Kyo, il suono dell'universo


Kyo - di Nam-Myoho-renge-kyo - è la traduzione giapponese del termine "sutra", che indica gli insegnamenti del Budda Shakyamuni. Poiché Shakyamuni trasmise i suoi insegnamenti oralmente, con la voce, al termine kyo è stato attribuito anche il significato di "suono".

Inoltre, l'ideogramma cinese che corrisponde a kyo originariamente indicava l'ordito di un tessuto, e poiché l'immagine del tessuto implica l'idea di continuità, kyo è giunto a designare un insegnamento che deve essere preservato e tramandato alle generazioni future. Nichiren lo interpreta in questo senso quando dice: «Kyo può anche essere definito come ciò che è costante e immutabile nelle tre esistenze di passato, presente e futuro» (Raccolta degli insegnamenti orali, Buddismo e società, n. 109, p. 41). Afferma inoltre: «La voce compie il lavoro del Budda ed è chiamata kyo» (Ibidem).
Kyo è l'Illuminazione originale del Budda che si trasmette ai discepoli, dal remoto passato fino all'infinito futuro. «Soltanto Nichiren, senza risparmiare la sua voce, ora recita Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo» (Ripagare i debiti di gratitudine, RSND, 1, 614). «Senza risparmiare la sua voce» si riferisce all'intensità della compassione del Budda che lotta attraverso le tre esistenze per condurre tutti gli esseri viventi all'Illuminazione.
La verità alla quale il Budda si è illuminato è eterna e abbraccia passato, presente e futuro. Risvegliandoci a questa verità comprendiamo l'aspetto eterno della nostra vita individuale che trascende i cambiamenti del mondo fenomenico e il ciclo di nascita e morte.

Ne Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza Nichiren Daishonin afferma che se arriviamo a comprendere che la nostra vita in questo istante è un'entità della Legge mistica, allora comprenderemo che lo è anche in tutti gli altri istanti. E aggiunge: «Tale comprensione è il mistico kyo, o sutra» (RSND, 1, 4).
Dal punto di vista della nostra esistenza individuale, kyo si riferisce dunque al progressivo risvegliarsi della nostra vita alla Legge mistica e allo spontaneo fiorire di tutti i benefici che ne conseguono, sia a livello personale che nell'ambiente che ci circonda.
Continuando a recitare Nam-myoho-renge-kyo giorno dopo giorno, naturalmente accumuliamo le cause e gli effetti per il raggiungimento della Buddità e arriviamo a trasformare la nostra mente annebbiata dall'oscurità innata in una mente illuminata che riflette la natura essenziale dei fenomeni e il vero aspetto della realtà.
«Le virtù di queste cause ed effetti col tempo diventano l'ossatura della nostra vita, dove i benefici sbocceranno come fiori sia nel nostro carattere che nella nostra vita concreta» (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, lezioni sugli scritti di Nichiren Daishonin, Esperia, p. 73).
Non solo: il Daishonin afferma che se comprendiamo che la nostra vita è la Legge mistica, allora comprenderemo che lo è anche la vita di tutti gli altri. Tutte le persone, anche quelle schiacciate dal peso della sofferenza e delle illusioni, sono dotate originariamente della natura di Budda e sono in grado di rivelarla istantaneamente. Possono far sgorgare dalla profondità della loro vita lo stato vitale di Buddità, che è una sola cosa con l'universo. Questa radicale trasformazione è la più grande di tutte le meraviglie.
Scrive il presidente Ikeda: «Possiamo considerare questo mistico kyo anche come la diffusione della Legge mistica da noi agli altri. Quando per "mente in questo momento" intendiamo la mente del Budda e per "mente in altri momenti" la mente di tutti gli esseri viventi, allora kyo si riferisce alla dottrina del Budda che espone gli aspetti della sua Illuminazione che riguardano la natura mistica della vita [...]. In tal senso potremmo affermare che lo sviluppo di kosen-rufu - cioè tante persone che propagano la Legge mistica e recitano Daimoku senza sosta per la propria felicità e quella degli altri e insegnano anche alle altre persone a fare lo stesso - corrisponde al mistico kyo» (Ibidem, p. 74).

