Nell'aria, nella realtà

di Antonio Andronico

Sul capitolo l'apparizione della Torre Preziosa - Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo incontriamo la nostra Buddità e partecipiamo alla Cerimonia nell'aria. Dopo aver così basato la mente sulla nona coscienza, anche la realtà più dura si ridimensiona e diventa un mezzo per dare prova dell'esistenza della Buddità alle altre persone

Nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto, durante la predicazione di Shakyamuni sul Picco dell'Aquila, emerge dalla terra una torre maestosa, immensa, adornata di gioielli preziosissimi. Dall'interno della torre si sente una voce possente che conferma quanto detto da Shakyamuni, che a sua volta spiega che quella è la voce del Budda Molti Tesori che ha promesso di comparire ogni volta che viene esposta la Legge meravigliosa. Allora l'assemblea chiede a Shakyamuni di poter vedere Molti Tesori.
«Il Budda Shakyamuni, con le dita della mano destra, aprì la porta della torre dei sette tesori» (SDL, 227). Subito dopo il Budda Molti Tesori invita Shakyamuni a entrare e sedersi accanto a lui: Shakyamuni accetta l'invito.
A questo punto succede qualcosa che cambia tutta la situazione: «A quel tempo, vedendo i due Tathagata seduti a gambe incrociate sul trono di leone nella torre dei sette tesori, i membri della grande assemblea pensarono: "Questi Budda sono assisi molto in alto e lontano! Oh, se solo i Tathagata volessero impiegare i loro poteri sovrannaturali affinché anche noi ci uniamo a loro lassù in aria!"» (Ibidem).
Immediatamente il Budda Shakyamuni usa i suoi poteri sovrannaturali per sollevare nell'aria tutti i membri della grande assemblea. Con voce sonora si rivolge alle quattro categorie di credenti dicendo: «Chi è capace di predicare diffusamente il Sutra del Loto della Legge meravigliosa in questo mondo di saha?» (Ibidem).
Viene da notare come Shakyamuni sollevi l'assemblea in risposta a un desiderio dei suoi membri e che, subito dopo, chieda loro chi voglia predicare e diffondere il Sutra del Loto.
È anche evidente che l'apparizione della Torre preziosa e la Cerimonia nell'aria, che durerà fino al ventiduesimo capitolo, sono due eventi strettamente legati.
In La saggezza del Sutra del Loto il presidente Ikeda dice: «Toda spiegò che l'apparizione della Torre preziosa è la manifestazione dello stato di Budda. La torre rappresenta l'universale nobiltà della vita» (vol. 1, p. 69). È quindi nel vedere la Buddità che l'assemblea viene sollevata in aria.
Ancora più chiaramente, Nichiren Daishonin dice: «Ora quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo e mantengono la fede in esso, sono "sospesi nell'aria". Essi sono "sospesi nella" o "stanno partecipando alla" Cerimonia nell'aria» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 114, 46).
Dunque recitando Nam-myoho-renge-kyo vediamo la Buddità, ci accorgiamo della nostra Buddità e partecipiamo alla Cerimonia nell'aria.
Ma come possiamo noi, che viviamo una vita così piena di problemi "terreni", "sollevarci nell'aria"? Il presidente Ikeda afferma: «Sollevarsi nell'aria significa elevare il nostro stato vitale per mezzo di una forte fede» (La saggezza del Sutra del Loto, vol. 1, p. 72).
Ciò non significa allontanarsi dalla vita quotidiana, tutt'altro: «Il Daishonin scrive: "Le parole di un saggio del passato 'Basa la tua mente sulla nona coscienza e la tua pratica sulle sei coscienze' sono perfettamente giuste". "Basare la mente sulla nona coscienza" corrisponde a risiedere nella Cerimonia nell'aria o a "dimorare nella fede", mentre "basare la pratica sulle sei coscienze" significa non allontanarsi mai dalla realtà"» (Ibidem, p. 77).
Questo vuol dire vivere la propria vita quotidiana con un punto di vista molto più ampio e sereno, che ci permette di riconoscere il potenziale positivo delle nostre difficoltà. Come dice Ikeda: «Dopo aver dimorato nella Cerimonia nell'aria, anche la realtà più detestabilediventa un mezzo per dare una prova della Buddità agli altri» (Ibidem, 72).
Sì, mostrare agli altri. Non dobbiamo infatti dimenticare che è la compassione del Budda a sollevare nell'aria l'assemblea.
Innalzando tutti al suo stesso livello Shakyamuni sta dando all'intera assemblea la prova che la Buddità non è una sua personale prerogativa, che non è un Budda perché è un essere speciale. Sta mostrando a ognuno la propria Buddità: potremmo dire che questa è la pratica di shakubuku, senza la quale nessuno di noi avrebbe potuto scoprire la propria "Torre preziosa", partecipare tutti i giorni alla Cerimonia nell'aria e, come Shakyamuni, "aprire con le dita della mano destra la porta della torre dei sette tesori", che ricorda tanto il nostro aprire il butsudan e recitare Daimoku e Gongyo.
Da questo episodio emerge chiaramente che tra le prerogative del Budda c'è quella di aiutare gli altri a riconoscere la propria Buddità. Shakubuku emerge quindi come l'azione del Budda.
Oggi la gente comune che in tutto il mondo ha deciso di vivere e condividere il nobile ideale della realizzazione della pace mondiale attraverso la propagazione degli insegnamenti del Buddismo di Nichiren Daishonin sta incarnando lo spirito del Budda che desidera profondamente trasmettere a tutti la verità della grande nobiltà di ogni vita, l'importanza di ogni singolo individuo.
Ogni mattina, davanti al nostro Gohonzon partecipiamo alla Cerimonia nell'aria e, tornando poi sul Picco dell'Aquila della nostra vita quotidiana, ci prendiamo cura della società, dando prova concreta della validità della nostra fede e incoraggiando i nostri amici a fare anche loro esperienza della pratica di Nam-myoho-renge-kyo, il Sutra del Loto dell'Ultimo Giorno della Legge.

Buddismo e Società n.163 - marzo aprile 2014
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