Maestra è la Legge

Shakyamuni scelse come propria maestra l'eterna Legge a cui si era illuminato, convertendo le persone attraverso il suo comportamento. Questa Legge è la vita universale a cui tutti i Budda si illuminano. Nichiren l'ha chiamata Nam-myoho-renge-kyo

Il termine "Budda", da cui nacque l'espressione "diventare Budda" (jo-butsu), si riferiva innanzitutto alla persona di Shakyamuni.
"Budda" significa "risvegliato" e questo termine deriva dallo sbocciare dei fiori. A quell'epoca questo appellativo veniva attribuito a numerose persone, in quanto risvegliate a qualche verità, ma nel corso del tempo la denominazione di Budda si è mantenuta solo per Shakyamuni.
Si pensa che ciò fosse dovuto al potere di ispirare le persone dal punto di vista umano e religioso di cui Shakyamuni era dotato, di gran lunga superiore a qualsiasi altro risvegliato. Inoltre possiamo presumere che, a fare la differenza, fosse la profondità della Legge alla quale si era illuminato.
Shakyamuni non predicava il suo insegnamento con le parole, che fungevano semplicemente da catalizzatore, ma illuminava le persone attraverso la forza della sua personalità, in grado di ispirare le persone, di cambiare la loro vita, di avvicinarle al Buddismo. Ecco alcuni esempi.
«Dopo aver conseguito l'Illuminazione sotto l'albero della bodhi - è scritto nella Saggezza del Sutra del Loto - Shakyamuni rivolse il suo primo sermone ai cinque asceti con cui aveva precedentemente praticato le austerità. Tradizionalmente questo episodio viene chiamato la "prima messa in moto della ruota della Legge".

I cinque asceti avevano criticato Shakyamuni quando questi aveva abbandonato le pratiche austere, ma quando lo videro dopo l'Illuminazione rimasero tanto colpiti dallo splendore che emanava dalla sua persona che divennero subito suoi seguaci.
Le prime parole pronunciate da Shakyamuni in quell'occasione furono: "Ho conseguito l'immortalità". Con questo voleva descrivere di aver percepito l'immensa ed eterna forza vitale dell'universo pulsare nel suo cuore, la grande energia dell'eterno Tathagata sgorgare dal profondo del suo essere. I cinque asceti furono toccati dal sublime stato vitale dell'uomo Shakyamuni tanto da decidere di abbracciare la via del Buddismo. Attraverso la sua persona percepirono la Legge eterna. Solo durante l'esistenza di Shakyamuni fu possibile per i suoi discepoli avere uno scambio personale con il loro maestro.
Anche un'altra persona fu talmente colpita da Shakyamuni da trasformare la propria vita. Si tratta del famoso bandito Angulimala. Gli fu dato questo nome per via della sua eccezionale malvagità. Anguli significa dito e mala collana. Pare che si fosse costruito una collana con le dita di tutte le persone che aveva ucciso. Si dice che bastarono tre parole di Shakyamuni, "vieni con me", per provocare un cambiamento nel suo cuore e convertirlo» (La saggezza del Sutra del Loto, Mondadori, vol. 3, pp. 68-69).
Questa formidabile capacità di Shakyamuni di ispirare le persone sul piano religioso lo rese un vero "maestro" in grado di stimolare lo spirito di ricerca delle persone affinché potessero manifestare pienamente la loro vera natura di esseri umani. Ciò rende Shakyamuni una figura del tutto diversa da quella di un Dio perfetto e irraggiungibile, e fare chiarezza su questa differenza è importante per inquadrare correttamente il significato di "diventare Budda".


Chi è il Budda eterno

Nel sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita del Tathagata, viene spiegata la vera identità del Budda Shakyamuni: il Budda eterno che è una sola cosa con la Legge eterna. «Shakyamuni - scrive Ikeda - concretizzò nella sua vita l'identità con la Legge eterna. Comprese di essere l'incarnazione dell'eterna Legge mistica e del Budda che lotta eternamente per la felicità degli esseri viventi. È questo il Budda che ottenne l'Illuminazione nel remoto passato di cui si parla nel capitolo Durata della vita» (MDG, 1, 269-270).
L'Illuminazione del Budda consiste nel riuscire a percepire la Legge eterna e, quando ciò accade, la Legge si manifesta concretamente nella sua esistenza e nelle sue azioni. Cioè la Legge diventa maestra di vita. Shakyamuni visse scegliendo come propria maestra "l'eterna Legge" a cui si era illuminato e la concretizzò nella sua vita. Utilizzò vari tipi di insegnamento adatti alle diverse capacità dei suoi interlocutori - i cosiddetti ottantaquattromila insegnamenti - ma il suo scopo, nell'istruire e convertire gli esseri viventi, era quello di trasmettere e far sperimentare la Legge eterna che aveva scelto come maestra.
Nella Saggezza del Sutra del Loto Ikeda afferma che i discepoli poterono avvicinarsi alla Legge eterna grazie al diretto contatto con Shakyamuni, perché quella che lui trasmetteva non era una legge astratta bensì una condizione vitale immensa, il cosiddetto "Budda eterno" incarnato dall'uomo Shakyamuni.
Il Budda eterno è l'espressione vitale individuale della Legge eterna, è la Legge espressa nella forma di un singolo essere, e si esprime attraverso le caratteristiche individuali. Chi ha come asse della sua vita la Legge eterna è il Budda eterno e manifesta la Legge in modo visibile nel comportamento.


