Il potere della preghiera

... Si può produrre il fuoco da una pietra raccolta sul fondo di un fiume e una candela può rischiarare un luogo che è rimasto buio per un miliardo di anni. (da L'unica frase essenziale)

«Il sutra insegna che le donne, gli uomini malvagi e coloro che vivono nei mondi di Animalità e di Inferno – di fatto tutte le persone dei dieci mondi – possono ottenere la Buddità.
È possibile comprendere ciò quando ci ricordiamo che si può produrre il fuoco da una pietra raccolta sul fondo di un fiume e che una candela può rischiarare un luogo che è rimasto buio per un miliardo di anni.
Se perfino le cose più comuni di questo mondo sono così stupefacenti, quanto è dunque più mirabile il potere della Legge mistica!».
(da L’unica frase essenziale, Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pp. 237-242)


C’è una pietra sul fondo del fiume. Sicuramente fredda. Immobile e chiusa in se stessa. Lontana. È facile presumere che da laggiù non possa intravedere altri orizzonti, altre possibilità di esistenza. Oltre quel cerchio compatto di sabbia.
Eppure il Sutra del Loto mi assicura che proprio dentro quella pietra esiste il fuoco.
Immaginiamo una caverna che perdura immersa nell’oscurità da un miliardo di anni. Forse nessuno ancora ne ha mai scoperta l’esistenza. Immaginiamo di entrare nella caverna con una candela accesa: lo spazio pieno d’ombra per la prima volta si rischiara. Non sappiamo quanto a lungo si sia protratto quel buio: ciò che conta è che in quello stesso istante quel buio si rischiara.

Nam-myoho-renge-kyo è come il fuoco. Ha la stessa funzione della luce. Non importa da quanto tempo stiamo trascinando una sofferenza, da quanto tempo stiamo sopportando quel problema: nell’istante stesso in cui iniziamo a recitare Daimoku per risolverlo, nella profondità della nostra vita stiamo ponendo la causa per la sua soluzione.
Questa è la meraviglia di renge, il fiore del loto.
Il principio di causalità esposto dal Sutra del Loto è molto più sottile di quello lineare al quale siamo abituati, dove la causa precede l’effetto; il Sutra del Loto esplora una dimensione più profonda dell’esistenza, che trascende il tempo e lo spazio, una zona invisibile ma molto reale, nella quale cause interne ed effetti latenti germogliano simultaneamente.

Nichiren Daishonin chiarisce in questi termini il profondo principio indicato dal loto: «Esiste una gran varietà di piante: alcune prima fioriscono e poi producono i frutti; altre prima producono i frutti e dopo i fiori… ma il loto è l’unico fiore in cui il fiore e il frutto compaiono simultaneamente. Questa è la ragione per cui tra tutti i fiori il Budda scelse il loto come simbolo del Sutra del Loto. I benefici di tutti gli altri sutra sono incerti perché insegnano che prima bisogna creare buone cause, e poi si ottiene la Buddità. Il Sutra del Loto invece è differente: se lo si prende in mano, la mano diventa subito un Budda, se lo si recita con la bocca, la bocca diventa subito un Budda. È come la luna che sorgendo da dietro le montagne orientali immediatamente si riflette sull’acqua, o come il suono e l’eco che si producono contemporaneamente. Per questa ragione il sutra dice: “Tra coloro che ascoltano questa Legge, non c’è nessuno che non possa ottenere la Buddità” (Il Sutra del Loto, Esperia, cap. 2). Queste parole significano che se cento o mille persone abbracciano questo sutra, tutte e cento o tutte e mille, nessuna esclusa, otterranno la Buddità»1.

«... Ah… davvero?» rispose vaga ma cortese la pietra, in verità per nulla sollevata dall’idea di possedere dentro di sé quel fuoco del tutto potenziale. Ma era una pietra gentile, e non voleva deludere il suo interlocutore. Perciò rimase in silenzio, e si sentì improvvisamente un po’ più sola, nel suo letto di sabbia in fondo al fiume…

