Nel Gosho

Brani scelti dai Gosho di Nichiren Daishonin

Sulle preghiere

[...] Perciò la preghiera del seguace del Sutra del Loto [otterrà risposta] come l'eco risponde al suono, come l'ombra accompagna il corpo, come la luna si riflette sull'acqua limpida, come lo specchio raccoglie la rugiada, come la magnetite attira il ferro, come l'ambra attrae la polvere, come lo specchio terso riflette il colore delle cose.
[...] Può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, ma non accadrà mai che la preghiera di un devoto del Sutra del Loto rimanga senza risposta. Se i bodhisattva, gli uomini e gli esseri celesti, gli otto tipi di esseri inferiori, i due santi, le due divinità e le dieci figlie del demone mancassero di proteggerlo anche in un caso su mille, sarebbero colpevoli di essersi presi gioco di Shakyamuni e di tutti gli altri Budda e di aver ingannato tutti gli esseri dei nove mondi.
Perfino un devoto del sutra che sia incapace, che manchi di saggezza, che abbia un corpo impuro o che non osservi i precetti, sarà sicuramente protetto finché recita Nam-myoho-renge-kyo. Non gettar via l'oro solo perché la borsa che lo contiene è sporca; se gli alberi di eranda fossero detestati per il loro lezzo, non ci sarebbe il legno di sandalo. Chi evita lo stagno in fondo alla valle perché è melmoso, non può cogliere i fiori di loto. Se [coloro che promisero di proteggerli] respingessero i praticanti del Sutra del Loto, tradirebbero la promessa fatta.
Chi riceve un favore da un corvo bianco, deve restituirlo a un corvo nero. I debiti di gratitudine verso il prete santo devono essere ripagati a un prete comune. Se preghi con tutto il cuore che ti siano concessi subito dei benefici, come possono le tue preghiere rimanere senza risposta?

Il Daimoku del Sutra del Loto
«Come è possibile evitare i cattivi sentieri dell'esistenza semplicemente recitando Nam-myoho-renge-kyo con fede, pur senza comprenderne il significato?». [...] Anche se uno manca di conoscenza, finché recita Nam-myoho-renge-kyo eviterà i cattivi sentieri. È come il fiore del loto che si volge al sole pur non avendo una mente che lo guidi, o come il platano che cresce grazie al rumore del tuono benché non abbia orecchie per udirlo. [...] Quando recitiamo il Daimoku del sutra del Loto dobbiamo sentire che è una gioia più grande di quella di un uomo cieco dalla nascita che, aprendo gli occhi, veda per la prima volta suo padre e sua madre, e una cosa ancor più straordinaria di un uomo che, catturato da un potente nemico, venga rilasciato e possa rivedere la moglie e i figli. [...] Abbracciare, leggere, recitare, proteggere e trarre gioia da tutti gli otto volumi e ventotto capitoli del sutra del Loto, è la pratica estesa. Abbracciare e proteggere i capitoli Hoben e Juryo, è la pratica abbreviata. Recitare semplicemente quattro versi o il solo Daimoku e proteggere chi li recita, è la pratica essenziale. Perciò, tra la pratica estesa, la pratica abbreviata e quella essenziale,il Daimoku rientra nella pratica essenziale.

L'entità della Legge mistica
Domanda: Il Gran maestro T'ien-t'ai ha spiegato che il termine Myoho-renge viene usato in due modi, uno come entità, l'altro come metafora. Cosa sono questi due tipi di renge (o loto)?
Risposta: Il loto simbolico è spiegato dettagliatamente nelle tre metafore del fiore di loto che avvolge i semi, del fiore di loto che si schiude per rivelare i semi e del fiore di loto che cade mentre i semi maturano, così dovremmo fare riferimento a esse. Il loto come entità è spiegato così nel settimo volume dell'Hokke gengi: «Il fiore di loto non è un simbolo; è il vero nome dell'entità. Per esempio, all'inizio del kalpa della stabilità, le varie cose del mondo non avevano nomi. Il saggio osservando i principi che le governavano coniò i nomi corrispondenti». Egli scrive inoltre «Qui il termine renge non è un simbolo, è l'insegnamento del Sutra del Loto. Tale insegnamento è puro e incorrotto e spiega minutamente la Legge di causa ed effetto. Perciò gli è stato dato il nome di renge o fiore di loto. Questo nome designa l'entità percepita nella meditazione sul Sutra del Loto, non è una metafora».
Scrive inoltre il Gran maestro T'ien-t'ai: «Domanda: il termine renge indica l'essenza della meditazione sul Sutra del Loto? O indica invece la comune pianta di loto? Risposta: in realtà è l'essenza del Sutra del Loto. Ma poiché il Sutra del Loto è difficile da comprendere, si ricorre alla metafora della pianta del loto».

Buddismo e Società n.114 - gennaio febbraio 2006
stampa la pagina

Commenti