La Legge eterna dopo la scomparsa di Shakyamuni

Ma dopo la scomparsa di Shakyamuni come si può incontrare la Legge eterna?
E chi si deve adottare come maestro?
Per rispondere a tutto ciò viene predicato il Sutra del Loto.
Shakyamuni qui spiega il significato dei suoi vari insegnamenti chiarendo che in realtà furono tutti utilizzati come "espedienti" per trasmettere alle persone che il maestro fondamentale è "la Legge eterna che è una cosa sola con il Budda eterno" (nel secondo capitolo, Espedienti, e in altri capitoli).
Afferma inoltre che il profondo intento del Budda è espresso nella frase «nyo ga o mu i» (uguali a me, senza alcuna distinzione tra noi); consiste cioè nel voto di permettere a tutte le persone di diventare Budda esattamente come lui (nel secondo capitolo, Espedienti, e in altri capitoli).
Evidenziando il conseguimento della Buddità per le persone dei due veicoli, per i malvagi e per le donne, rivela la possibilità dell'Illuminazione di tutte le persone (nell'insegnamento teorico o transitorio in generale, cioè nei primi quattordici capitoli).
Shakyamuni demolisce poi l'idea di aver conseguito la Buddità per la prima volta nella sua esistenza presente, spiegando che questa è la sua identità provvisoria e rivelando la sua vera identità di Budda eterno che ottenne l'Illuminazione originale in un passato infinitamente remoto e che, da allora, ha continuato a esporre la Legge alle persone (nel capitolo Durata della vita).
Allo scopo di condurre all'Illuminazione tutti gli esseri - che è il suo voto e profondo desiderio - Shakyamuni affida ai Bodhisattva della Terra la propagazione del Sutra del Loto dopo la sua morte. Questo è anche il grande voto di kosen-rufu, la sua volontà e il suo testamento. Ciò attesta che anche i Bodhisattva della Terra considerano "la Legge eterna che è una cosa sola con il Budda eterno" come loro maestra esattamente come fece Shakyamuni (nel capitolo Emergere dalla terra e nel capitolo Poteri sovrannaturali).
In tutto il sutra, quando vengono esposti gli insegnamenti buddisti fondamentali si tengono cerimonie di dimensioni grandiose e incommensurabili come l'universo. Esse intendono dare la reale sensazione dell'immensità e della dignità del Budda così come della Legge da lui esposta, e vogliono sottolineare il fatto che gli esseri umani dovrebbero essere considerati su una scala vasta come l'universo (nei capitoli Introduzione, L'apparizione della Torre preziosa, Emergere dalla terra, Durata della vita e Poteri sovrannaturali).
Scrive Ikeda: «In primo luogo, lo scopo di Shakyamuni nell'esporre i suoi insegnamenti era quello di aprire gli occhi di tutte le persone all'"eterna Legge" alla quale si era illuminato. Inoltre, dopo la sua scomparsa, i discepoli avrebbero dovuto prendere questa Legge come loro maestra.
Quando Ananda, che aveva servito costantemente il Budda, gli chiese su cosa avrebbero dovuto basare la loro pratica dopo la sua scomparsa, Shakyamuni rispose: "Ananda, fai di te un'isola e dipendi da te stesso. Senza dipendere da altri, fai della Legge un'isola e il tuo fondamento". Questo comandamento di basarsi su se stessi è parafrasato anche come "Dipendi da te stesso, dipendi dalla Legge", o come "illumina la torcia del sé, illumina la torcia della Legge".
La cosa più importante è la relazione tra la Legge e il Budda. Legge ha diversi significati, fra cui quello di insegnamento, ma in definitiva per Legge o Dharma Shakyamuni intende la vita del Budda eterno. Possiamo pensare alla Legge come alla proprietà della Legge, o corpo del Dharma, del Budda eterno. Potrebbe sembrare azzardato, ma il risveglio di Shakyamuni all'eterna Legge può essere considerato la sua percezione dell'eterno Budda dentro di sé.
Dalla prospettiva del Sutra del Loto, la direttiva "dipendete dalla Legge" equivale a "fate del Budda eterno il vostro maestro", così come fece lo stesso Shakyamuni.
In effetti egli intendeva dire: "Diventa padrone della tua mente". Per noi questo significa dedicarsi totalmente alla fede: dipendere da un io che si dedica alla fede per tutta la vita. Ci sono vari modi diguardare la relazione tra la Persona e la Legge. Nichiren dice: "Se pensi che la Legge sia al di fuori di te stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento imperfetto" (SND, 4, 4). La "Legge" potrebbe sembrare qualcosa di lontano dalla nostra esistenza quotidiana, ma in realtà non esiste separata dalla nostra vita» (La saggezza del Sutra del Loto, Mondadori, vol. 3, pp. 64-65).
Quindi "dipendi da te stesso" non vuol dire dipendere dal proprio io narcisista, concentrato su se stesso, egoista, ma significa "dipendi dall'eterno Budda inerente alla tua vita" cioè dal sé che si è risvegliato alla verità di essere un tutt'uno con il Budda eterno, la Legge eterna, un sé che migliora sempre e trasforma la stessa vita.
Quando il sé diventa un tutt'uno con la Legge mistica, diventa un sé nobile e maestoso.


