La parabola dell'uomo ricco e del figlio povero

Il Sutra del Loto contiene sette parabole; la seconda è quella del ricco che aveva un figlio povero. Quando dopo anni di lontananza il padre lo riconosce, gli offre un lavoro umile per avvicinarlo all'immensa fortuna che gli spetta ma di cui non è consapevole. (Capitolo IV, pg.112)
Superare i propri limiti, uscire dalla personale zona di sicurezza e aprire un varco nelle situazioni di stallo richiede coraggio e fiducia nelle proprie capacità. Può essere difficile abbandonare i confini che ci si pone e immaginare possibilità più grandi per la propria vita.
La parabola narra di un giovane uomo che abbandona la casa paterna e vaga di luogo in luogo diventando indigente col passare degli anni. Dopo aver cercato il figlio per molto tempo, il padre decide di stabilirsi in una città: la sua dimora è sfarzosa e lui è dispiaciuto di non avere un erede a cui lasciare la sua immensa fortuna. Un giorno il figlio passa per caso davanti alla casa paterna ma, intimidito dalla magnificenza dell'abitazione e da chi vi abita, fugge via.
In quel momento, l'uomo ricco si rende conto che quel povero è suo figlio e pieno di gioia vorrebbe affidargli subito tutta la sua fortuna ma, vedendolo fuggire, capisce che non è ancora pronto ad accettare la sua vera identità. Allora invia due servi per offrirgli un semplice lavoro di pulizie per una paga doppia rispetto a quella che lui riceveva in quel momento. Il giovane accetta felice e subito dopo il padre, indossando abiti cenciosi, si avvicina al figlio e inizia con lui un rapporto diretto.
Col tempo il figlio ricopre posizioni di sempre maggiore responsabilità. Passano molti anni, l'uomo ricco si ammala e chiede al figlio di amministrare con giudizio l'intera proprietà.
Nel frattempo il figlio aveva accresciuto l'opinione che aveva di sé diventando più ambizioso nei traguardi da raggiungere. Conscio di essere vicino alla morte e consapevole che il giovane era finalmente pronto a scoprire la sua vera identità, il padre gli rivela che è suo figlio e l'erede a cui affidare tutta la sua fortuna.
Come il figlio povero, molti mettono limiti al proprio potenziale o diventano soddisfatti di sé, riluttanti o spaventati dall'impegno del miglioramento personale. In questa parabola il figlio rappresenta le persone comuni che vagano in povertà spirituale, inconsapevoli della loro vera eredità, cioè delle infinite possibilità della loro natura di Budda.
Il presidente della SGI Daisaku Ikeda afferma: «Essere soddisfatti delle proprie realizzazioni può sembrare umiltà, ma sminuire il potenziale inerente alla vita è in realtà una grande forma di arroganza». L'uomo ricco rappresenta Shakyamuni, il cui unico desiderio è quello di risvegliare le persone alla ricchezza della loro inerente Buddità.
Il Budda usa l'espediente di esporre per prima cosa gli insegnamenti minori così da preparare la mente dei discepoli affinché possano afferrare la completa verità del messaggio espresso nel Sutra del Loto. Ikeda spiega: «Tutti possiedono ugualmente questo insuperabile gioiello vitale. La cosa più preziosa "l'abbiamo ottenuta senza cercarla". Dipende se la sappiamo riconoscere come tale. E il Sutra del Loto ci mette in grado di percepire profondamente e riconoscere il tesoro della nostra esistenza».
Questa parabola sottolinea la necessità di avere sempre uno spirito di ricerca rivolto a un costante automiglioramento, al di là dell'età, delle realizzazioni o delle circostanze.
Il Sutra del Loto insegna un modo di vivere dinamico in mezzo alle sfide della vita; enfatizza uno spirito di ricerca perennemente rivolto a sfidare i limiti individuali e collettivi, creare dei varchi nelle situazioni di stallo e sperimentare l'infinito potenziale della vita. In poche parole, come afferma Daisaku Ikeda: «Non avanzare significa retrocedere».

da Il Nuovo Rinascimento n. 538 del 1° luglio 2014
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