Gli ideogrammi del Daimoku

«Mi dedico alla mistica Legge di causa ed effetto attraverso il suono». È così che generalmente viene tradotto Nam-myoho-renge-kyo. Ma ogni ideogramma ha numerosi significati e può essere osservato da differenti punti di vista

Nel cercare di comprendere il significato degli ideogrammi che compongono Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica rivelata da Nichiren Daishonin, dobbiamo tenere a mente che ci avviamo in un'impresa il cui esito non può che essere limitato. Questo non dipende soltanto dal fatto che la scrittura cinese è estremamente concisa e che ogni carattere può contenere diverse sfumature o significati. Il problema è che questi ideogrammi formano insieme qualcosa di straordinario, qualcosa con il quale abbiamo continuamente a che fare ma che al contempo è lontano migliaia di anni luce da quello che normalmente occupa i nostri pensieri, la Legge mistica: «È chiamata Legge mistica perché spiega la relazione di mutua compenetrazione tra la vita e tutti i fenomeni» (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, SND, 4, 4).

Per comprendere questa Legge sono inutili le vie con le quali normalmente indaghiamo, le capacità logiche o razionali. Occorre avere la saggezza del Budda. Questo non significa che la porta che conduce a questa suprema Illuminazione sia chiusa per le persone comuni. Per tutti, intellettuali, scienziati, operai o ingegneri, il modo di accedere è sempre lo stesso. Il Buddismo è estremamente chiaro a riguardo: "Solo con la fede si può entrare". Per comprendere profondamente il mistico funzionamento della vita, e soprattutto per far emergere la Buddità e con essa raggiungere tale comprensione, è indispensabile la fede: «La singola parola fede è la spada affilata con cui affrontare e sconfiggere l'oscurità fondamentale o ignoranza» (The Record of the Orally Transmitted Teachings, Soka Gakkai, pp. 119-20). La chiave per accedere a questa comprensione è contenuta proprio nel primo ideogramma sul quale stiamo indagando.

Nam, la fede
La fede è nam, è la causa profonda che fa emergere la Buddità nella nostra vita vincendo l'oscurità fondamentale. Nam è credere che la nostra vita è Myoho-renge-kyo, la vita del Budda.
«La parola namu - chiarisce infatti Nichiren - esprime un sentimento di riverenza e di adesione» (Cavalli bianchi e cigni bianchi, SND, 9, 211).
Nam è qualcosa che riguarda noi da molto vicino, riguarda il nostro atteggiamento: quanto più è forte, profondo e sincero tanto più la natura di Budda emerge nella nostra vita. La riverenza e la dedizione che la parola nam sottintende non è soltanto una questione formale, né solamente un'adesione spirituale. Lo si comprende chiaramente quando Nichiren analizza dettagliatamente il termine giapponese corrispondente, kimyo, che significa dedicare la propria vita sia fisicamente che spiritualmente.
In un celebre passo de L'offerta del riso bianco il Daishonin offre un'ulteriore spiegazione: «Nel venerare tutte le divinità e i Budda, si fa precedere la parola namu ai loro nomi. Ma qual è il significato di namu? Namu è una parola sanscrita che è resa kuei-ming in cinese e kimyo in giapponese. Cosa significa kimyo? Significa consacrare la propria vita al Budda. Alcuni hanno moglie, figli, servi, possedimenti, oro, argento o altri tesori, a seconda della loro condizione. Altri non possiedono nulla. Comunque sia, che uno possieda dei tesori o no, la vita è per tutti il tesoro più prezioso. Per questo motivo gli uomini del passato che furono chiamati santi e saggi consacrarono la loro vita al Budda, e conseguirono la Buddità» (L'offerta del riso bianco, SND, 4, 285-6).
Nam dunque è una parola sanscrita che Nichiren ha anteposto a Myoho-renge-kyo che a sua volta è il titolo, in cinese classico, del Sutra del Loto, pronunciato secondo la fonetica giapponese. Nam è la contrazione di namu o namas e, come abbiamo visto, significa devozione. Potremo tradurlo con "io mi dedico", "mi unisco". È il corrispondente della parola latina religo da cui deriva il termine "religione". Molti ritengono che il Buddismo, dal momento che non contempla o meglio non si occupa dell'esistenza di Dio, non sia una religione, ma piuttosto una filosofia. Potremmo dire che nam fa del Buddismo una religione. Ma a che cosa rivolgiamo la nostra devozione?

