Come si fa? #1/2

Non mi sono mai piaciute le persone quando mi dicevano la vita è bella, la vita è meravigliosa, la vita è un dono. Non mi piacevano perché basta guardarsi in giro e dire eh no caro mio, la vita è bella a seconda di quello che ti capita e che ti è capitato. Se nasci in una periferia degradata del mondo, se vieni violentato picchiato e umiliato fin da bambino, allora la vita non è bella. Se sei rinchiuso in un carcere o in un manicomio, se vieni sfruttato per nove, dieci, dodici ore di lavoro al giorno con una paga miserabile, stai tranquillo che la vita non è bella.
Col tempo ho cominciato a credere che anche se la vita in certi casi è orribile può migliorare, fino a diventare una cosa bella. Dipende dalla capacità di trasformazione che impariamo ad avere, da quanto riusciamo a credere che possiamo cambiare le cose, se lo desideriamo sul serio.
Ecco, forse anche a questo serve la disciplina della pratica buddista. Io, per esempio, di tendenza anarchica, ho imparato a darmi delle regole. Ho imparato da me. Sono regole che non mi impone nessuno. Non sono lacci e briglie che mi soffocano. E un modo per essere ancora più vicina a quello che sono, per diventare sempre più simile a me Stessa, a quello di più vero e autentico che ho dentro.
Io pratico al mattino e alla sera, quanto tempo lo decido io, a secondo dei momenti, di quello che mi serve. Però l'allenamento non è solo mettermi seduta davanti al mio altarino buddista, concentrarmi, respirare, ripetere il daimoku. Il grande allenamento, la sfida delle sfide, è anche tirare fuori il coraggio quando serve, passare da quello che mi suggeriscono le mie paure, le mie vigliaccherie, le mie ferite a quello che mi dice il pensiero buddista. Il coraggio di passare dalla "mente del comune mortale" alla mente del Budda.
A volte parlo con me stessa, anche a voce alta come i matti, mi dico: d'accordo vecchia mia, in questa situazione che tu vedi tremenda e senza via d'uscita, proprio qui, cosa ti dice il Buddismo? Ah be', il Buddismo qui mi dice che la vita può comunque diventare bella. Va bene, allora porca miseria noi la facciamo diventare bella.
Penso che noi soffriamo soprattutto perché non crediamo di potere trasformare la vita, le situazioni che ci troviamo a vivere. C'è una frase che Charlie Chaplin dice a Claire Bloom in Luci della ribalta: «Lei si è arresa: non fa che adagiarsi sui malanni e sulla morte, Ma c'è una cosa altrettanto inevitabile quanto la morte, ed è la vita. Viva! Viva! Viva! Pensi alla forza che è nell'universo, che fa muovere la terra e crescere gli alberi! E c'è la stessa forza dentro di lei, purché solo abbia il coraggio e la volontà di usarla». 

da Felice per quello che sei di Rossana Campo - Ed. Giulio Perrone  (continua)
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