranno effetti positivi, se si pongono cattive cause si riceveranno effetti negativi.
Benché il principio sia lineare, la possibilità di applicarlo nella realtà per trasformare il proprio destino è molto meno immediata. Infatti, se per ciascuna cattiva azione compiuta in vite passate si dovesse attendere la retribuzione specifica, occorrerebbe un tempo incalcolabile per espiare tutti questi singoli casi di karma negativo, e svolgere la pratica buddista per innumerevoli kalpa. Inoltre, come diceva il presidente Toda, finiremmo per condurre una vita passiva col solo obiettivo di non fare niente di sbagliato.
Ma, come dice espressamente il Daishonin, il suo insegnamento va oltre la Legge di causa ed effetto tradizionale e si fonda su una "Legge causale più grande" centrata sul nucleo più vitale del Sutra del Loto, base per l'ottenimento della Buddità in questa esistenza.
All'interno di questa logica rivoluzionaria, non è più solo questione di ripagare il debito karmico in modo che il bilancio torni in pari; l'obiettivo è convertire il bilancio da negativo in positivo attingendo direttamente alla nostra natura di Budda. Puntando direttamente alla meta senza tappe intermedie.
Noi tutti, imperfetti come siamo, nella nostra vita quotidiana possiamo andare oltre alle cause e agli effetti già accumulati e risvegliarci all'essenza fondamentale della nostra vita che esiste sin dal tempo senza inizio. Possiamo tornare alla nostra condizione originaria, la natura di Budda che esiste in noi da sempre, libera da ogni influenza esterna. Così il nostro sole (tornando all'esempio citato nell'articolo precedente, vedi p. 11) può sorgere e assorbire in sé la luce delle stelle.

Simultaneità di causa ed effetto
Il presidente Toda diceva che il mondo del tempo senza inizio è "gioioso, puro, luminoso e armonioso". Una condizione che è "senza inizio" perché mai iniziata ma sempre esistita. Una condizione che è allo stesso tempo assoluta e sperimentabile singolarmente da noi esseri viventi, relativi e parziali. Inoltre, grazie al Sutra del Loto, alla Legge mistica di causa ed effetto, possiamo andare oltre le cause e gli effetti delle passate esistenze e, continuando a rimanere persone comuni, manifestare la causa e l'effetto originale del tempo senza inizio, dove causa ed effetto sono simultanei.
Per questo possiamo trasformarci da persone prigioniere del karma in persone che sono consapevoli di possedere il mondo di Buddità e incarnano il mutuo possesso dei dieci mondi. Da persone alla mercé del destino individuale a persone che hanno la missione di sorgere animate dalla volontà e dalla determinazione di trasformare il destino dell'umanità. Perché quando invochiamo la Legge mistica chiamandola per nome, quando preghiamo recitando Nam-myoho-renge-kyo senza riserve dal profondo del cuore, ci risvegliamo alla condizione originale della nostra vita. In quel preciso istante tutte le cause e gli effetti intermedi spariscono e il Budda di myoho renge, la simultaneità di causa ed effetto, diviene manifesto.
Perché la Legge mistica è simultaneità di causa ed effetto. È renge, il fiore di loto che ha contemporaneamente i fiori e i frutti. È la "Legge meravigliosa" esposta nel Sutra del Loto per la prima volta. Ecco qui la grande rivoluzione: poiché causa ed effetto nella realtà più profonda sono simultanei, e noi non ce ne accorgiamo solo perché abbiamo la discrasia dei nove mondi, una volta che ci tuffiamo tutti interi nel mondo di Buddità, dove non vige il tempo lineare e consequenziale, e lodiamo la Legge, invocandola con gratitudine, possiamo in un istante ricevere il beneficio di questa condizione suprema: libertà (dagli effetti del karma), saggezza, compassione, eternità.

Nei nove mondi
Torniamo alla vita quotidiana. L'insegnamento di Nichiren sulla trasformazione del karma comporta anche una riflessione più attenta sulla nostra vita.
Come dimostra il Daishonin in Lettera da Sado parlando del suo proprio karma,per cambiare il destino dobbiamo guardare bene in faccia noi stessi, usando però sempre il potere della Legge che la nostra vita possiede. Altrimenti riflettere sui nostri problemi può tradursi in isolamento o fissazione su alcuni aspetti di noi.
Infatti il Daishonin, quando individuava la causa delle sue disgrazie (essere disprezzato, avere un brutto aspetto, mancare di vesti, mancare di cibo, cercare invano la ricchezza, nascere in una famiglia povera o che abbraccia credenze errate, esser perseguitato dal sovrano) nell'aver criticato in passato i praticanti del Sutra del Loto e aver messo in ridicolo il Sutra del Loto, era mosso dal grande desiderio di salvare tutte le persone. Voleva insegnare a tutti i suoi seguaci, anzi a tutta l'umanità, il modo sicuro per cambiare il proprio karma. Per questo riuscì a guardare la sua vita in maniera così totale e completa e a manifestare dentro di sé la suprema condizione vitale.
«Una bella spada si ottiene battendo il ferro incandescente» (cfr. Lettera da Sado): questo è uno dei concetti essenziali nel principio del cambiamento del karma secondo Nichiren. Come il ferro forgiato diventa una spada, allo stesso modo considerare le difficoltà come opportunità per crescere fa diventare le persone più solide e profonde. Questo non vale solo per le difficoltà e gli ostacoli che si incontrano per amore del Buddismo, ma per qualsiasi problema si debba affrontare nella vita. Se non sviluppiamo la nostra umanità, quando incontreremo un grande ostacolo tenderemo a compatirci, ad arrabbiarci, a provare rancore, e saremo incapaci di usarlo a nostro vantaggio.
Nichiren riconosce la fragilità del cuore umano che ci fa cadere preda dell'illusione e soccombere alle insidie della natura demoniaca. Ma il sentiero per cambiare il karma sta nel superare questa debolezza interiore.
Le grandi difficoltà sono occasioni senza pari per "espiare" le nostre offese passate: mentre le affrontiamo abbiamo l'occasione di manifestare l'immenso stato vitale della Buddità.
Perché solo affrontando concretamente il nostro karma possiamo acquisire la forza per superarlo. Solo venendo direttamente a contatto con esso possiamo sviluppare un'impareggiabile capacità di tenere testa a qualsiasi problema. Usando con gioia ogni suo aspetto (vedi pp. 16-19). Riconoscendo in ciò la nostra missione (vedi pp. 20-23).
Senza percepire gli effetti del nostro karma passato non potremmo fare niente di tutto questo, saremmo delle pacifiche e serene entità astratte, lontane dalla realtà e dalle altre persone. A questo punto possiamo dire: per fortuna che il karma non si cancella.
Grazie karma.

di Marina Marrazzi - Buddismo e Società n.169 - marzo aprile 2015

FONTI
- Buddismo e società n. 102, gennaio febbraio 2004, "Principi fondamentali. La trasformazione del karma" di Katsuji Saito.
- Daisaku Ikeda, Il mondo del Gosho, Esperia 2011, pp. 436-467.
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