Mi chiedo perchè...

Pensare al Buddismo come un modo per "far andare bene le cose" è limitativo e conduce a un punto morto. Per quanto molti si avvicinino al Buddismo per risolvere qualche problema o sofferenza, non sono questi i benefici fondamentali. Il Buddismo esiste per manifestare il proprio potenziale umano. Il secondo presidente Josei Toda dette una enorme spinta alla propagazione del Buddismo parlando del beneficio fondamentale del Buddismo in termini di rivoluzione umana o rivoluzione del carattere. Egli diceva che il più grande beneficio per una persona è elevare la propria visione delle cose e del mondo in modo da creare valore nella vita. Non si pratica per far andare bene le cose, ma per costruire uno stato vitale di felicità assoluta, indipendente dai mutamenti delle circostanze esterne. Questo è possibile solo superando le illusioni e manifestando nella propria vita la natura di Budda di cui ognuno è dotato. I problemi sono l'occasione che porta a pregare e a ricercare dentro di sé questo potere. È quello che rimane nel cuore quando si lotta per i propri problemi e sofferenze davanti al Gohonzon, che conta. Da questo punto di vista quanto più una persona usa il Gohonzon per sviluppare la propria forza, saggezza, ottimismo, energia e fortuna nella sua vita quotidiana tanto più si lucida lo specchio della vita che riflette la saggezza del Budda. Quante più esperienze di fede riusciamo a fare tanto più forte diventerà la presenza della Legge nella nostra vita e tanto più alto lo stato vitale.
Inoltre il Buddismo spiega che nessuno può evitare le quattro sofferenze fondamentali della vita: nascere e crescere, invecchiare, ammalarsi e morire. Tutti, prima o poi, incontrano le quattro sofferenze della vita, e non è la forza di volontà che conta a quel punto, ma la ricchezza del cuore con il quale affrontare a testa alta questi aspetti fondamentali dell'esistenza.

di Andrea Bottai - Tratto da: il Nuovo Rinascimento n° 325 - 1 Aprile 2005
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