L'unica grande ragione

Non si tratta di teorie sottili e difficili da comprendere: ogni volta che recitiamo Daimoku stiamo vivendo il vero e unico motivo per cui i Budda appaiono nel mondo, e lo manifestiamo nell'impegno di far avanzare il movimento di kosen-rufu, perché la propagazione di Nam-myoho-renge-kyo è il modo più veloce per risvegliarci alla nostra natura originaria

Quando si parla del perché pratichiamo si affronta uno degli interrogativi che stanno alla base della vita dell'essere umano: chi siamo? Qual è la grande ragione per cui siamo al mondo?
Non è quindi argomento facile. In un brano del Sutra del Loto si legge: «I Budda, gli Onorati dal Mondo, desiderano aprire la porta della saggezza del Budda a tutti gli esseri viventi, per consentire loro di ottenere la purezza; per questa ragione appaiono nel mondo. Essi desiderano mostrare la saggezza del Budda agli esseri viventi; per questa ragione appaiono nel mondo. Essi desiderano risvegliare gli esseri viventi alla saggezza del Budda; per questa ragione appaiono nel mondo. Essi desiderano indurre gli esseri viventi a imboccare il sentiero della saggezza del Budda; per questa ragione appaiono nel mondo. Shariputra, questa è l'unica grande ragione per cui i Budda appaiono nel mondo» (SDL, 39).
In giapponese "unica grande ragione" si scrive con gli ideogrammi ichidaiji innen e, come spesso succede, ogni ideogramma ha molti significati.
In uno di questi, gli ideogrammi che formano la parola ichi-dai-ji fanno riferimento a un "avvenimento" (ji), che per la sua profonda unicità viene definito "uno" (ichi), per la sua grandezza e importanza viene definito "grande" (dai).
Ma cosa si intende qui con "unico grande avvenimento"?
In riferimento alla vita di Shakyamuni, Nichiren Daishonin afferma che questo unico grande avvenimento è rappresentato dalla Cerimonia nell'aria dove il Budda rivela il messaggio profondo celato nel Sutra del Loto: ogni essere umano è originariamente un Budda e può conseguire la Buddità nella propria forma presente o esistenza.
Anche se ho sentito parlare tante volte dell'essere Budda così come sono, non sempre, o per meglio dire quasi mai, questa verità ha avuto la forza di cambiare realmente la direzione della mia vita. In un certo senso è come se quest'affermazione fosse vera per me solo nella teoria, ma non nella realtà.

L'unico grande avvenimento è recitare Daimoku

Mi capita spesso di pensare alla Cerimonia nell'aria, a questo grande avvenimento, come a qualcosa di lontano nel tempo e nello spazio, sicuramente distante dalla mia vita e quindi di fare fatica a comprenderne il significato nell'esistenza di una persona comune come me.
Il presidente Ikeda ci aiuta a capire che in realtà questa cerimonia è qualcosa che ci riguarda da vicino: «Il Sutra del Loto descrive un'assemblea che, metaforicamente, ha luogo a un livello più profondo della vita e che abbraccia l'intero universo. [...] Quando sediamo davanti al Gohonzon anche noi diveniamo parte di quell'assemblea» (NR, 414, 3).
Quando ci sediamo di fronte al Gohonzon e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, a un livello profondo stiamo quindi vivendo il grande avvenimento della Cerimonia nell'aria.
Il Daimoku ha la forza di richiamare la natura di Budda presente in tutto l'universo e in ogni momento possiamo risvegliarci alla Buddità che esiste da sempre dentro la nostra vita. Da un certo punto di vista possiamo dire che Nam-myoho-renge-kyo racchiude al suo interno l'unica grande ragione che il Sutra del Loto, in riferimento alla vita del Budda Shakyamuni, descrive in quattro processi:

aprire la porta della saggezza del Budda,
mostrare la saggezza del Budda
agli esseri viventi,
risvegliare gli esseri viventi
alla saggezza del Budda,
far entrare gli esseri viventi
nel sentiero della saggezza del Budda.

