Shakubuku e determinazione

Quando nutriamo il desiderio di fare shakubuku ma abbiamo difficoltà a farlo, per vari motivi, come possiamo superare questo limite?

Il Gohonzon esiste per realizzare kosen-rufu, e per questo si dà tanta importanza allo shakubuku. Inoltre, è importante sottolineare, il Gohonzon iscritto dal Daishonin mette in evidenza che Nam-myoho-renge-kyo è inerente alla vita di ognuno di noi. In un brano di La Saggezza del Sutra del Loto, il presidente Ikeda ricorda di aver chiesto al suo maestro Josei Toda: «Quando facciamo shakubuku agli altri, non lo stiamo in un certo senso facendo anche a noi stessi?» E Toda risponde: «Nam-myoho-renge-kyo è la nostra vita. Senza questa convinzione, non possiamo fare shakubuku. Non esistono tecniche o metodi speciali: nell'Ultimo giorno della Legge shakubuku è la convinzione che non siamo altro che Nam-myoho-renge-kyo» (cfr. La saggezza del Sutra del Loto, vol. 2, p. 89).
Il punto è che Nam-myoho-renge-kyo è l'origine delle nostre vite; se non comprendiamo questo punto non possiamo fare veramente shakubuku.
Shakubuku è una questione di determinazione.
Un'altra volta Toda ha detto rivolgendosi ai giovani: «Il vero shakubuku è convincersi che la propria vita è Nam-myoho-renge-kyo». E Ikeda commenta: «Convincersi che la propria vita è Nam-myoho-renge-kyo è una bella espressione per descrivere lo spirito di non lesinare la propria vita. Spero che tutti voi ricerchiate sinceramente l'essenza della fede. Questa ricerca è il vero studio del Buddismo» (Ibidem).
Può essere difficile, viene da pensare: «Non sono sicuro di avere questa forte determinazione, non sono sicuro di aver capito, non so se sono in grado di farlo», ma se pensiamo: «Io sono Nam-myoho-renge-kyo», allora parlare di Nam-myoho-renge-kyo è parlare di se stessi, e dunque perché dovremmo esitare a parlare di noi stessi? Perché dovremmo esitare se noi stessi siamo Nam-myoho-renge-kyo?
Per coloro che per vari motivi trovanodifficile fare shakubuku anche se pregano per questo, per quelle persone che hanno difficoltà a superare questo limite, la guida che Toda ha dato a Ikeda raccoglie l'essenza: prendere una forte determinazione.
Se c'è sempre una ragione per non fare shakubuku, se non riusciamo mai a farlo, significa che non siamo stati in grado di prendere questa forte e solida determinazione. Ad esempio se pensiamo che il Buddismo, la Soka Gakkai, possa essere considerata una religione strana, lontana dalla nostra cultura, possiamo anche retrocedere su questo obiettivo ed esitare a parlarne; ma se pensiamo che "noi siamo Nam-myoho-renge-kyo" e che questa è la verità, perché non solo ce lo hanno detto ma lo abbiamo anche sperimentato e compreso, e questo ci permette di vivere una vita migliore, allora condivideremo Nam-myoho-renge-kyo senza esitazione, indipendentemente dal fatto che gli altri lo accettino o meno. La cosa importante è non esitare nel condividere la nostra convinzione, visto che la Legge mistica ha cambiato la nostra vita.

Buddismo e Società n.157 - marzo aprile 2013
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