La felicità

In un certo senso la vita è un susseguirsi di difficoltà: nessuno è esente da problemi. Ma la felicità non è semplicemente assenza di sofferenza. 
La felicità brilla nello stato vitale di chi è capace di superare ogni forma di sofferenza e di difficoltà e trasformarla in gioia. Questa è la condizione di vera realizzazione. La capacità di avanzare continuamente, di creare sempre valore, di non farsi mai spaventare dalle avversità. Il Buddismo ci permette di vivere una vita migliore, una vita di completa soddisfazione, accumulando i tesori del cuore che dureranno per sempre.
Il presidente Toda descriveva perfettamente questo stato in cui il vivere stesso è una gioia chiamandolo felicità assoluta. Diceva: «Ci sono due tipi di felicità: quella assoluta e quella relativa. Raggiungere la felicità assoluta è la più grande gioia nella vita, è realizzare la propria rivoluzione umana. Una fede fresca e vigorosa è la chiave per diventare immancabilmente felici. Con una convinzione incrollabile in questo, vi prego di condividere il Buddismo del Daishonin con gli altri».
Ai nostri giorni la SGI è l'organizzazione i cui membri stanno ottenendo il frutto, o beneficio, della Buddità al quale si riferisce il Daishonin, in altre parole la condizione di felicità assoluta.
Il punto di partenza della Soka Gakkai è la relazione maestro-discepolo fra Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda. Entrambi si batterono per la libertà religiosa e nel luglio 1943 furono arrestati e incarcerati dalle autorità militariste giapponesi del tempo di guerra. Ma nessuno di loro dimostrò la minima paura o disperazione.
In una lettera alla famiglia scritta dal carcere, Makiguchi disse: «Quello che sto passando non è niente paragonato alle sofferenze del Daishonin a Sado» e «Non sono minimamente in ansia. So che riuscirò a trasformare il veleno in medicina».
Discuteva persino la sua teoria del valore con i carcerieri e durante gli interrogatori, esponendo le sue argomentazioni sulla validità del Buddismo di Nichiren e sottolineando lo spirito contenuto nel principio di "adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese". Alcuni di questi individui in seguito si unirono davvero alla Soka Gakkai; le indomite parole di Makiguchi e di Toda durante la prigionia erano stati i semi della loro fede.
Alla terza cerimonia in memoria della morte in carcere di Makiguchi (secondo anniversario, novembre 1946), Toda si rivolse solennemente al suo maestro defunto: «Nella tua vasta e illimitata compassione, mi hai permesso di accompagnarti anche in prigione».
Questo era l'incredibile stato vitale dei primi due presidenti della Soka Gakkai che rimasero incrollabili di fronte alle più aspre persecuzioni. Esso ci comunica anche lo spirito solenne di maestro e discepolo nel Buddismo di Nichiren, uno spirito che trascende i limiti di vita e morte. La Soka Gakkai è ciò che è oggi grazie a queste venerabili origini.

D. Ikeda, spiegazione Gosho "Le illusioni e i desideri sono illuminazione", B.e S. n. 170
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