Myoho, la Legge mistica
Volgiamo allora la nostra attenzione sui caratteri myo e ho tradotti in genere per semplicità come "mistica Legge".
Anche qui i significati sono molteplici e lo stesso Nichiren nei suoi scritti ha cercato di mostrare diversi punti di vista. A ben vedere i significati sono tutti uniti da un medesimo filo.
Innanzitutto myo significa mistico, che non vuol dire affatto magico, quanto piuttosto inaccessibile alla ragione, incomprensibile con le facoltà logiche razionali.
«Ho letto attentamente la tua domanda sul Buddismo. I benefici del Sutra del Loto possono essere compresi solo dai Budda: è una comprensione a cui giunge a stento persino la saggezza delle emanazioni dei Budda delle dieci direzioni. Per questo motivo, come ben sai, il Gran maestro T'ien-t'ai disse che la parola myo significa mistico, e mistico significa incomprensibile» (Lettera a Gijo-bo, SND, 5, 3).
Inoltre myo si riferisce all'essenza della vita, alla Legge che governa tutte le cose, e ho alle manifestazioni tangibili di questa essenza.
«Cosa significa myo? È semplicemente la misteriosa natura della nostra vita di momento in momento, che la mente non può comprendere e le parole non possono esprimere. Se guardi nella tua mente in qualsiasi istante, non puoi percepire né un colore né una forma per verificarne l'esistenza. Tuttavia non puoi neanche dire che non esista, poiché pensieri differenti l'attraversano di continuo. La vita è veramente una realtà inafferrabile che trascende sia le parole che i concetti dell'esistenza e della non-esistenza. Non è né esistenza né non esistenza, e tuttavia ha le caratteristiche di ambedue. È la mistica entità della Via di mezzo che è la realtà di tutte le cose. Myo è il nome dato alla misteriosa natura della vita e ho alle sue manifestazioni. La meraviglia di questa Legge è esemplificata da renge, il fiore del loto. Una volta compreso che la tua vita stessa è la Legge mistica, comprenderai che lo è anche la vita di tutti gli altri. Tale comprensione è il mistico kyo, o sutra. È il re dei sutra, la diretta via all'Illuminazione, poiché spiega che l'entità della nostra mente, dalla quale sorgono sia il bene che il male, è in realtà l'entità della Legge mistica; se hai una profonda fede in questa verità e reciti Myoho-renge-kyo, sicuramente raggiungerai la Buddità in questa esistenza» (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, SND, 4, 5-6).

Myo è il potere latente e invisibile, ho è ciò che appare, il risultato manifesto di questa entità. Pertanto myo rappresenta la vita allo stato di latenza o morte, e ho la vita visibile o manifesta. Siamo abituati a considerare vita e morte come antitesi, come elementi che si escludono a vicenda, ma il Buddismo offre una prospettiva diversa. Definisce infatti la vita in senso molto più ampio di quanto siamo soliti fare: da una prospettiva eterna, la vita è un armonioso pulsare di myo-ho, dei due aspetti di vita latente e vita manifesta.

«Ho appena letto con grande attenzione la tua lettera. Rispondo che la Legge fondamentale di vita e morte trasmessa dal Budda a tutti gli esseri viventi è Myoho-renge-kyo. Infatti i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo furono trasmessi al Bodhisattva Pratiche Superiori (Jogyo) dai due Budda Shakyamuni e Molti Tesori (Taho) seduti nella Torre preziosa, perpetuando un'eredità ininterrotta sin dall'infinito passato. Myo significa morte, ho vita. Gli esseri viventi che attraversano le due fasi di vita e morte sono le entità dei dieci mondi, o le entità di Myoho-renge-kyo.
T'ien-t'ai disse: "Sappiate che tutte le cause e gli effetti degli esseri viventi e dei loro ambienti (esho) manifestano la Legge del loto (renge)". In questa spiegazione "esseri viventi e loro ambienti" designano i fenomeni di vita e morte. Dunque dove c'è vita e morte è chiaro che sussiste anche causa ed effetto, cioè la Legge del loto.
Il Gran maestro Dengyo disse: "Le due fasi di vita e morte sono le funzioni mistiche di un'unica mente. Le due modalità dell'esistenza e della non-esistenza sono le vere funzioni dell'Illuminazione intrinseca".. Nessun fenomeno - cielo o terra, yin o yang, il sole o la luna, i cinque pianeti o i vari mondi da Inferno a Buddità - è esente dalle due fasi di vita e morte. Vita e morte sono semplicemente le due fasi di Myoho-renge-kyo. T'ien-t'ai scrisse in Grande concentrazione e visione profonda: "L'apparizione è l'apparizione della natura essenziale della Legge e l'estinzione è l'estinzione di tale natura". Anche Shakyamuni e Molti Tesori, i due Budda, sono le due fasi di vita e morte» (L'eredità della Legge fondamentale della vita, WND, 216; cfr SND, 4, 221-222 e Buddismo e società, n. 113).

