Non esiste alcuna differenza...

Primo punto: noi siamo myoho-renge-kyo

«Recitare Myoho-renge-kyo con la consapevolezza che non esiste alcuna differenza fra Shakyamuni che ottenne l'Illuminazione nel lontano passato, il Sutra del Loto che è la strada dell'Illuminazione di tutti gli esseri e noi comuni mortali significa ereditare la Legge fondamentale di vita e morte. Questo è essenziale per i discepoli, preti e laici, di Nichiren: questo è il significato di abbracciare il Sutra del Loto».

Questo è il primo dei tre punti fondamentali che indicano il tipo di fede che gli esseri umani dovrebbero sviluppare per ereditare la Legge fondamentale di vita e morte.
«Shakyamuni che ottenne l'Illuminazione nel lontano passato» indica il Budda eterno, che ottenne l'Illuminazione nel passato incalcolabilmente lontano di gohyaku jintengo e vive sempre nel mondo di saha per salvare tutta l'umanità. Il mondo di saha è il luogo di origine di Shakyamuni, come viene spiegato nel capitolo sedicesimo del Sutra del Loto.
La figura del Budda eterno si può interpretare come la funzione che ha Myoho-renge-kyo di salvare l'umanità intera. Shakyamuni si risvegliò al fatto di essere la manifestazione di Myoho-renge-kyo, la Legge fondamentale dell'universo, e quindi ottenne l'Illuminazione.
Il brano «il Sutra del Loto che è la strada dell'Illuminazione di tutti gli esseri» indica che è il Sutra del Loto a permettere a ogni persona l'ottenimento dell'Illuminazione.
Negli altri sutra si afferma che le persone che vivono nei mondi di Studio e di parziale Illuminazione (i due veicoli), le donne e le persone malvagie non possono ottenere la Buddità. Nel Sutra del Loto invece è spiegato che tutti, in eguale misura, possono accedere alla strada dell'Illuminazione e diventare Budda. Il sutra espone anche il mezzo per realizzare ciò, la Legge fondamentale di Myoho-renge-kyo. E chiarisce che il voto del Budda è quello di condurre tutte le persone all'Illuminazione: questo è il suo principale desiderio, il suo intento; il Budda continua a lottare per l'eternità affinché tutti gli esseri umani possano ottenere la sua stessa condizione illuminata.
Per quanto riguarda i bodhisattva, mentre negli altri sutra essi sono concentrati sull'ottenimento della propria Buddità, il Sutra del Loto sottolinea che i bodhisattva fanno proprio il voto del Budda e lottano per far sì che tutta l'umanità possa ottenere l'Illuminazione.
Quindi proprio perché la causa principale dell'Illuminazione è Myoho-renge-kyo, la Legge fondamentale della vita, Nichiren afferma che il Sutra del Loto, che è la strada dell'Illuminazione di tutti gli esseri, in termini pratici non è altro che Myoho-renge-kyo.
Infine l'entità di noi comuni mortali non è altro che Myoho-renge-kyo.
Quindi Myoho-renge-kyo, la Legge fondamentale della vita, è ciò che si manifesta all'origine del Budda, dell'insegnamento e della vita di tutti gli esseri umani; perciò, come entità di Myoho-renge-kyo, non esiste alcuna differenza tra il Budda, l'insegnamento e la vita di tutti gli esseri umani. A tale riguardo gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto si possono considerare insegnamenti basati sulla disuguaglianza, perché vedono il Budda come un'entità lontana dai comuni mortali. Il Sutra del Loto nega questa discriminazione e vuole affermare l'uguaglianza fra il Budda e i comuni mortali, sostenendo che i comuni mortali che hanno abbracciato la Legge mistica sono il Budda.
Questo è il vero significato del Sutra del Loto. Credere nel Sutra del Loto significa credere in questa verità, che non esiste alcuna differenza fra il Budda, l'insegnamento e tutti gli esseri viventi.
Nichiren Daishonin, con la sua vita di comune mortale, ha dimostrato concretamente che non c'è alcuna differenza fra il Budda, l'insegnamento e tutti gli esseri viventi, in quanto tutti entità di Myoho-renge-kyo. Con questa consapevolezza ha portato avanti la pratica di Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica fondamentale, e ha iscritto il Gohonzon di Nam-myoho-renge-kyo.
Pertanto avendo fede nel Gohonzon di Nam-myoho-renge-kyo iscritto dal Daishonin, e praticando lo stesso Nam-myoho-renge-kyo del Daishonin, possiamo anche noi manifestare la condizione vitale del mondo di Buddità rimanendo dei comuni mortali come il Daishonin.
Attraverso il Daishonin si è quindi manifestata la via per comprendere l'uguaglianza fra Shakyamuni che ottenne l'Illuminazione nell'infinito passato, il Sutra del Loto che è la strada dell'Illuminazione di tutti gli esseri e noi comuni mortali.