«Per tutti coloro che credevano nel Sutra del Loto, ma non riuscivano a credere del tutto, il quinto volume (del Sutra del Loto) espose l’essenza dell’intero sutra, la dottrina del raggiungimento della Buddità nella forma presente. Era come se un oggetto nero fosse diventato bianco, come se la lacca nera fosse diventata simile a neve, come se una cosa sporca fosse diventata pulita e pura, o il gioiello che esaudisce i desideri fosse stato gettato nell’acqua torbida. Vi si narra di come Ryunyo – la figlia del re dei Naga – avesse ottenuto la Buddità nella sua forma presente di serpente. E a quel punto nessuno poteva più dubitare che anche per tutti gli uomini fosse possibile ottenere la Buddità…».2 La storia di Ryunyo, la bambina serpente, viene narrata nel capitolo Devadatta del Sutra del Loto. L’esempio della sua Illuminazione è un meraviglioso incoraggiamento per ogni persona, poiché dimostra che il potere del Sutra del Loto permette a tutti gli esseri viventi di ottenere la Buddità nella loro forma presente. Nel capitolo Devadatta vengono sottolineati due punti chiave dell’insegnamento buddista: l’Illuminazione delle persone malvagie e l’Illuminazione delle donne. Si tratta di una sovversione radicale, perché fino ad allora si pensava che il corpo di una donna, impuro e corrotto, non potesse in alcun modo diventare un vaso della Legge.
«Fu una cosa straordinaria – scrive Nichiren Daishonin – che questa umile creatura, nata come animale tra i draghi, che non aveva ancora raggiunto la maturità, ma aveva appena otto anni, contrariamente a ogni aspettativa, conseguì la Buddità con l’istruzione di Monju mentre era in fondo al mare. […] Se non fosse stato per il potere del Sutra del Loto, il supremo tra tutti gli insegnamenti del Budda, come avrebbe potuto accadere una cosa simile?».3
Gli esempi concreti di Devadatta e Ryunyo che diventano Budda provano la verità della dottrina del Sutra del Loto che tutti gli esseri viventi, indistintamente, possono ottenere la Buddità. Le potenzialità della vita e della Legge sono myo: mistiche e meravigliose. Nichiren assicura che chi pratica la Legge mistica raggiunge la Buddità nella forma presente, ovvero in questa esistenza. Ognuno di noi, dunque, è in grado di risplendere come un Budda senza dover mutare la propria identità.

«La preghiera è il mezzo che permette di purificare e di allargare il cuore»4.

Sì, ma se io questa mattina mi sono svegliata pesante e chiusa come quella pietra in fondo al fiume, e proprio nulla sembra potermi sollevare, come posso far scaturire la scintilla dalla mia vita? In altri termini, domanda Myoho-ama, la destinataria della lettera contenente il brano che analizziamo in questa pagina: «È davvero possibile raggiungere la Buddità solamente recitando Nam-myoho-renge-kyo?».
«…Questa è la domanda più importante di tutte» le risponde Nichiren, e subito la rassicura affermando che il solo fatto di porre una domanda sul Sutra del Loto è di per sé una rara sorgente di fortuna… 5

Nam-myoho-renge-kyo è solo una frase, ma contiene l’essenza dell’intero sutra. È il cuore e la sostanza dei suoi otto volumi. Come gli occhi sono lo specchio dell’anima di una persona, allo stesso modo nel Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo è contenuta tutta la saggezza del Buddismo. «Ogni cosa ha il suo punto fondamentale – spiega Nichiren Daishonin – e il cuore del Sutra del Loto è il suo Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo. In verità, se lo reciti mattina e sera, stai leggendo correttamente l’intero sutra».6
Il carattere myo ha tre distinti significati: “aprire”, “essere perfettamente dotato”, e “rivitalizzare”. “Aprire” significa squarciare o disperdere l’oscurità dell’illusione per rivelare la natura di Budda. “Essere perfettamente dotato” indica che la Legge mistica è la sorgente di tutte le cose, permea tutti i fenomeni e comprende in sé tutti i benefici dell’universo. “Rivitalizzare” indica essenzialmente il potere che permette all’individuo di raggiungere la Buddità. Ciò significa che grazie alla fede nella Legge mistica tutte le nostre capacità, i tratti del carattere e le qualità personali acquistano una nuova vita, manifestandosi in modo tale da contribuire alla nostra crescita personale, e da recare beneficio anche alle altre persone.7
Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo con fede, la suprema condizione della Buddità emerge istantaneamente dalla nostra vita. In quel momento – scrive Daisaku Ikeda – «l’intera rete di cause ed effetti che costituisce il nostro karma personale si trasforma radicalmente, cominciando a basarsi sull’Illuminazione anziché sull’illusione, e a operare dunque per favorire il nostro sviluppo umano».8

«Lo spazio intorno a noi è fitto di onde elettromagnetiche di varia frequenza. Queste onde sono invisibili, ma un televisore può captarle e trasformarle in immagini. Allo stesso modo la recitazione del Daimoku davanti al Gohonzon sintonizza il ritmo della nostra vita con quello del mondo di Buddità presente nell’universo, in modo tale da permetterci di manifestare il potere della Buddità in tutto il nostro essere [...]. Quindi, se basiamo la nostra vita sul Daimoku, ogni cosa diviene una sorgente di valore e acquista un ulteriore significato».9 «Alla base ci deve essere una sincera preghiera che scaturisce dalla vera essenza della vita. Chi prega seriamente e costantemente il Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo non giunge mai a un punto morto».10
Siamo persone straordinariamente ricchee fortunate, perché possediamo il gioiello più prezioso, la chiave per compiere la nostra autoriforma ed elevare la nostra condizione vitale ogniqualvolta lo vogliamo. La pratica del Daimoku è accessibile a tutti, può essere svolta in qualunque momento e in qualunque luogo: è davvero un insegnamento facile da abbracciare e facile da praticare, che manifesta il grande desiderio del Budda di condurre tutte le persone alla felicità. Si può dire che Nichiren Daishonin abbia ricondotto l’intero insegnamento del Buddismo a una semplicità così essenziale perché aveva a cuore tutta l’umanità.