La relazione tra myo e ho è davvero complessa e articolata. Myo si riferisce infatti anche allo stato di Buddità, alla nostra vita nella sua natura più "completa" e "perfetta", e ho ai nove mondi, cioè alle altre condizioni vitali, da Inferno a Bodhisattva. Da questa prospettiva myoho indica che la natura di Budda non è separata dai nove mondi e che la si può manifestare nella nostra vita quotidiana (i nove mondi appunto). Myo rappresenta il nostro pieno potenziale, la nostra vita che si "apre" e manifesta le sue complete capacità, e ho rappresenta i risultati manifesti di questa potenzialità.

Nichiren dedica gran parte del lungo Gosho Il Daimoku del Sutra del Loto alla spiegazione del termine myo: «Quanto al carattere myo [mistico o meraviglioso] il Sutra del Loto dice: "Aprendo la porta degli insegnamenti provvisori (Hoben), mostra l'aspetto della realtà". Il Gran maestro Chang-an così commenta questa frase: "Si chiama myo perché rivela l'interno del magazzino segreto". E il Gran maestro Miao-lo afferma a questo proposito: "Rivelare significa aprire". Perciò il carattere myo significa aprire.
[...] Il carattere myo viene tradotto in sanscrito con la parola sad e in cinese si pronuncia miao. Myo vuol dire "completo", che a sua volta significa "perfetto".
[...] Prima della predicazione del Sutra del Loto, le persone dei nove mondi erano come piante o alberi in autunno o in inverno. Ma quando il singolo carattere myo del Sutra del Loto cominciò a risplendere su di loro come il sole primaverile ed estivo, sbocciò il fiore del desiderio dell'Illuminazione e apparve il frutto della Buddità. Il bodhisattva Nagarjuna dice nel Daichido ron: "[Il sutra del Loto] è come un bravo medico in grado di trasformare il veleno in medicina". Questo passo spiega le virtù intrinseche al carattere myo del Sutra del Loto. Il Gran maestro Miao-lo commenta così questo brano: "Poiché può guarire ciò che è ritenuto incurabile, è chiamato myo [o mistico]".

In generale ci sono quattro tipi di persone che hanno grande difficoltà a raggiungere l'Illuminazione. Al primo tipo appartengono quelli che sono predestinati ai due veicoli, al secondo gli icchantika, al terzo coloro che aderiscono alla dottrina del vuoto, e al quarto coloro che insultano la vera Legge. Ma grazie al Sutra del Loto, tutte queste persone possono ottenere la Buddità. Ecco perché il Sutra del Loto è chiamato myo.
[...] Myo significa rivitalizzare, rivitalizzare significa resuscitare. [...] Le persone dei due veicoli, gli icchantika e le donne, che secondo i sutra anteriori al Sutra del Loto hanno ucciso, bruciandolo, il seme dell'Illuminazione, se abbracciano il singolo carattere myo possono rivitalizzare il seme bruciato della Buddità.
T'ien-t'ai afferma: "Gli icchantika possiedono una mente, perciò hanno ancora la possibilità di raggiungere la Buddità. Ma le persone dei due veicoli hanno annientato la coscienza e perciò non possono risvegliare la mente [che ricerca l'Illuminazione]. Tuttavia il Sutra del Loto è in grado di curarli, questo è il motivo per cui è chiamato myo". Miao-lo afferma: "Gli altri sutra sono chiamati dai (grandi) ma non myo perché è facile curare chi possiede una mente, ma è difficile curare chi ne è privo. Poiché [il Sutra del Loto] può curare ciò che è incurabile, è chiamato myo"» (Il Daimoku del Sutra del Loto, SND, 5, 35 e segg.).
Possiamo dire in definitiva che myo esprime la straordinaria energia della vita, il potenziale che dà origine a tutti i fenomeni dell'universo (ho).

