Il Budda nello specchio

Nel Gohonzon Nichiren manifestò l'aspetto più nobile e fondamentale della vita, propria e di ogni altra persona, e ne fece l'oggetto di massima venerazione.
Ma come si fa a percepire e manifestare la Legge eterna, la natura di Budda intrinseca alla propria vita?
Secondo il Gran Maestro cinese T'ien-t'ai (538-597), che ottenne l'Illuminazione abbracciando il Sutra del Loto e al cui insegnamento Nichiren spesso si riferisce, questo avviene attraverso la pratica di kanjin, l'"osservazione della mente". Questa pratica meditativa sul Sutra del Loto, descritta nell'opera Maka shikan, serviva a percepire i dieci mondi, e in particolare la Buddità, all'interno della propria mente e del proprio cuore. Era una pratica difficile, poco adatta a chi vive nell'Ultimo giorno della Legge.
Per questo il Daishonin ha materializzato la sua Illuminazione, la sua vita di Budda originale dotato dei dieci mondi, nel Gohonzon. E l'ha messa davanti ai nostri occhi, definendo il Gohonzon come l'Oggetto di culto per osservare la propria mente nell'epoca di Mappo.
Nel Gosho Il vero Oggetto di culto scrive: «Kanjin (l'osservazione della mente) significa osservare la propria mente e vedervi i dieci mondi. Questo è kanjin. Per esempio, noi vediamo i sei organi di senso degli altri ma, poiché non possiamo vederli nel nostro viso, non conosciamo i nostri organi di senso. Solo quando ci guardiamo in un limpido specchio per la prima volta vediamo i nostri organi di senso. Allo stesso modo, nei vari sutra si trovano qua e là accenni ai sei sentieri e ai quattro nobili sentieri [i dieci mondi], tuttavia solo guardando nel limpido specchio del Sutra del Loto e nel Maka shikan di T'ien-t'ai possiamo vedere i nostri dieci mondi, i cento mondi e i mille fattori, le tremila condizioni» (SND, 1, 217).
Più avanti in questo scritto, Nichiren spiega come nella vita quotidiana sia possibile sperimentare i nove mondi del comune mortale, ma sottolinea quanto sia arduo percepire il mondo di Buddità nella propria vita, proprio perché è estremamente difficile, per noi esseri umani, credere di essere dotati anche del mondo di Buddità.
Osservare la mente significa quindi credere di avere sempre la possibilità di cambiare, cioè riuscire a credere che nella nostra vita esiste il mondo di Buddità. Per questo il Daishonin ha iscritto il Gohonzon: nel Gohonzon possiamo vedere la natura di Budda di Nichiren Daishonin, e quindi la nostra e quella di tutti gli esseri viventi.
Attraverso la pratica di Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon noi cerchiamo di assomigliare sempre di più all'immagine che abbiamo di fronte.
"Osservare la mente e vedervi i dieci mondi" è quindi aver fede nel Gohonzon, e credere nel Gohonzon significa credere che il vero potenziale di ogni persona sia la Buddità.
In qualunque situazione ci si trovi, fisica o spirituale, sedersi davanti al Gohonzon e cominciare a recitare Daimoku è "osservare la mente". Non dobbiamo fare alcuno sforzo intellettuale, ma "semplicemente" mettere la nostra fede in pratica.

«Con una forte fede - scrive Ikeda - la nostra vita si collega al Gohonzon, e quando il Gohonzon dentro di noi viene attivato, istantaneamente siamo pervasi da una luce di speranza e sentiamo che scaturisce forza» (MDG, 1, 293-294).
«Il Daishonin rivelò il Gohonzon affinché le persone potessero diventare consapevoli di questa forza vitale illimitata. Usando il Gohonzon come uno specchio limpido dovremmo sviluppare fiducia nell'esistenza di questo potere nella nostra vita, in quella dei nostri amici e di tutte le persone. Credere nel Gohonzon significa credere che il vero potenziale di tutte le persone è la "vita del Budda di gioia illimitata"» (MDG, 1, 284).