Nella Raccolta degli insegnamenti orali si legge: «Quando recitiamo Myoho-renge-kyo con la mente che crede, con questa stessa azione stiamo aprendo la porta alla saggezza del Budda. E allo stesso tempo, quando apriamo la mente che crede e recitiamo e manifestiamo Nam-myoho-renge-kyo dentro la nostra vita, stiamo mostrando la saggezza del Budda agli esseri viventi.
Quando mostriamo la saggezza del Budda agli esseri viventi, li stiamo risvegliando al fatto che questo luogo dove dimoriamo ora è la Terra pura del Picco dell'Aquila, li stiamo risvegliando al fatto che possiamo conseguire la Buddità nel nostro attuale corpo e questo è chiamato "far risvegliare gli esseri viventi alla saggezza del Budda". E quando questi esseri che si sono risvegliati possono salire su questo veicolo adorno di gioielli e procedere direttamente verso il luogo dell'Illuminazione, ciò è indurre gli esseri viventi a entrare nel sentiero della saggezza del Budda» (BS, 110, 53, corsivi nostri).
Ho provato a leggere queste affermazioni mettendo come soggetto dell'azione Nam-myoho-renge-kyo e dopo aver recitato ho capito che aprire, mostrare, risvegliare e far entrare sono le azioni del Daimoku, il suo potere intrinseco, e rappresentano il lavoro del Budda: liberare gli esseri umani dalle sofferenze facendo raggiungere loro l'Illuminazione, la comprensione che ogni aspetto della vita è nella sua sostanza più intima Myoho-renge-kyo.
Allora ogni singolo Daimoku ha assunto la forma di una prova concreta dell'esistenza della natura di Budda, una testimonianza della verità che sono un Bodhisattva della Terra. Nichiren Daishonin scrive: «Se non fossero Bodhisattva della Terra non potrebbero recitare il Daimoku» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 341). E in un altro scritto ci esorta ad afferrare «la fede che ti è lontana attraverso la prova concreta che ti è vicina» (Lettera a Horen, RSND, 1, 454).
In quel momento ho capito che ogni volta che recitiamo Daimoku stiamo vivendo da vicino e sulla nostra pelle quest'unica grande ragione.

Persone comuni: l'unica grande ragione

Se da una parte quest'unica grande ragione è insita nell'azione di recitare Daimoku, dall'altra essa si manifesta nel nostro agire come Bodhisattva della Terra, che risiede nell'impegno di far avanzare il movimento di kosen-rufu.
Gli ideogrammi che formano la parola "ragione" (innen) di "unica grande ragione" rappresentano una sorta di mappa che ci indica il motivo per il quale ognuno di noi è in grado di agire come Bodhisattva della Terra e ci spiegano che è agendo così che possiamo risvegliarci concretamente a tale verità.
Nella Raccolta degli insegnamenti orali si legge infatti che le "cause" (in) corrispondono a piantare il seme originale della Buddità. Quando ci impegniamo nel far conoscere agli altri la grandezza del Gohonzon, piantando il seme originale della Buddità, manifestiamo la capacità innata di desiderare ardentemente di vedere il Budda.
Proprio perché innata, questa capacità, questa causa originale, ci collega direttamente alla profondità della nostra vita. Il motivo per cui riusciamo a piantare il seme della Buddità in questa vita risiede infatti nelle "condizioni" (en) stabilite «in una propria precedente esistenza lontana nel passato un numero di kalpa pari alle particelle di polvere di un sistema maggiore di mondi o alle particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi» (BS, 110, 57).
È osservando questa capacità già insita nella nostra vita che ognuno di noi può agire come un Bodhisattva della Terra, ed è per questo che la propagazione di Nam-myoho-renge-kyo è il modo più veloce per risvegliarsi alla propria natura originaria.
L'"unica grande ragione" è quindi direttamente collegata allanostra natura e in definitiva al motivo stesso dell'esistenza della nostra organizzazione: testimoniare questo movimento eterno di "aprire", "mostrare", "risvegliare" e "far entrare" proprio della Legge come anche delle persone comuni.
Ji, l'avvenimento, infatti si riferisce a Nichiren Daishonin stesso, alla concretezza della dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita, ed è davvero un grande avvenimento.
Quando agiamo come Bodhisattva della Terra, quando ci impegniamo per la nostra e l'altrui felicità, così come siamo possiamo risvegliarci al messaggio profondo celato nel Sutra del Loto, al fatto che «il Budda in realtà sono gli esseri dei nove mondi», riuscendo a entrare così nel sentiero della saggezza del Budda.
Nella Raccolta degli insegnamenti orali si legge a tal proposito: «Riguardo alla parola entrare [...], se considerata nei termini dell'insegnamento essenziale, significa entrare nel risveglio al fatto che una persona nello stadio in cui è un Budda in "teoria" è realmente un Budda di Illuminazione originale» (BS, 110, 56).

