Faccia a faccia con la sofferenza

Dopo un matrimonio di quattordici anni finito male e una relazione successiva finita peggio, la mia sensazione di fallimento era davvero totalizzante. Serpeggiava in me una sottile ma intensa paura di rimettermi in gioco veramente e scappavo da ogni uomo che in qualche modo potesse attrarmi, ogni volta per "ragionevolissimi" motivi! Tuttavia recitavo Daimoku per ricominciare una relazione di valore, per far tornare l'amore nella mia vita e non ho mai mollato, nonostante collezionassi intere serie di delusioni, a vari livelli. La conoscenza di un uomo è stata una delle risposte più importanti alle mie preghiere. Di lui mi ero innamorata come un'adolescente, convinta di aver finalmente trovato la persona che cercavo da una vita. Anche se poi il nostro rapporto non è andato al di là dell'amicizia, tutta la vicenda ha rappresentato una tappa fondamentale nella mia crescita come donna e come devota del Sutra del Loto. Il grande desiderio di stare con lui infatti e le continue smentite che invece ricevevo, mi spingevano a recitare tanto Daimoku, nello sforzo continuo di trovare un senso compiuto a tanta sofferenza che, obiettivamente, non poteva essere motivata solo da un amore non corrisposto. In questo modo ho potuto illuminare tutto il percorso di questa storia, fatta di attese e rifiuti, di avvicinamenti e abbandoni, e ho potuto constatare che le mie relazioni erano state improntate su questa alternanza di rifiuti e di abbandoni, sia come vittima che come artefice . E così, grazie alla dinamica della storia che questa volta avevo vissuto, per così dire, "a distanza di sicurezza", anche con l'aiuto di un valido specialista, sono riuscita a rintracciare nella memoria emotiva la causa primaria che aveva determinato tutte le mie esperienze affettive: un dolore antico, legato alla mia infanzia, che avevo dovuto rimuovere per poter andare avanti, ma che aveva inesorabilmente permeato ogni mia azione volta alla realizzazione non solo sentimentale, ma di tutta la mia persona. Il Gohonzon, al quale avevo chiesto la felicità di un amore autentico, aveva riportato in superficie l'ostacolo che vi si nascondeva dietro, grazie a un perfetto "motore di ricerca", un espediente potente come può esserlo solo un forte desiderio. Uno dei primi benefici è stato riacquistare l'esercizio dell'amorevolezza, che pensavo fosse diventato per me ormai un lusso proibito! Le grandi sofferenze infatti, se da una parte rendono più forte, dall'altra purtroppo fanno indurire, se non nell'animo, sicuramente nei modi. A volte chi abbiamo davanti è spaventato quanto noi, se non di più, ed è difficile allora, se anche noi siamo chiusi in difesa, operare un concreto e sereno avvicinamento in cui potersi lasciare andare e aprire completamente il nostro cuore. Il maestro ci esorta a superare ogni paura credendo alla Buddità di ognuno: certo come comuni mortali siamo capaci di farci sopraffare dall'oscurità fondamentale; ma se coltiviamo una fiducia illimitata nel Budda che è in ogni essere vivente, possiamo senz'altro raggiungere ottimi livelli relazionali con tutte le persone che incontriamo sul nostro cammino, a prescindere da quello che può essere l'impatto iniziale. Affidandoci con umiltà al potere illimitato del Gohonzon, sicuramente trarremo profonda saggezza e protezione. Sforziamoci di non ostinarci a volere per forza una cosa: quello che apparentemente era un fallimento si può rivelare invece un grande beneficio, oltre che una grande protezione.
Conviene ringraziare sempre la vita, perché ogni cosa può essere veicolo di crescita e di realizzazione, ogni avvenimento può rappresentare una grande occasione per mettere alla prova le nostre capacità. La preghiera sincera, lo studio, le attività, lo sforzo continuo che facciamo ogni giorno per seguire la via del valore e dell'autenticità con serenità e pazienza sicuramente ci portano sempre più vicini al cuore del maestro, alla fusione con il Gohonzon e ci permettono di arrivare così all'ottenimento della felicità assoluta, quella che non dipende da niente e da nessuno, quella che possiamo ritrovare dentro di noi in ogni momento della nostra vita, qualunque cosa accada.

Tratto da: il Nuovo Rinascimento n° 398 - 1 Giugno 2008
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