Scoprire il valore dentro e fuori se stessi

Per quanto delusi e sofferenti ci si possa sentire, è proprio da lì che si deve iniziare, dalla propria vita che fa così male. Nel Gosho Sulle preghiere Nichiren scrive: «Non si getta via l'oro solo perché la borsa che lo contiene è sporca; se si odiano gli alberi di eranda non si puo' ottenere il legno di sandalo. Se si detesta lo stagno della valle perché e impuro non si possono cogliere i fiori di loto» (RSND, 1, 307). Così commenta questo passo Greg Martin in una famosa lezione al Centro culturale SGI di Seattle, nel 1995: «Si dovrebbe pregare come se si volessero raccogliere i fiori di loto che crescono nello stagno a volte fangoso della vita. [...] All'interno della nostra vita non ci sono solo le cause della sofferenza, ma anche la soluzione di tutti i problemi» (NR, 198, 5). Questo brano ci suggerisce che è la sofferenza della nostra vita il punto di partenza. È la fiducia che sia proprio lei a segnare il punto di inizio che ci dovrebbe incoraggiare a partire. È nascosto nel fango il nostro blocco di partenza.
«Quando ormai mi auguravo ogni giorno che mi succedesse qualcosa di definitivo per porre fine alla mia angoscia - racconta ancora Fabio - mi resi conto che avevo il Gohonzon e non sapevo usarlo. Mi accorsi che recitando guardavo solo il buio e la morte e non la mia parte illuminata. Ma se l'oscurità traeva la sua forza dalla mia vita e tuttavia io ero ancora vivo, allora dentro la mia vita c'era dell'altro. E da quel momento, con ogni nam del mio Daimoku iniziai a richiamare a me le forze come per cercare acqua nel deserto». Quindi il secondo passo del nostro cammino, dopo aver capito che dipende da noi, è partire per "cercare l'acqua nel deserto".
La direzione verso cui rivolgere il nostro sguardo interiore in questo viaggio è suggerita da Suzanne Pritchard: «Il Gohonzon non è l'oggetto di devozione per osservare la mente del fallimento, non è l'oggetto di devozione per osservare la mente della debolezza; non è l'oggetto di devozione per osservare la sfilza di relazioni andate male [...]. Il Gohonzon è l'oggetto di devozione per osservare la mente del Budda e andiamo lì davanti per pregare con tutto il nostro essere, per tirare fuori la passione, il potere, la creatività, per cambiare le circostanze e offrire una prova concreta» (NR, 490, 17). Noi siamo splendidi esseri umani così come siamo senza bisogno che un altro ci renda completi. L'esercizio assiduo a vedere il meglio di noi stessi grazie alla pratica costante costituirà a poco a poco, strato per strato, una base di autostima che tenderà a stabilizzarsi senza tornare al punto di partenza, a un nuovo attacco esterno. È in questa fase che iniziamo a vedere il valore anche nel mondo intorno a noi, facendo un altro grande passo verso il punto del nostro percorso in cui scopriremo il "fattore x".

Tratto da il Nuovo Rinascimento n° 512 - 15 Maggio 2013

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