La fede si trasforma in saggezza

La maggior parte di noi ha iniziato a praticare per risolvere problemi più o meno gravi o per realizzare qualche desiderio. Tuttavia non si può continuare a praticare a lungo il "Buddismo dei desideri": prima o poi scopriremo che c'è dell'altro, e che l'ottenimento della Buddità richiede una trasformazione radicale dal "piccolo io" al "grande io" del Budda, da un "ichinen che chiede" a un ichinen che si impegna per dare agli altri.
Scopriremo allora che il nostro piccolo io, il nostro egoismo, si oppone a questa trasformazione, aiutato dalla nostra mente illusa che non percepisce la stretta codipendenza esistente tra noi, gli altri e il nostro ambiente. Essendo la mente razionale in balia dell'illusione, il Buddismo propone uno strumento alternativo di conoscenza, la fede. «Soltanto con la fede si può entrare nella Buddità» scrive Nichiren in molti Gosho (ad esempio nel Vero aspetto del Gohonzon). Nel Buddismo del Daishonin fede non significa credere ciecamente, ma credere per comprendere. L'atto di credere trasforma la mente e, traducendosi in azione, produce l'assorbimento degli insegnamenti buddisti nella propria carne, nella propria vita. Questo è il principio di ishin taie, "la fede si trasforma in saggezza".
Ecco perché il Gosho ci esorta costantemente a credere, innanzitutto che la Buddità è dentro noi stessi: «Se reciti e credi in Myoho-renge-kyo, ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento imperfetto. [...] Quando invochi la Legge e reciti il Sutra del Loto, devi essere profondamente convinto che Myoho-renge-kyo è la tua stessa vita" (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, ne Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, p. 4).

Tratto da: Buddismo e Società n° 106 - settembre ottobre 2004

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