Che cosa è scritto sul Gohonzon

Al centro si trova la scritta Nam-myoho-renge-kyo, l’essenza ultima della vita, e al di sotto, Nichiren. Ciò significa che la Legge è inseparabile dal Budda (la persona) che la insegna: è il principio buddista di ninpo ikka, inseparabilità fra persona e legge.
Ai quattro angoli della Torre preziosa siedono i quattro Re celesti, i guardiani dei quattro continenti ai quattro lati del monte Sumeru. Le loro funzioni esistono sia nell’individuo che nell’ambiente: il Gohonzon, infatti, rappresenta l’intero universo. In alto a destra si trova Jikoku-ten il guardiano dell’est, il re che porta pace al paese e protegge la società umana. Komoku-ten, in basso a destra, è il guardiano dell’ovest che discerne e punisce il male e incoraggia l’aspirazione all’illuminazione. In alto a sinistra troviamo il guardiano del nord, Bishamon-ten che ascolta gli insegnamenti del Budda e protegge il luogo dove egli predica. Infine Zocho-ten, in basso a sinistra, è il guardiano del sud, che libera gli uomini dalla sofferenza. Nel Gosho I presagi si legge che i quattro punti cardinali corrispondono ai quattro sensi: est-naso, ovest-occhio, nord-orecchio e sud-lingua. Gli organi dei sensi sono le porte fra noi e il nostro ambiente e sono collegati tutti con il centro, il “senso del cuore”. I quattro Re celesti rappresentano la purificazione dei quattro sensi e quindi quella del cuore, cioé il processo della rivoluzione umana.
Nella prima fila in alto troviamo Shakyamuni, Taho e i quattro grandi Bodhisattva della Terra. Shakyamuni rappresenta la saggezza soggettiva che percepisce la natura di Budda; Taho (Prabutaratna), il Budda leggendario che giurò di apparire ogni volta che fosse stato predicato il Sutra del Loto, rappresenta la realtà oggettiva della grandezza dello stato di Budda con tutti i suoi meravigliosi tesori (Taho significa molti tesori).
A sinistra di Namu si trova Shakyamuni, a destra Taho; dobbiamo immaginare la Torre preziosa con le porte aperte e i due Budda rivolti verso di noi, Shakyamuni seduto alla destra di Taho. Tutti gli altri personaggi sono di spalle, rivolti verso la Torre preziosa come noi.
A destra di Taho vediamo i Bodhisattva Jogyo e Muhengyo, a sinistra di Shakyamuni, Jyogyo e Anryugyo. Jogyo rappresenta il vero io e corrisponde al fuoco che s’innalza verso il cielo: è la pratica costante e coraggiosa per l’illuminazione. Muhengyo rappresenta l’eternità della vita e corrisponde al soffiare inarrestabile del vento: è la compassione che non incontra ostacoli. Jyogyo rappresenta la purezza e corrisponde all’acqua: è la mente incontaminata che elimina ogni impurità. Anryugyo rappresenta la felicità e corrisponde alla terra che sostiene e nutre tutte le cose. Si chiamano Bodhisattva, ma sono in realtà le funzioni del Budda. Il “gyo” che compare nel nome dei quattro Bodhisattva significa azione, pratica. La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo attiva nella nostra vita le funzioni dei Bodhisattva della Terra e ci permette di svolgere il lavoro del Budda.
Nella seconda fila troviamo Fugen e Monju che rappresentano il mondo di Bodhisattva che si sperimenta quando facciamo shakubuku. Mokuren e Sha- rihotsu rappresentano i “due veicoli” del mondo di illuminazione parziale e di studio. Questi quattro nomi non compaiono in tutti i Gohonzon; ad esempio, nei nostri si trova Kasho al posto di Mokuren, ma Monju, il leader dei discepoli di Shakyamuni, li rappresenta tutti.
Le divinità del sole, della luna, delle stelle e il Demone del sesto cielo rappresentano il sesto mondo, il mondo degli dei, comunemente noto come mondo di felicità temporanea. La prima preghiera silenziosa di Gongyo è rivolta a queste divinità, che sono chiamate così perché sono nel cielo, ma in realtà si tratta di entità fisiche che influenzano positivamente o negativamente la nostra vita. Recitando Nam-myoho-renge-kyo potenziamo l’influenza positiva di queste forze universali.
Il mondo di umanità è rappresentato da T’ien-t’ai, Dengyo e Tenrin-Joo, il re che mette in moto la ruota e che governa idealmente basandosi sulla legge dell’universo; il mondo di collera è rappresentato dagli Ashura, esseri mitologici sempre in lotta con gli uomini e gli dèi; il mondo di avidità da Kishimojin e dalle sue dieci figlie, le Jurasetsu; quello di animalità da Ryo-o e da sua figlia Ryunyo; il mondo d’inferno è rappresentato da Devadatta e Ajase. Vi sono inoltre Tensho Daijin e Hachiman, divinità tutelari del paese e Bon- ten e Taishaku, le maggiori divinità del Brahmanesimo, che governano e proteggono questo mondo. (n.b. Bonten e Taishaku sono inclusi fra gli Shoten Zenjin nella ex-prima preghiera silenziosa.)
Sul margine destro e sinistro ci sono due caratteri sanscriti: Fudo e Aizen. Fudo (Acala, l’inamovibile) sconfigge i demoni e gli ostacoli che impediscono la pratica buddista e rappresenta il principio di shoji soku nehan (Le sofferenze di nascita e morte si trasformano in nirvana o felicità). Aizen (Ragaraja, re degli attaccamenti) libera gli uomini dai desideri terreni e dalle conseguenti sofferenze e rappresenta il principio di bonno soku bodai (Le passioni e illusioni terrene diventano illuminazione). Nascita, vecchiaia, malattia e morte, desideri e illusioni sono causa di sofferenza per un comune mortale, ma senza di essi ben pochi praticherebbero il Buddismo. Le sofferenze e i desideri sono quindi delle ottime occasioni per recitare Daimoku e raggiungere l’illuminazione, il vero obiettivo della pratica buddista.
In basso a destra si trova la data dell’iscrizione; a sinistra della parola Nichiren, il nome del patriarca che l’ha iscritto; in certi casi, in alto all’estrema sinistra compare l’indicazione del nome del destinatario.

Da DuemilaUno n° (?)
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