Il Gohonzon

Perché è così importante

Nichiren Daishonin iniziò a iscrivere dei Gohonzon per i suoi discepoli solo dopo aver superato la persecuzione di Tatsunokuchi, e considerava i suoi insegnamenti precedenti a quella data come preparatori, alla stregua dei sutra predicati da Shakyamuni prima del Sutra del Loto. Fino ad allora aveva insegnato l'invocazione del titolo, o Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo, ma non aveva rivelato mai l'Oggetto di culto delle tre grandi Leggi segrete. «Ma la notte del dodicesimo giorno del nono mese dell'ottavo anno di Bun'ei (1271) - scrive in Lettera a Misawa - rischiai di essere decapitato a Tatsunokuchi; da quel momento ho avuto pietà dei miei seguaci pensando che non avevo ancora rivelato questo vero insegnamento a nessuno di loro e, dalla provincia di Sado, ho segretamente comunicato il mio insegnamento ai discepoli» (RSND, 1, 795).
A Tatsunokuchi il Daishonin aveva rivelato, da persona comune, la sua vera identità di Budda originale la cui vita è tutt'uno con la Legge mistica. «Sono sopravvissuto anche alla persecuzione di Tatsunokuchi» scrive in quei giorni (GZ, 843). È la dichiarazione di vittoria di chi ha trionfato nella battaglia decisiva contro l'oscurità fondamentale, rappresentata dalla natura demoniaca del potere e dalla paura della morte. Non si trattava solo di una vittoria personale: dopo Tatsunokuchi, il Daishonin fu in grado di trasmettere alle generazioni future la chiave per accedere alla saggezza suprema capace di vincere sull'oscurità fondamentale, come aveva fatto lui. Questa chiave è il Gohonzon.
Scrive Daisaku Ikeda: «Sul luogo dell'esecuzione a Tatsunokuchi Nichiren Daishonin dimostrò la grandezza dell'essere umano e, grazie a questo, riuscì a materializzare in forma concreta la Legge fondamentale che permette a tutte le persone di realizzare questo supremo potenziale rimanendo esseri umani. Il Gohonzon, che consente a tutti di ottenere l'Illuminazione, è la manifestazione essenziale del voto del Daishonin per la salvezza di tutte le persone» (MDG, 1, 285).

Il Gohonzon è un mandala nel quale Nichiren ha espresso in forma grafica - in ideogrammi antichi cinesi e giapponesi e parole sanscrite - la sua Illuminazione, offrendo così uno specchio limpido tramite il quale tutte le persone dell'Ultimo giorno potessero conseguire la sua stessa condizione vitale. Esso rappresenta l'apparizione della Torre preziosa descritta nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto, che simboleggia l'incomparabile dignità della vita alla quale il Budda si è risvegliato.
Go è un prefisso onorifico, mentre negli ideogrammi che compongono honzon è contenuto il significato di "radice", "origine", "fondamento". Inoltre zon significa "rispettare" (cfr. Buddismo e società, n. 112, p. 23). Al centro del Gohonzon c'è scritto "Nam-myoho-renge-kyo Nichiren", a indicare che il Daishonin considerava il Gohonzon come la sua stessa vita: «Io Nichiren ho iscritto la mia vita in inchiostro di sumi, perciò credi in esso con tutto il tuo cuore. Il volere del Budda è il Sutra del Loto, ma l'anima di Nichiren non è altro che Nam-myoho-renge-kyo» (Risposta a Kyo'o, RSND, 1, 365; cfr. SND, 4, 150).
Nam-myoho-renge-kyo è il nome della Legge, ma anche del Budda la cui vita è una sola cosa con la Legge eterna. Questa Legge è la sorgente originaria di tutti i Budda: «Io faccio di questa Legge, che è l'origine di tutti i fenomeni, l'Oggetto di culto» scrive il Daishonin (GZ, 366).

La relazione che creiamo con il Gohonzon è fondamentale e si riflette in ogni aspetto della nostra vita. Tutto dipende da quanto valore attribuiamo a questa pergamena, quale centralità - anche materiale - quale rispetto le dedichiamo. Il Gohonzon è l'unica causa esterna che ci permette di manifestare la nostra Buddità. Ma tutto dipende dalla nostra fede. Con una forte fede la nostra vita si collega al Gohonzon, e quando il Gohonzon dentro di noi viene attivato, istantaneamente siamo pervasi da una luce di speranza e sentiamo scaturire una grande forza.
Scrive Daisaku Ikeda: «Il Daishonin rivelò il Gohonzon affinché le persone diventassero consapevoli di questa forza vitale illimitata. Usando il Gohonzon come uno specchio dovremmo sviluppare fiducia nell'esistenza di questo potere nella nostra vita, in quella dei nostri amici e di tutte le persone. Credere nel Gohonzon significa credere che il vero potenziale di tutte le persone è la vita del Budda di gioia illimitata» (MDG, 1, 284).

