Shakyamuni, Nichiren, noi

Tutti gli esseri umani sono Budda

«Per prima cosa, alla domanda di dove si trovino l'inferno e il Budda, alcuni sutra affermano che l'inferno si trova sotto terra, altri che il Budda risiede a occidente. Ma a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi»
(Gosho di Capodanno, SND, 4, 271)

Lo scopo della vita del Budda non è quello di dimostrarsi un essere speciale al di sopra della gente comune, né quello di comandare, o dispensare benefici a suo piacimento. Il desiderio del Budda è che tutte le persone possano sperimentare la sua stessa condizione vitale. Leggiamo infatti nel Sutra del Loto: «Sappi, Shariputra, che all'inizio ho fatto il voto di rendere tutte le persone uguali a me, senza alcuna distinzione tra noi» (SDL, 45), e «Questo è il mio pensiero costante: come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?» (Ibidem, 305).
Lo scopo del Budda è che tutti possano rivelare quel potenziale che permette di essere forti, liberi, altruisti. Forti perché felice non è colui che è senza problemi, ma chi ha la forza di rendere ogni problema un'occasione di sviluppo e di crescita. Liberi perché non esiste felicità se si è condizionati dal giudizio degli altri, se si è felici solo quando tutto va bene. Altruisti perché non è felice chi è solo, chi è chiuso, chi si adopera solo per se stesso, chi sente gli altri diversi o lontani da sé.

Esiste però una condizione perché lo scopo del Budda possa divenire realtà: occorre che tutti abbiano nella loro vita quel potenziale, quel seme che, opportunamente innaffiato, possa generare frutti così preziosi. In altre parole, la condizione per far sì che il desiderio del Budda possa realizzarsi è che tutti, almeno potenzialmente, siano essi stessi dei Budda.
Ed è questa la rivelazione essenziale del Budda Shakyamuni, il messaggio fondamentale del Sutra del Loto: ognuno, ovunque sia nato e qualsiasi sia la sua condizione, ha in sé la natura di Budda, ogni essere umano ha quel potenziale connaturato alla vita fatto di saggezza, felicità, forza e libertà.
Ogni persona può manifestare quello stato in cui è libera da ciò che ha fatto o subìto nel passato, libera dai condizionamenti del proprio ambiente, dai mali che hanno perseguitato la sua stirpe: in una parola libera dal KARMA (vedi box a p. 13). Per aprire finalmente le porte alla propria genuina identità, per far fiorire le proprie intrinseche capacità, per rivelare uno stato vitale in cui si assapora la vita che scorre dinamica provando una profonda soddisfazione. Manifestando semplicemente, cioè, il proprio "vero io", quella caratteristica che rende unico, prezioso e insostituibile ogni Budda che appare sulla Terra.
Ognuno di noi, anche senza saperlo, rincorre questa condizione da quando è nato. Ognuno, consciamente o inconsciamente, desidera rivelare questa umana perfezione.
Il problema diventa allora come manifestare questa straordinaria natura inerente a ciascuno di noi.
Nichiren Daishonin ha dedicato la sua vita a fornire strumenti semplici - perché tutti potessero usarli - ma profondi - perché in grado di generare una grandiosa rivoluzione interiore - capaci di risvegliare la nostra Buddità.

La pratica del Buddismo di Nichiren consiste nella recitazione di Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon.
Myoho-renge-kyo è la traduzione giapponese del titolo del Sutra del Loto di Shakyamuni (in sanscrito Saddharma pundarika sutra). Nichiren considerò Myoho-renge-kyo come la Legge fondamentale o il principio dell'universo e della vita, cui Shakyamuni fu illuminato, "l'essenza" della Buddità. Egli scrisse: «Le pratiche di Shakyamuni e le virtù che ne derivarono sono tutte contenute nei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo» (Il vero oggetto di culto, SND, 1, 232).
Il contributo di Nichiren fu inoltre quello di iscrivere il Gohonzon, l'Oggetto di culto, un limpido specchio che riflette perfettamente lo stato di Buddità inerente alla vita, per mettere in grado tutte le persone, in qualsiasi situazione o di qualsiasi talento, di far emergere e manifestare questa preziosa natura. Recitando Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon richiamiamo questo potenziale, armonizzando la nostra vita con la natura di Budda che esso riflette.

