La realizzazione di sé

Se i desideri terreni sono Illuminazione

Parlando di realizzazione, di realizzazione di sé, si pensa normalmente al proprio incompiuto che finalmente si compie (che sia espressione di sé nel lavoro, nelle relazioni, ecc). Poi, avvicinandosi al Buddismo e approfondendone il punto di vista, si scopre che realizzazione ha a che fare con una compiutezza più profonda, che oltre a sé abbraccia ogni altro noi nel tempo e nello spazio.
Difficile però unire nel pensiero queste due visioni: la realizzazione del tuo obiettivo personale e la realizzazione più grande, della consapevolezza e della compassione del Budda che tutto racchiude (compreso l'obiettivo), restano concettualmente separate, e se guardi l'una perdi l'altra.

Dal punto di vista del Buddismo questa separazione fa parte dell'illusione. Perché la realizzazione di cui il Buddismo parla, l'Illuminazione del Budda, è esattamente percepire, sentire, vedere che queste due parti sono una parte sola. Nel momento in cui realizzi questo hai realizzato tutto, perché realizzi il cuore del messaggio del Sutra del Loto.

Comune mortale e Budda, nove mondi e Buddità, tutti i fenomeni e realtà fondamentale, desideri terreni e Illuminazione. Sono la stessa cosa (cfr. per esempio Ongi kuden, in Buddismo e società n. 110, p. 50, e in questo numero, p. 43). Qui sta la folgorazione del Sutra del Loto che - a quanto dice Nichiren - fa di questo insegnamento l'unico corretto e in grado di far conseguire l'Illuminazione. Sono la stessa cosa, solo che per capirlo devi guardare attraverso la lente di Nam-myoho-renge-kyo. A partire esattamente da dove sei.

Infatti, senza i nove mondi non ci può essere Illuminazione, e neppure senza desideri terreni. Perché l'Illuminazione è una condizione di pienezza suprema, ma se vista in astratto non si sa come arrivarci. I desideri terreni in quanto tali sono solo attaccamenti e sofferenze: la paura di morire, la paura di soffrire, l'odio e il rancore, la noia e la depressione, l'illusione della felicità relativa. Ma sono l'unica condizione in cui si può manifestare la nostra umanità che desidera cambiare. Migliorare, trasformare, non più soffrire. Illuminare.

Solo se si recita Nam-myoho-renge-kyo a partire da dove ci si trova si realizza che desideri terreni e Illuminazione sono la stessa cosa. E così facendo si sperimenta la più compiutarealizzazione di sé promessa dal Buddismo.

Buddismo e Società n.111 - luglio agosto 2005

Commenti

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