Renge, la simultaneità di causa ed effetto
Renge invece si riferisce alla modalità con la quale questa energia opera, il meccanismo che regola la vita. Renge è il fiore di loto che nella tradizione buddista assume un profondo significato. Innanzitutto il fiore candido e puro che sorge dalla melma e da essa prende nutrimento rappresenta l'emergere della natura di Budda dal caos della vita quotidiana. I problemi e le preoccupazioni, i desideri e gli ostacoli sono il carburante della pratica buddista, la legna per accendere il fuoco dell'Illuminazione, proprio come il limo che alimenta il loto.
Il fiore del loto rappresenta inoltre il principio della simultaneità di causa ed effetto. La pianta del loto infatti produce contemporaneamente i fiori e i semi, rappresentando in tale modo questa simultaneità. Il principio di simultaneità significa che sia i nove mondi (la causa) sia il mondo di Buddità (l'effetto) esistono contemporaneamente in ogni istante di vita, e che perciò non c'è nessuna differenza essenziale tra un Budda e una persona comune. Per il Buddismo, del resto, sia i fenomeni fisici del mondo che ci circonda, sia quelli spirituali che riguardano la vita interiore degli individui, sono tutti presieduti e regolati dalla Legge di causa ed effetto.
« [...] il principio supremo [cioè la Legge mistica] in origine non aveva nome. Mentre il saggio osservava i principi e assegnava i nomi a tutte le cose, percepì l'esistenza di una Legge meravigliosa [myoho] dotata simultaneamente di causa ed effetto [renge] e la chiamò Myoho-renge. Questa Legge di Myoho-renge comprende in sé tutti i fenomeni dei dieci mondi e dei tremila regni, nessuno escluso. Chiunque pratichi questa Legge otterrà simultaneamente sia la causa che l'effetto della Buddità» (L'entità della Legge mistica, SND, 9, 12-13).
È utile ricordare infine che il principio buddista di causalità non è di tipo deterministico, ovvero basato sull'idea che una data causa debba inevitabilmente produrre un dato effetto e che ciò non possa in alcun modo essere evitato: così non si prende in considerazione il nostro potenziale di modificare il senso delle nostre azioni del passato tramite le cause che create dalle azioni che intraprendiamo da adesso in poi, nella direzione del nostro progresso e del nostro sviluppo come esseri umani.

Kyo, il sutra o la voce
Quanto all'ultimo ideogramma Nichiren osserva: «Il singolo carattere kyo contiene i sutra dell'intero universo. È come la gemma che esaudisce i desideri e racchiude tesori di ogni genere, o come l'immensità dello spazio che comprende tutti i fenomeni. Poiché questo singolo carattere kyo [di Myoho-renge-kyo] è il supremo fra tutti gli insegnamenti del Budda, anche gli altri quattro caratteri, Myo-ho-ren-ge, superano tutte le altre ottantamila dottrine» (Il Daimoku del Sutra del Loto, SND, 5, 35).
Richard Causton, grande studioso del Buddismo di Nichiren Daishonin e leader storico del movimento di kosen rufu nel Regno Unito fino al 1995, anno della sua scomparsa, spiegava magnificamente il significato di questo carattere come segue:
«Letteralmente kyo significa sutra, la voce o l'insegnamento di un Budda. Per deduzione significa anche suono, ritmo o vibrazione e indica, di conseguenza, la pratica della recitazione. Inoltre poiché tutti i fenomeni dell'universo sono collegati gliuni agli altri attraverso vibrazioni di diversi tipi di onde (luce, suono, radio, ecc.), kyo si riferisce all'attività vitale dei fenomeni universali, a significare che tutto ciò che esiste, è già esistito ed esisterà, è una manifestazione della Legge mistica. Parlando della vita e dell'esperienza umana Nichiren Daishonin afferma: "Una volta compreso che la tua vita stessa è la Legge mistica, comprenderai che lo è anche la vita di tutti gli altri. Tale comprensione è il mistico kyo o sutra" (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, SND, 4, 6). In origine il carattere cinese per kyo indicava l'ordito di una stoffa, così in seguito kyo venne a significare il filo della logica e della ragione, l'insegnamento della Legge. Significava, di conseguenza, anche un insegnamento che doveva essere conservato. Combinando queste varie interpretazioni, Nichiren Daishonin afferma: "Kyo indica le voci e i suoni di tutti gli esseri viventi. Una spiegazione dice che la voce è parte essenziale della pratica buddista. Essa si chiama kyo e anche le tre esistenze della vita sono chiamate kyo". Dunque, essenzialmente kyo si riferisce alla continuità della vita nel passato, nel presente e nel futuro, e all'interno del titolo del Sutra del Loto Myoho-renge-kyo indica che la verità ultima della vita esposta nel Sutra del Loto è eterna e immutabile» (Duemilauno, n. 78, p. 42).

