Noi e il Sutra del Loto

di Maria Lucia De Luca

Quando a soli dodici anni, nel 1233, il giovane Nichiren giurò davanti alla statua del bodhisattva Kokuzo di diventare l'uomo più saggio del Giappone per ripagare il debito di gratitudine nei confronti dei suoi genitori e per aiutare i suoi contemporanei a vivere meglio, forse non sapeva dove l'avrebbe portato questa sua decisione. È grazie alla sua passione, al suo coraggio, alla sua saggezza, in ultima analisi alla sua Illuminazione, che l'insegnamento definitivo del Budda Shakyamuni, il Sutra del Loto, è oggi diventato la pratica quotidiana di milioni di persone in tutto il mondo, e non è rimasto una semplice seppur meravigliosa teoria.
Io sono il devoto del Sutra del Loto, afferma il Daishonin. Tale dichiarazione innanzitutto si esprime nella recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, dove Myoho-renge-kyo è il titolo e l'essenza del sutra, la Legge mistica, e nam significa "devozione". E si concretizza nella sua azione incessante, anche a costo della vita, di mettere in pratica il messaggio fondamentale del sutra: «Questo è il mio pensiero costante: come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?» (SDL, 305).
Ma facciamo un passo indietro.
Shakyamuni (circa 560-480 a.C.) nel corso dei cinquanta anni di predicazione orale utilizzò, a seconda del momento storico e della capacità delle persone, modi differenti di esporre le sue dottrine. Gli insegnamenti esposti in ogni periodo avrebbero prodotto uno stile e una tradizione particolari all'interno di tutto l'insegnamento buddista, e questo spiegherebbe la formazione di vari testi che rispecchiano il pensiero di tali differenti tradizioni. Negli ultimi otto anni decise di trasmettere la verità ultima della sua Illuminazione e, in accordo con il suo desiderio e non più con le capacità degli ascoltatori o in base al momento storico, predicò il Sutra del Loto, che rappresenta la summa e il compendio di tutto l'intero sistema filosofico del Buddismo.
Più volte, nel testo, Shakyamuni ribadisce che si tratta del suo insegnamento definitivo. Ad esempio nel Sutra degli innumerevoli significati, il prologo, dice: «In questi quarant'anni e più non ho ancora rivelato la verità». E nel capitolo Espedienti afferma: «L'onorato dal mondo ha esposto a lungo le sue dottrine e adesso deve rivelare la verità» poco prima di fare una dichiarazione rivoluzionaria: la Buddità è una qualità intrinseca in tutti gli esseri viventi, non c'è distinzione tra il Budda e le persone comuni.
Ma è nel sedicesimo capitolo, Durata della vita del Tathagata, che Shakyamuni stupisce ancora di più il suo uditorio con l'improvvisa rivelazione (il «cuore del Sutra del Loto») di essere Budda da sempre: tutti credono che io abbia ottenuto l'Illuminazione in questa vita - dice - ma «sono invece trascorse innumerevoli, infinite centinaia di migliaia di miriadi di milioni di nayuta di kalpa da quando [io] ho realmente conseguito la Buddità». Se è sconvolgente tale rivelazione, lo è ancora di più la lettura che per primo, dopo quasi duemila anni, ne dà Nichiren Daishonin: «"Io" qui si riferisce a ogni singolo essere vivente nei dieci mondi», non fermandosi a una semplice interpretazione filosofica ma fornendone subito l'applicazione concreta: «Ora Nichiren e i suoi seguaci, coloro che recitano Nam-myoho-renge-kyo, sono il signore originale degli insegnamenti del capitolo Durata della vita del Tathagata» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 117, 44). Ciò vuol dire che chiunque reciti Nam-myoho-renge-kyo, il Sutra del Loto dell'Ultimo giorno della Legge, può comprendere con la sua vita di essere Budda dall'infinito passato, può percepire e manifestare la propria originaria natura illuminata. Onorare la Buddità di ogni individuo è il cuore della pratica del Sutra del Loto, dichiara ancora il Daishonin riferendosi alla figura del Bodhisattva Mai Sprezzante descritto nel ventesimo capitolo. «Possiamo dire che sostenere e favorire questa pratica di rispetto per gli altri costituisca lo scopo principale del Budda, il vero messaggio e la vera propagazionedel Sutra del Loto», scrive Daisaku Ikeda nella premessa alla nuova edizione del Sutra del Loto, di prossima pubblicazione in italiano (vedi recensione a p. 40). «Per poter realizzare l'ideale e lo spirito del sutra, il Daishonin visse facendo di questa importantissima pratica il fulcro della propria vita, [...] e mostrò agli esseri umani un sentiero che avrebbe condotto alla trasformazione interiore - o rivoluzione umana - e alla creazione di una società pacifica e ideale. Obbedendo alle ultime istruzioni di Nichiren Daishonin, la Soka Gakkai fin dalla sua fondazione ha promosso con sincerità adamantina l'importantissima pratica del Sutra del Loto. [...] Un sentiero è stato aperto - ormai in tutto il globo - per realizzare la pace mondiale. Il XXI secolo rappresenta per il genere umano il momento cruciale - ora o mai più - per realizzare la pace. Perciò credo fermamente che sia giunto il tempo di lavorare con ancora maggiore impegno per propagare e radicare la filosofia di speranza esposta nel Sutra del Loto, una scrittura che rivela i valori fondamentali della vita umana, e che questa opportunità non debba essere perduta».
Abbiamo letto, o riletto, il Sutra del Loto ora, all'inizio della nuova era di kosen-rufu nel mondo, come praticanti del Buddismo di Nichiren Daishonin del terzo millennio, membri della Soka Gakkai e discepoli del presidente Ikeda. A tale scopo abbiamo approfondito il Gosho e la Raccolta degli insegnamenti orali - le lezioni di Nichiren Daishonin sul Sutra del Loto disponibili sul sito di Buddismo e società - e studiato le spiegazioni del sutra di Josei Toda e Daisaku Ikeda: I capitoli Hoben e Juryo e La saggezza del Sutra del Loto.
Nelle prossime pagine non presenteremo un'analisi dotta, storica o dottrinale, bensì le nostre riflessioni, le nostre esperienze e le nostre emozioni. E soprattutto la nostra rinnovata decisione di contribuire alla realizzazione di un mondo dove - come recita il sutra - «gli esseri viventi sono felici e a proprio agio» (SDL, 303).

Buddismo e Società n.163 - marzo aprile 2014
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