La fusione di realtà e saggezza (kyochi myogo)

Nichiren Daishonin scrive: «Realtà è la vera natura di tutti i fenomeni e saggezza significa illuminarsi a questa natura e manifestarla. Quando il letto del fiume della realtà è infinitamente largo e profondo, l'acqua della saggezza vi scorre incessantemente. Quando realtà e saggezza si fondono, si ottiene la Buddità nella propria forma presente.
I sutra esposti precedentemente al Sutra del Loto non possono condurre alla Buddità perché sono insegnamenti provvisori, espedienti che separano la saggezza dalla realtà. Il Sutra del Loto, invece, le unisce in un'unica entità. Esso afferma che i Budda aprono la porta della saggezza del Budda a tutti gli esseri viventi, la indicano e fanno sì che essi vi si risveglino e intraprendano questo cammino. Comprendendo questa saggezza del Budda si ottiene la Buddità» (Gli elementi essenziali per ottenere la Buddità, WND, 746; cfr. Ammonimenti contro la calunnia, SND, 4, 97).

In ogni attività umana, fisica, mentale o spirituale esiste un kyo (oggetto, o realtà oggettiva), e un chi (soggetto, o saggezza soggettiva). Kyo in generale è l'oggetto dei sensi o l'oggetto della conoscenza. Si usa come sinonimo ancheil termine kyokai - dove kai significa "mondo" - che indica la sfera delle nostre esperienze, le realtà fisiche e spirituali che influenzano e condizionano la nostra vita, l'ambiente biologico e sociale in cui viviamo.
Chi è il soggetto che percepisce, opera sul kyo e interagisce con esso.
Quando il soggetto arriva a una perfetta fusione o identificazione con l'oggetto si può parlare di kyochi myogo.

Se kyo indica la realtà fondamentale - cioè il fatto che la natura di Budda è inerente alla propria vita - allora chi, la saggezza soggettiva per comprendere questa verità, deve essere la saggezza del Budda.
Poiché l'Illuminazione, o Buddità, è definita come lo stato in cui si comprende pienamente la realtà fondamentale, fusione di realtà e saggezza significa Illuminazione.

Miao-lo (711-782) associa il Budda Shakyamuni e il Budda Molti Tesori, seduti uno accanto all'altro nella Torre preziosa descritta nel Sutra del Loto, con la fusione di realtà e saggezza.
Nichiren identifica la Legge che è alla base della fusione di realtà e saggezza con Nam-myoho-renge-kyo, e asserisce che egli ha concretizzato la sua Illuminazione a quella Legge - la fusione di realtà e saggezza - nella forma del Gohonzon, l'Oggetto di devozione che aveva stabilito.
«Nam-myoho-renge-kyo al centro significa la verità fondamentale. Poiché Nam-myoho-renge-kyo è l'asse centrale della vita e dell'universo viene raffigurato dalla Torre preziosa che si libra al centro della Cerimonia nell'Aria.
Ai due lati vi sono i Budda Shakyamuni e Molti tesori che rappresentano le funzioni di Myoho-renge-kyo (vedi SND, 4, 230). Molti tesori è il Budda del passato che rappresenta la verità eterna, la Legge come oggetto della saggezza ovvero ciò che la saggezza percepisce. Shakyamuni è il Budda del presente che rappresenta la saggezza capace di percepire la Legge. Questi sono i due aspetti di Nam-myoho-renge-kyo e i due Budda seduti insieme rappresentano la fusione di realtà e saggezza» (MDG, 1, 314).

Nei termini della pratica buddista nell'Ultimo giorno della Legge Nichiren afferma che ogni persona, quando recita Nam-myoho-renge-kyo con profonda fede nel Gohonzon, ottiene la fusione di realtà e saggezza dentro la sua vita ed è così in grado di manifestare la natura di Budda e ottenere la Buddità. Secondo Nichiren la natura di Budda costituisce la realtà, e la fede nel Gohonzon, l'oggetto che materializza tale natura, corrisponde alla saggezza.

Buddismo e Società n. 112 - settembre ottobre 2005

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