Myoho: l'unità di illusione e Illuminazione

«Secondo il Buddismo non esiste alcuna distinzione essenziale tra la realtà fondamentale e la realtà quotidiana. Chi capisce questo è illuminato, chi non lo capisce è illuso. Secondo Nichiren: «Quando una persona è illusa è chiamata comune mortale, ma una volta illuminata è chiamata Budda». (Il raggiugimento della Buddità in questa esistenza, SND, 4, 5). In questo contesto "illusione" indica i primi nove dei dieci mondi, da Inferno a Bodhisattva, mentre "Illuminazione" indica il mondo di Buddità. Sia i nove mondi sia il mondo di Buddità sono comunque intrinseci in ogni singolo istante.
Nichiren puntualizza ulteriormente: «Myo indica la natura dell'Illuminazione [il mondo di Buddità] mentre ho indica l'oscurità o illusione [i primi nove dei dieci mondi]. L'unità di illusione e Illuminazione è chiamata myoho o Legge mistica» (GZ, 708).
L'unità dell'Illuminazione e dell'illusione può essere illustrata con un esempio: normalmente i globuli bianchi del sangue distruggono i germi e giocano un ruolo cruciale nella guarigione delle ferite, e sono quindi vitali per la nostra sopravvivenza; ma una crescita abnorme dei globuli bianchi può causare malattie potenzialmente mortali come la leucemia. I globuli bianchi hanno dunque un aspetto benefico (illuminato) e un aspetto nocivo (illuso); all'interno di ogni singola cellula esistono entrambi i potenziali. Analogamente, tutti i fenomeni possiedono in se stessi sia l'aspetto positivo sia quello negativo.
Potenzialmente, l'illusione (i nove mondi) e l'Illuminazione (il mondo di Buddità) coesistono non solo nella vita individuale ma anche in tutto l'universo, benché come realtà manifesta si esprimerà soltanto l'una o l'altra a seconda che un individuo sia o no risvegliato alla realtà fondamentale.
Nichiren spiega che il carattere myo di Nam-myoho-renge-kyo ha tre distinti significati: aprire, essere perfettamente dotato e rivitalizzare.
"Aprire" significa squarciare l'oscurità dell'illusione per rivelare la natura buddica: la vita di una persona che si risveglia alla propria natura buddica si apre per coestendersi all'universo.
"Essere perfettamente dotato" indica che myoho, la Legge mistica, abbraccia tutti i fenomeni ed è intrinseca in tutte le cose. La Legge mistica abbraccia tutti i dieci mondi e tutti i tremila regni, permanendo e integrando la totalità della realtà fenomenica. Perciò, essere perfettamente dotato significa anche che la Legge mistica contiene in sé tutte le verità e tutte le virtù.
"Rivitalizzare" significa permettere a tutti gli individui di manifestare la loro Buddità. Per esempio, attraverso la Legge mistica anche il peggiore dei malfattori può far emergere da dentro di sé la suprema condizione vitale della Buddità. In un senso più ampio, rivitalizzare significa creare valore. La trasformazione, attraverso lo sforzo umano, di materiali insenzienti come il legno e la pietra in un edificio, è una forma di rinascita. Un altro esempio è la nostra riforma interiore che ci permette di stabilire la Buddità come base della nostra vita e di contribuire alla felicità delle altre persone. Rivitalizzare significa inoltre che tutte le leggi e gli insegnamenti quando vengono basati sulla Legge mistica assumono la loro corretta prospettiva e rivelano importanti aspetti della realtà fondamentale. Analogamente, quando ci basiamo sulla fede nella Legge mistica, tutte le nostre capacità, i tratti del carattere e le altre qualità personali acquistano una nuova vita, esprimendosi in modo tale da contribuire alla nostra crescita personale e recare beneficio anche agli altri».