L'Illuminazione deriva da un voto. Fin dall'età di dodici anni Nichiren Daishonin aveva determinato di diventare l'uomo più saggio del Giappone per poter salvare i genitori e tutte le persone dalle sofferenze di nascita e morte. A sedici anni, come effetto delle sue ardenti preghiere, ricevette "un gioiello di saggezza splendente come la stella del mattino", che sta a indicare la sua Illuminazione. Da quel momento trascorse sedici anni studiando a fondo tutte le dottrine delle scuole buddiste finché, il 28 aprile del 1253, proclamò la Legge fondamentale di Nam-myoho-renge-kyo, giurando di non retrocedere mai nel propagarla, "qualunque cosa accada".
Quasi vent'anni dopo, perseverando con spirito indomito contro tempeste di ostacoli e avversità sempre più grandi, da Sado ribadiva la sua promessa incrollabile: «Questo io affermo. Che gli dèi mi abbandonino, che tutte le persecuzioni mi assalgano, io continuerò a dare la mia vita per la Legge!»(L'apertura degli occhi, RSND, 1, 253-4; SND, 1, 194-5). E poi: «Qui io faccio un grande voto. Anche se mi offrissero il governo del Giappone a patto che abbandoni il Sutra del Loto [...], anche se minacciassero di decapitare mio padre e mia madre [...], a meno che uomini saggi non provino che i miei insegnamenti sono falsi io non accetterò mai le pratiche delle altre sette! Tutti gli altri problemi per me non sono più che polvere al vento. Io sarò il pilastro del Giappone. Io sarò gli occhi del Giappone. Io sarò il grande vascello del Giappone. Questo è il mio voto, e non lo romperò mai!» (Ibidem).

Il Gohonzon è il vessillo di kosen-rufu. Scrive Daisaku Ikeda: «Kosen-rufu inizia sempre da individui coraggiosi che decidono autonomamente di agire. Si può dire che la storia del Buddismo ebbe inizio quando il Budda Shakyamuni si alzò da solo, dopo essersi risvegliato al supremo stato di vita che esiste in tutti gli esseri umani. E che la propagazione dell'insegnamento corretto nell'eterno futuro [...] prese avvio quando Nichiren, il Budda dell'Ultimo giorno, si alzò da solo con la potente decisione di affrontare qualunque difficoltà allo scopo di insegnare alle persone di quest'epoca impura a vivere basandosi sul supremo stato vitale della Buddità» (L'apertura degli occhi. Lezioni sugli scritti di Nichiren Daishonin, Esperia, p. 207).
Nel Gohonzon è iscritta la promessa di Nichiren Daishonin per la propagazione della Legge nell'infinito futuro, il suo solenne impegno a realizzare la profezia contenuta nel Sutra del Loto di «rendere tutte le persone uguali a me, senza alcuna distinzione tra noi» (SDL, 45). Al tempo stesso, esso è il vibrante appello rivolto ai discepoli delle generazioni future affinché si alzino con coraggio per proteggere e diffondere la Legge con la sua stessa determinazione. Senza questo voto non c'è Illuminazione. Una pratica legata solo al beneficio personale inevitabilmente arriva a un punto morto. Al contrario, condividere l'obiettivo del Budda è la forza motrice che ci permette di manifestare in maniera illimitata il nostro potenziale, trasformando le nostre debolezze e superando con coraggio qualsiasi difficoltà. «La Buddità - scrive Daisaku Ikeda - si manifesta nella vita degli individui di forte fede che fanno proprio il voto del Budda e dedicano la loro vita a realizzarlo». In qualunque epoca e in qualunque luogo, kosen-rufu inizia sempre dallo spirito di alzarsi da soli. Fin quando siamo animati da questo spirito possiamo attivare illimitatamente il potere della Legge mistica dentro di noi. Allora non esiste karma o difficoltà che ci possa fermare» (L'apertura degli occhi, cit. p. 217).

di Alessandra Fornasiero - Buddismo e Società n. 133 - marzo aprile 2009
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