Una domanda sulla morte

Una domanda sulla morte - risponde Richard Causton*

L'anno scorso ho perduto mio padre a causa di un cancro. [...] Non riesco a sentire che il Daimoku che ho recitato per lui possa funzionare, perché non ne vedo l'effetto. Sappiamo che il Daimoku è potente, ma dobbiamo anche sentirlo.
Credo di capire il tuo conflitto. Anche mio padre è morto dopo un anno che avevo ricevuto il Gohonzon. All'inizio mi sembrava di non sentire alcuna relazione, e non mi preoccupavo. Poi mi sono reso conto, recitando la preghiera per i morti durante Gongyo, che non stavo facendo nulla per lui, non come avrei voluto. Allora ho iniziato a recitare Daimoku per sentire la sua felicità, e gradualmente ho cominciato a sentire la sua vita. Ci sono volute settimane, mesi, però ho pregato ogni giorno per sentire questa relazione: finalmente un giorno ho proprio sentito la sua vita. Ma non era felice, era come se la sua vita fosse stata "distorta". Questa sensazione mi spinse a recitare ancora più forte, così alcuni mesi dopo, finito Gongyo dissi a mia moglie: «È incredibile, sento che la vita di mio padre non è più distorta, ma ancora non è felice». Ho continuato a praticare per la sua felicità e la sensazione di sentire la sua vita si accresceva sempre più. Passarono altri mesi e una mattina, dopo Gongyo, ho provato di nuovo quella sensazione incredibile: ho percepito che in quel momento la vita di mio padre risplendeva. Questo mi ha dato una gioia indescrivibile. Due settimane dopo ho ricevuto dal dottor Yamazaki un messaggio da parte del presidente Ikeda. Ero molto sorpreso perché non ricevo abitualmente messaggi da parte sua. Il messaggio diceva: «Per favore dì a Causton di non preoccuparsi più per suo padre perché sicuramente è nello stato di Buddità». [...] Le persone ci sono vicine dopo la morte così come lo sono durante la vita. Dopo la morte condividono parte della nostra vita, così come noi condividiamo parte della loro. Le persone care che sono venute a mancare sono in comunicazione con noi attraverso la relazione karmica che abbiamo con loro: per aiutarle è importante mantenere sempre uno stato vitale alto, perché loro sentono quando noi stiamo bene e noi sentiamo il loro benessere. È meraviglioso poter stabilire con i nostri cari un ciclo eterno di Daimoku che passa continuamente dalla vita di una persona a un'altra e che ci permette di proteggerci a vicenda. Noi recitiamo per una persona a noi vicina o per un nostro familiare perché possa incontrare il Gohonzon nella prossima vita e iniziare a praticare. Quando noi moriremo questa persona reciterà Daimoku per noi e ci proteggerà. Questo avverrà eternamente, come dice il Gosho. Io trovo tutto ciò molto incoraggiante.

Tratto da: Il Nuovo Rinascimento n° 140 ottobre 1993, pagg 14-15
* Primo direttore generale della Soka Gakkai britannica, scomparso nel 1995.
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