Le azioni necessarie

Anche le semplici azioni quotidiane testimoniano la nostra fede ed è per questo che a volte può non essere semplice fare il primo passo per trasformare in azione le nostre preghiere. Come nella storia raccontata da Nichiren, l'uccello delle Montagne Nevose, nonostante fosse consapevole dell'esigenza di dover raccogliere tutto il necessario per il nido, ogni mattina non riusciva a compiere quel gesto. Per sostenere la fede c'è bisogno di coraggio e, anche se può sembrare strano accostare questa parola all'esempio sopracitato, ciò ci può aiutare a capire che ognuno di noi, a prescindere dalle circostanze, può incontrare alcune difficoltà nel compiere le azioni necessarie alla realizzazione della propria rivoluzione umana e quindi della propria felicità. Sì, per essere felici ci vuole coraggio. In questo senso la relazione con Nichiren Daishonin, con il maestro, può essere la sorgente da cui attingere questo coraggio. Riuscire in questa sfida e costruire i nostri "nidi" è molto importante.
Da una parte, il principio buddista di gyotai soku shinjin [l'azione (gyo) del corpo o comportamento (tai) equivale (soku) alla fede (shinjin)] ci suggerisce che il nostro comportamento è essenziale in quanto è attraverso di esso che il Buddismo si trasforma in una religione viva capace di toccare il cuore delle persone che ci circondano. Sotto questo aspetto l'azione diventa il modo per far conoscere l'insegnamento agli altri, incarnando così il desiderio e il pensiero costante del Budda: «Come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo del Budda?» (SDL, 305). In altre parole un modo per fare shakubuku. Dall'altra credo che sperimentare concretamente nella vita la veridicità del Buddismo sia importante per consolidare la fede che da quel momento poggerà non più sull'esperienza altrui ma sulla nostra. Ripeto spesso che c'è un momento in cui un verso, una frase, diventa parte di me, come se fosse un braccio o una mano con cui costruire, seminare, accarezzare, raccogliere. Non più un concetto astratto ma qualcosa di concreto capace di produrre valore.

Tratto da: il Nuovo Rinascimento n° 507 - 1 Marzo 2013
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