«Nam-myoho-renge-kyo – scrive Daisaku Ikeda – ha la stessa funzione della luce: come una candela può rischiarare un luogo che è rimasto buio per un miliardo di anni, allo stesso modo, in virtù del principio di simultaneità di causa ed effetto, nel momento esatto in cui offriamo una preghiera basata sul Daimoku, l’oscurità della nostra vita scompare e in quel preciso istante la nostra preghiera ha già una risposta. La preghiera diventa la causa interna (nyo ze in) che simultaneamente produce un effetto latente (nyo ze ka), anche se occorrerà del tempo affinché l’effetto si renda manifesto. Perciò è importante pregare con grande fiducia: i poteri del Budda e della Legge sono direttamente proporzionali ai poteri della fede e della pratica. Le preghiere sono invisibili, ma se preghiamo costantemente, al momento opportuno potremo vedere un chiaro risultato. Fede significa avere fiducia in questo regno invisibile. La chiave sta nel pregare intensamente e agire fino a raggiungere l’effetto desiderato».11
Nel Raggiungimento della Buddità in questa esistenza, Nichiren spiega che «la mistica verità che è sempre esistita nella vita degli esseri umani» è «la mutua compenetrazione tra la vita e tutti i fenomeni».12 “Vita” significa il nostro cuore, la nostra mente in ogni singolo istante, e “tutti i fenomeni” si riferisce a tutte le cose e all’universo che le comprende. Ciò significa che tutte le cose dell’universo, fino alla più piccola particella di polvere, sono contenute nella nostra mente, e la nostra mente permea i recessi più remoti dell’universo. È il principio fondamentale per cui, quando noi cambiamo, il mondo cambia.13
La preghiera basata sulla Legge mistica non è astratta: è una realtà concreta sul piano della vita. Pregare vuol dire condurre un dialogo uno scambio con l’universo. Quando preghiamo, la nostra vita o il nostro ichinen abbracciano tutti i fenomeni: la preghiera è una lotta per espandere la vita e diventa manifesta nell’azione. «Chi prega e agisce per propagare la Legge è un inviato del Budda e vedrà realizzati tutti i suoi desideri».14

Nam-myoho-renge-kyo è come il fuoco. Quando bruciamo la legna dei desideri terreni, il fuoco della felicità – cioè dell’Illuminazione – risplende ancora più vivo. Alla luce del Sutra del Loto, le sofferenze e le difficoltà che incontriamo non sono che la materia prima per costruire una felicità più profonda. Se ci basiamo su una forte fede nella Legge mistica, le sofferenze e gli ostacoli hanno la precisa funzione di renderci ancora più forti e più felici. Persino i luoghi che sono stati avvolti dall’oscurità per un miliardo di anni possono essere illuminati. Persino una pietra raccolta sul fondo del fiume può servire per produrre il fuoco. Per questo motivo non dobbiamo mai rinunciare.
«Il desiderio di diventare felici insieme agli altri è il puro ed eterno desiderio di tutte le persone. È lo “spirito originale” che agisce nelle profondità della nostra vita. Chi si risveglia a esso vive di conseguenza, ed è un Budda».15

di Alessandra Fornasiero - Buddismo e Società n.102 - gennaio febbraio 2004

NOTE
1) Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 6, p. 246
2) Ibidem, vol. 8, p. 108
3) Ibidem, vol. 9, p. 175
4) D. Ikeda, Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, p. 60
5) Ibidem, p. 47 e cfr. anche: «Se non fai domande e non risolvi i tuoi dubbi – scrive Nichiren in Lettera a Niike – non puoi disperdere le oscure nubi dell’illusione» (op. cit., vol. 4, p. 245)
6) Nichiren Daishonin, op. cit., vol. 4, p. 238
7) cfr. D. Ikeda, I misteri di nascita e morte, Esperia, p. 197
8) Ibidem, p. 205
9) D. Ikeda, Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, p. 51
10) Ibidem, p. 51
11) Ibidem, p. 59
12) Nichiren Daishonin, op. cit., vol. 4, p. 3
13) D. Ikeda, Il Mondo del Gosho, p. 132
14) Ibidem, p. 61
15) Ibidem, p. 130
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