«Chi vede la Legge vede me, chi vede me vede la Legge»

Scrive ancora Ikeda: «Fondamentalmente, la Legge e la Persona (il Budda) sono inseparabili. Tathagata, un altro nome per il Budda, letteralmente significa "venuto dal mondo della verità", indicando la vera Legge che si manifesta nella realtà di ogni giorno. [...] Durante una predicazione Shakyamuni disse: "Chi vede la Legge vede me, chi vede me vede la Legge". Questo significa che chi percepisce la Legge dentro di sé può incontrare Shakyamuni; incontrare Shakyamuni vuol dire comprendere la Legge. "Me" di "chi vede me" è il Budda eterno che è una sola cosa con la Legge eterna. [...]
L'unità della Legge eterna e del Budda eterno alla quale Shakyamuni si illuminò è la vita eterna alla quale tutti i Budda si illuminano. Proprio come Shakyamuni, tutti i Budda di passato, presente e futuro si illuminano prendendo come maestro il Budda del tempo senza inizio. È il Budda di gioia illimitata, il Budda di assoluta libertà del tempo senza inizio. Secondo la formulazione di Nichiren, questo maestro può essere chiamato il Tathagata di Nam-myoho-renge-kyo. Toda diceva: "La vita di Nichiren Daishonin e le nostre vite non hanno inizio né fine. È questo che si intende con il tempo senza inizio. L'universo stesso è una grande entità di vita". L'universo esiste dal tempo senza inizio come entità di suprema compassione. Abbracciando questa grande entità di vita come suo maestro, Shakyamuni si illuminò come essere umano e comprese che tutti i Budda di ogni tempo ottengono la Buddità attraverso questo "Budda eterno" che incarna la non dualità di Persona e Legge» (La saggezza del Sutra del Loto, Mondadori, vol. 3, pp. 66-67).
In questo modo la maestra di Shakyamuni è l'eterna entità universale senza inizio né fine, che è la maestra di tutti i Budda. Inoltre, come affermava il presidente Toda, questa eterna entità universale senza inizio né fine è anche l'aspetto originale delle nostre vite. Tutto questo Nichiren Daishonin lo ha espresso con Nam-myoho-renge-kyo.
Il Daishonin ha definito questa eterna entità universale dal punto di vista della Legge ichinen sanzen e dal punto di vista della persona "Budda di assoluta libertà".
Ichinen sanzen, "tremila regni in un singolo istante di vita", significa che l'ichinen della nostra vita e quello dell'universo sono indivisibili e sono un'entità mistica inseparabile. Questa espressione viene utilizzata per indicare Nam-myoho-renge-kyo dal punto di vista della Legge.
"Budda di assoluta libertà" significa essere il corpo che riceve e utilizza la forza del beneficio della Legge. Questa espressione viene utilizzata per indicare dal punto di vista della persona Nam-myoho-renge-kyo. Nella citazione del presidente Ikeda abbiamo trovato l'espressione "Budda di assoluta libertà del tempo senza inizio", che indica la caratteristica originaria e infinita dell'eterna entità universale e viene utilizzata per indicare l'eternità.
Poiché risvegliarsi a questa eterna entità significa ottenere l'Illuminazione, il Daishonin afferma che Nam-myoho-renge-kyo è il seme per ottenere l'Illuminazione e lo chiama "seme della Buddità".
Inoltre poiché il seme della Buddità è il potenziale innato per ottenere l'Illuminazione, viene detto "natura di Budda".
Nam-myoho-renge-kyo quindi è la Legge, la Persona, il seme della Buddità e la natura di Budda. Non è un semplice nome o una formula magica, ma è la causa dell'ottenimento della Buddità sperimentata dal Daishonin stesso su di sé, ed è anche l'effetto della condizione vitale di Buddità.
Nam-myoho-renge-kyo è il nome che racchiude l'intero universo, indica che la vita è grande come l'universo e che il sé è un tutt'uno con l'universo. Tutto ciò che ci permette di ottenere l'Illuminazione è compreso in Nam-myoho-renge-kyo.

Buddismo e Società n.126 - gennaio febbraio 2008
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