NICHIREN DAISHONIN
Zennichimaro (1222-1282) nacque in una famiglia di pescatori. A sedici anni, poco dopo essere ordinato prete, prese il nome di Rencho e poi, nel 1253 quello di Nichiren (Sole-Loto), quando per la prima volta dichiarò che la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo era il mezzo per rivelare l'Illuminazione. Il termine "Daishonin" è un titolo onorifico che significa "grande saggio". Nichiren Daishonin è considerato dai suoi seguaci il Budda originale dell'Ultimo giorno della Legge (che ha inizio duemila anni dopo la morte di Shakyamuni).
La sua biografia narra di un lunghissimo periodo dedicato all'approfondimento religioso: a dodici anni, spinto dal desiderio di scoprire l'insegnamento corretto per la sua epoca, impara il cinese e studia le dottrine delle scuole Tendai e Shingon decidendo di diventare «l'uomo più saggio del Giappone». Alla fine di un lungo periodo di ricerca delle radici profonde del Buddismo Nichiren conclude che il Sutra del Loto rappresenta la più alta e autorevole affermazione della verità buddista, mentre tutti gli altri sutra sono insegnamenti strumentali o introduttivi a esso (cfr. B. Watson, in P. B. Yamplolsky, Letters of Nichiren, Columbia University Press, New York, 1996, p. 8).
Il 28 aprile del 1253 rende pubbliche le sue conclusioni: davanti al suo maestro e agli altri preti dichiara la supremazia del Sutra del Loto e recita Nam-myoho-renge-kyo, affermando che la recitazione di questo mantra è il mezzo più diretto per ottenere l'Illuminazione.
Nichiren non è il primo tra i successori di Shakyamuni a sostenere la supremazia del Sutra del Loto. Suoi illustri predecessori sono, tra gli altri, il filosofo indiano Nagarjuna e soprattutto il prete cinese Chih-i, più noto come Gran maestro T'ien-t'ai le cui opere, assieme ai sutra originali di Shakyamuni, costituiscono la base teorica principale dell'insegnamento del Daishonin.
Ma la natura rivoluzionaria dell'insegnamento di Nichiren sta nell'offrire a tutte le persone la possibilità concreta di raggiungere la sua stessa condizione illuminata, uno stato vitale di felicità assoluta, non influenzata dal mutamento delle circostanze esterne.

I DIECI MONDI E IL LORO MUTUO POSSESSO
Riguardano il nostro stato vitale, la gioia o la sofferenza che sperimentiamo in ogni momento. Fu T'ien-t'ai, studioso buddista cinese del IV secolo, che sviluppò un sistema per classificare tutte le esperienze umane in dieci stati, o "mondi", basandosi sulle sue letture del Sutra del Loto. La teoria dei dieci mondi venne in seguito adottata ed elaborata da Nichiren per spiegare la condizione interna dell'individuo e come questa influenza il modo di recepire e interpretare la realtà, le decisioni e le azioni future.

1 Inferno sofferenza, angoscia, disperazione
2 Avidità insoddisfazione continua, ingordigia
3 Animalità paura, ansia, stupidità
4 Collera aggressività, esercizio del potere sugli altri, odio
5 Umanità tranquillità, ragionamento sereno
6 Estasi gioia, felicità provocata da un evento esterno
7 Studio applicazione della conoscenza per migliorarsi
8 Illuminazione parziale intuizione, percezione della natura dei fenomeni
9 Bodhisattva compassione, desiderio di alleviare sofferenze altrui
10 Buddità gioia, assoluta libertà, unità con la forza vitale dell'universo