Un movimento che nella profondità richiama la verità dell'intero universo

Il Daishonin nella Raccolta degli insegnamenti orali (cfr. Ibidem) spiega che i quattro processi collegati alla saggezza del Budda "aprire", "mostrare", "risvegliare" e "far entrare" corrispondono alle otto fasi dell'esistenza del Budda Shakyamuni: discendere dal cielo, entrare nell'utero materno, nascita, rinuncia al mondo, vittoria sui demoni, conseguimento dell'Illuminazione, messa in moto della ruota della Legge, morte.
Due cose mi hanno colpito. La prima è che esistono due fasi antecedenti alla nascita che invece ho sempre considerato come l'inizio dell'esistenza. Se prendiamo l'esempio che Ikeda utilizza spesso per spiegare il ciclo eterno della vita, quello dell'oceano e delle onde sulla sua superficie, è più facile comprendere che l'errore che commettevo nel considerare la nascita dal ventre della madre come prima fase della vita risiedeva nel considerare la mia esistenza individuale, quella cioè di Matteo, nato in un parto gemellare, con gli occhi castani e i capelli arruffati, come soggetto protagonista di questo "movimento".
In realtà il protagonista è quello stesso oceano che si alza in una forma nuova, in un'onda di nome Matteo. Ciò che si mostra prima della nascita fisica è Myoho-renge-kyo, e Matteo è la sua caratteristica, unica e insostituibile.
La nascita diventa un espediente che ci permette di "aprire la porta alla saggezza del Budda", e comprendere che la verità intrinseca agli esseri comuni dei nove mondi è, per tornare all'esempio di prima, il grande oceano della Legge mistica.
Il presidente Ikeda afferma nella Saggezza del Sutra del Loto: «Il fatto che siamo solo persone comuni è l'espediente mistico e segreto; la verità è che siamo Budda. Anche il Gohonzon è racchiuso nei nostri cuori. Fede è credere che il Gohonzon conservato nel nostro altare sia la nostra vita. Il fatto che noi persone comuni, così come siamo, siamo Budda, va oltre la nostra capacità di comprensione: è mistico. Coloro che non credono nel Sutra del Loto non lo sanno: è segreto» (vol. 1, p. 94).
Il Budda nella realtà concreta, le persone comuni come Budda: questa è l'unica grande ragione per la quale siamo nati. Ricordarselo, testimoniarlo con la nostra vita risvegliando gli altri alla stessa comprensione, allo stesso ricordo, e indurre le persone a imboccare questa stessa pratica: ricordo, testimonianza, risveglio altrui.
Una pratica così semplice ma che esprime la verità dell'intero universo, anzi che è l'intero universo. E proprio per questo una solenne dichiarazione della dignità e dell'importanza di ogni forma di vita.

di Matteo Pisani - Buddismo e Società n.162 - gennaio febbraio 2014
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