(Daisaku Ikeda, I misteri di nascita e morte)

Domanda: Si dice spesso che è meglio recitare molto Daimoku, ma su cosa si basa questa affermazione?

Nel Gosho il Daishonin scrive: «Quando recitiamo una volta queste parole del Daimoku, richiamiamo la natura di Budda di tutti gli esseri viventi attorno a noi» (Conversazione tra un saggio e un uomo non illuminato, SND, 7, 101). Con questa frase Nichiren Daishonin insegna che con un solo Daimoku possiamo far emergere la natura di Budda e ottenere grandiosi benefici.
«Recitare un solo Daimoku equivale ad aver letto una parte del Sutra del Loto, recitare dieci Daimoku significa aver letto dieci parti del sutra, cento Daimoku equivalgono a cento parti del sutra» (GZ, 411). In altri termini con un solo Daimoku riceviamo grandi benefici. Se accumuliamo il Daimoku che possiede questa grande forza benefica, anche i benefici aumenteranno di conseguenza.
Accumulare il Daimoku non significa semplicemente aumentarne la quantità.
«Il colore blu si ottiene dall'indaco, ma tingendo ripetutamente si ottiene un blu più intenso dell'indaco. Benché il Sutra del Loto sia sempre uguale, se tu continui ad approfondire la fede, otterrai benefici più grandi degli altri» (La supremazia della Legge, SND, 5, 157). L'importante è rafforzare la propria fede nel Gohonzon: recitando più Daimoku la nostra fede si rafforzerà, e aumenteranno i benefici provenienti dalla Legge mistica.
Nichiren Daishonin in nessun Gosho afferma che è necessario recitare una certa quantità di Daimoku per ottenere l'Illuminazione. Dire così equivarrebbe a sostenere che coloro che non riescono a realizzare "quella" quantità di Daimoku non possono ottenere l'Illuminazione. Perciò il Daishonin asserisce che continuando ad approfondire la fede si otterranno benefici sempre più grandi.
Nichikan Shonin, spiegando la parola on di go-on seken (il regno delle cinque componenti), affermava che ha due significati: "avvolgere" e "accumulare". Dal punto di vista dei nove mondi, la vita pura della Legge mistica viene avvolta e nascosta dalle credenze e dalle azioni errate, mentre vengono accumulate solo le sofferenze. Invece, dal punto di vista del mondo di Buddità, accumuliamo nelle nostre vite una costante condizione vitale di gioia che ci permette di affrontare e superare le sofferenze. In altre parole, accumulando il Daimoku facciamo sì che la nostra vita poggi sempre sul mondo di Buddità e di conseguenza riusciamo a superare qualsiasi avversità e sofferenza.
«Nam-myoho-renge-kyo esiste nella pratica per sé e per gli altri» (GZ, 1022), perciò non dimentichiamoci che nell'epoca dell'Ultimo giorno della Legge, il reale significato del Daimoku sta nel pregare concretamente non solo per se stessi ma anche per riuscire a insegnare agli altri la Legge mistica.
Come afferma il Gosho: «Questo sutra è superiore a tutti gli altri. È come il leone, il re di tutte le creature» (Il sutra della vera riconoscenza, SND, 8, 107), nessuno può fermare una persona che avanza recitando Daimoku prima di tutto.

(risposta a cura della redazione del Dai-byakurenge, agosto 2005, p. 80).

di Lodovico Prola - Buddismo e Società n.114 - gennaio febbraio 2006
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