In ognuno di questi mondi la realtà viene percepita in funzione di quella particolare condizione vitale. Per esempio, se ci si trova in una condizione di sofferenza, per poter provare di nuovo speranza, fiducia e allegria è fondamentalecambiare condizione vitale. Questo passaggio in realtà è possibile: la condizione vitale in cui ci si trova può cambiare in ogni momento. Ciò viene spiegato dalla teoria del mutuo possesso dei dieci mondi, secondo la quale ciascun mondo contiene in sé gli altri nove: anche se uno predomina in un certo momento, gli altri sono sempre presenti, e ognuno potrebbe predominare nel momento successivo.
L'importante, dal punto di vista del Buddismo, è stabilizzare il più possibile la propria vita sullo stato vitale di Buddità attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. In questo modo, anche se gli altri mondi non potranno mai sparire, potranno essere "illuminati" e non provocare dolore bensì gioia. Come dice il Daishonin, le sofferenze e i desideri terreni, o i nove mondi, diventano "legna da ardere" per l'Illuminazione.
Il Sutra del Loto espone il mutuo possesso dei dieci mondi principalmente per rivelare che il mondo di Umanità contiene quello di Buddità, cioè per rivelare che le persone comuni possono manifestare la propria Buddità così come sono, senza dover rinascere in un'altra forma o in un'altra terra.

IL GOHONZON
«Io, Nichiren, ho scritto questo Gohonzon in sumi, trasfondendovi la mia anima, perciò credi in esso» (Risposta a Kyo'o, SND, 4, 150). Dopo aver ottenuto l'Illuminazione, nello stato di Budda, Nichiren Daishonin ha iscritto la sua vita con l'inchiostro cinese. Il Gohonzon è la rappresentazione grafica della vita che manifesta la sua più alta potenzialità. Mandala, il termine che usa Nichiren per riferirsi al Gohonzon, in sanscrito vuol dire appunto "perfettamente dotato". Il Gohonzon è quindi la realtà della vita nello stato di Buddità, o più semplicemente la vita di Nichiren Daishonin. Contiene tutte le caratteristiche e le funzioni che noi stessi possediamo, ma tutte sono ordinate, anzi illuminate dalla Buddità, sono tutte in perfetta armonia con la Legge mistica, la Legge universale della vita. Possiamo dire che il Daishonin si è illuminato a questa Legge universale e ha concretizzato questa perfetta fusione tra la Persona e la Legge (o, se vogliamo, tra la realtà oggettiva e saggezza soggettiva) in un mandala. Al centro dell'Oggetto di culto infatti appare la scritta "Nam-myoho-renge-kyo Nichiren".
Nel Gohonzon egli trasfuse tutta la sua forza, la sua convinzione, la sua determinazione: «Si dice che il leone, re degli animali, avanzi di tre passi, poi si raccolga su se stesso per saltare sprigionando la stessa potenza nel catturare una piccola formica o nell'attaccare un animale feroce. Nell'iscrivere questo Gohonzon per la sua protezione, Nichiren è uguale al re leone. Questo è ciò che intende il sutra con "la forza di un leone all'attacco"» (Ibidem, 149).
Attraverso il nostro contatto quotidiano con la vita illuminata di Nichiren, grazie all'incessante relazione con la Buddità espressa nel Gohonzon, la nostra tendenza vitale dominante si stabilizza pian piano sul mondo di Budda. È proprio come un ago che avvicinato a una calamita si magnetizza o, per usare un esempio caro al Daishonin, come il rovo che, crescendo in un campo di canapa, "impara" a crescere diritto.
Il Gohonzon da un lato è un oggetto, e quindi fuori di noi, ma rappresenta qualcosa che ognuno, in maniera più o meno manifesta e consapevole, possiede nel proprio intimo. Ed è questa preziosa gemma, la vita del Budda, a essere il nostro vero Oggetto di culto. Ottenendo la Buddità non riceviamo qualcosa dall'esterno ma risvegliamo una condizione che dormiva dentro di noi, proprio come leggendo un racconto allegro risvegliamo la gioia o leggendo una lettera della persona amata ci si infiamma il cuore. Chiarisce difatti Nichiren: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo» (Il vero aspetto del Gohonzon, Ibidem, 203-4).

di Lodovico Prola - Buddismo e Società n.109 - marzo aprile 2005
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