La voce del Budda
Nel Sutra del Loto la rivelazione della Legge fondamentale della vita ha inizio con le parole: «Così ho udito». Letteralmente il soggetto è Ananda, ma nell'ultimo giorno della Legge "io" indica ciascuno di noi. Nichiren dichiara: «Ascoltare è il modo fondamentale per afferrare questo sutra» (GZ, 416), e poi: «Questo mondo di saha è un regno in cui si raggiunge l'Illuminazione attraverso il senso dell'udito» (GZ, 415; citato in La saggezza del Sutra del Loto, vol. 1, pp. 58-59). Ascoltare con tutto il proprio essere significa non soltanto ascoltare le parole, ma cogliere l'intento profondo del Budda e farlo proprio.
Da questo punto di vista, «così io ho udito» implica la fede e la non dualità di maestro e discepolo, che è l'essenza della trasmissione del Buddismo: esiste una risonanza reciprocatra il desiderio del Budda di salvare tutte le creature e quello del discepolo di abbracciare e diffondere il suo insegnamento. Dal punto di vista dei discepoli ciò significa prendere la ferma decisione di impegnarsi nella lotta per salvare le persone come ha fatto il maestro, pronti ad affrontare qualsiasi avversità. Questo è il voto del Budda.

Nella Raccolta degli insegnamenti orali si legge: «Possiamo dire che la nostra testa corrisponde a myo, la gola a ho, il torace a ren, lo stomaco a ge, le gambe a kyo» (Buddismo e società, n. 110, p. 53). Dunque il carattere kyo di Nam-myoho-renge-kyo corrisponde anche alle nostre gambe. Le gambe indicano l'azione. Non esiste Buddismo senza azione. L'azione del Bodhisattva della Terra è quella di lavorare incessantemente per trasmettere la Legge mistica agli altri.
Il capitolo Emergere dalla terra del Sutra del Loto racconta che i Bodhisattva della Terra giurano solennemente di dedicare la propria vita a propagare questa grande Legge nei diecimila anni dell'Ultimo giorno, dopo la morte del Budda.
Liberi, vigorosi e indipendenti, ma saldamente uniti, emergono dalla terra rompendo il ghiaccio della rassegnazione per rivelare l'immenso e grandioso potenziale dell'essere umano, della persona comune.
La lotta dei Bodhisattva della Terra per aiutare gli altri a diventare felici equivale a una lotta per migliorare la società, per elevare la condizione vitale di tutto il genere umano. Questa rivoluzione globale è simboleggiata dall'immagine della terra che si apre. Quando ci risvegliamo alla nostra missione di bodhisattva rompiamo il guscio del nostro piccolo io che limita la nostra vita e ci fondiamo con l'eterna condizione vitale del Budda che permea l'universo.
Il presidente Ikeda scrive: «Kosen-rufu è il cuore del Sutra del Loto, è il ritmo della grande vita di Nam-myoho-renge-kyo. È lo sforzo di elevare al mondo di Buddità tutta l'umanità. Anche se desideriamo fermarlo, il tempo scorre incessantemente. Anche l'umanità si muove incessantemente in direzione della Legge mistica, la sorgente della vita, in direzione del mondo di Buddità. Il Daishonin dice: "Ora, quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo sono come il soffiare di un vento impetuoso" (Raccolta degli insegnamenti orali, Buddismo e società, n. 114, p. 49). Il vento è invisibile, ma nessuno può fermarlo» (La saggezza del Sutra del Loto, vol. 4, p. 296).


di Alessandra Fornasiero - Buddismo e Società n. 141 - luglio agosto 2010

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