Essere sociale

L'uomo è un essere sociale, la vita umana si realizza nel rapporto coi propri simili. E dal momento che il Buddismo si occupa del modo corretto di vivere, è naturale che la rivoluzione umana non possa avvenire senza un continuo scambio con i compagni di fede. In altre parole, non si può progredire da soli, senza sostenere ed essere sostenuti. Le esperienze di fede testimoniano quanto questo aspetto sia decisivo nella vita delle persone. «Spero che tutti voi - scrive il presidente Ikeda - diventiate responsabili che condividono sofferenze e gioie con i vostri compagni di fede ai quali siete uniti da profondi legami. Spero che pensiate continuamente al loro benessere chiedendovi se hanno fame, oppure caldo, o se c'è qualcosa che li preoccupa. Vi prego di condividere con loro gioie e dolori» (NR, 292, 5). A dispetto di ogni apparente difficoltà relazionale, i compagni di fede sono per ciascuno di noi una vera e propria ricchezza, di cui possiamo godere vita dopo vita per l'eternità. Abbiamo soltanto bisogno di liberarci di certi modi illusori di sentire e vedere noi stessi e il mondo, di abbandonarli con serenità e di avere fiducia nelle parole del nostro maestro: «Avere nel mondo amici con cui condividere aspirazioni è qualcosa di veramente meraviglioso, è una fonte di forza e felicità. I nostri compagni più di ogni cosa ci spronano a migliorare, a elevare le nostre esistenze, e sono una fonte di sostegno e incoraggiamento nei periodi difficili. Com'è naturale apprezzare i nostri genitori, così dovremmo apprezzare anche i nostri preziosi membri e compagni nella fede. Una persona con tanti compagni del genere è davvero fortunata» (NR, 415, 7).

Tratto da: il Nuovo Rinascimento n° 457
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