Nel Gosho Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza Nichiren afferma: «Tuttavia se reciti e credi in Myoho-renge-kyo, ma pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento imperfetto» (SND, 4, 4).
Infine, l'espressione «noi comuni mortali» esorta a recitare Daimoku con la convinzione che tutti gli esseri - non solo noi - possono ottenere l'Illuminazione. In concreto, ciò significa costruire una fede che ci sprona a realizzare kosen-rufu; qui avviene la trasmissione dell'eredità della Legge fondamentale di vita e morte.

Cosa significa comprendere che «non esiste alcuna differenza...»? Non significa semplicemente capire o prendere coscienza, ma "comprendere con la fede", che in giapponese si dice shinge: mettere in pratica la fede per arrivare a essere convinti nel profondo del cuore che questo - che non c'è differenza tra il Budda, l'insegnamento e i comuni mortali - è proprio vero.
Recitare Daimoku con la convinzione che il Budda, la Legge mistica e gli esseri umani sono uguali equivale al concetto di recitare Daimoku con la convinzioneche sicuramente si otterrà l'Illuminazione in quest'esistenza, o ancora vuol dire recitare Daimoku con coraggio e con la convinzione di ottenere i benefici. Dove c'è questo tipo di convinzione c'è l'eredità della Legge fondamentale di vita e morte.

La "vera identità" del Budda

Quando Shakyamuni, nel sedicesimo capitolo del Sutra del Loto Durata della vita del Tathagata, rivela di aver ottenuto l'Illuminazione nell'infinito passato (gohyaku jintengo), ridefinisce la propria identità.
Prima di quella rivelazione tutti credevano che egli, il principe degli Shakya, avesse ottenuto la suprema Illuminazione sotto l'albero della bodhi dopo aver abbandonato la casa paterna per cercare la via del risveglio. Invece, rivelando che era trascorso un numero di anni incommensurabile da quando egli aveva raggiunto la Buddità, rivela l'eternità della sua Illuminazione e, allo stesso tempo, la natura transitoria o provvisoria del Budda che si pensava illuminato nella vita presente. Questo Budda infatti altro non era che una manifestazione temporanea del "vero" Budda, il Budda eterno illuminato dal tempo senza inizio, che aveva utilizzato vari espedienti per istruire i suoi discepoli e prepararli ad accettare la sua vera identità, il vero insegnamento e dunque la possibilità dell'Illuminazione di ognuno di loro. Quindi, parlando di Shakyamuni, il "vero" Budda corrisponde allo Shakyamuni descritto nella seconda metà del Sutra del Loto (insegnamento essenziale) mentre il Budda "transitorio" corrisponde allo Shakyamuni descritto nella prima metà (insegnamento teorico o preparatorio).

Nel caso di Nichiren Daishonin, l'espressione "vero" Budda si riferisce al fatto che è stato lui a rivelare la "causa" della Buddità, quell'insegnamento originale o seme della Buddità che aveva portato Shakyamuni all'Illuminazione ma che Shakyamuni stesso non aveva mai rivelato.
Nichiren dichiara invece molto chiaramente che tutti i Budda delle tre esistenze e delle dieci direzioni hanno invariabilmente ottenuto l'Illuminazione grazie ai semi rappresentati dai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Da questo punto di vista, Nichiren viene considerato il maestro della vera causa e Shakyamuni il maestro del vero effetto.
Infatti nel Sutra del Loto Shakyamuni aveva rivelato la sua qualità di Budda eterno illuminato dal tempo senza inizio come effetto della sua originaria pratica di bodhisattva, ma non aveva rivelato la vera causa, la natura della particolare pratica attraverso la quale aveva ottenuto tale Illuminazione. Nichiren viene chiamato "vero" Budda proprio per aver rivelato l'insegnamento e la pratica di Nam-myoho-renge-kyo in quanto vera causa che ha permesso a lui stesso e a tutti gli altri Budda, e permette a tutti noi, di ottenere l'Illuminazione.

Buddismo e Società n. 113 - novembre dicembre 2005
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