Il potere di una parola

di Daisaku Ikeda

Estratto da: La felicità si sviluppa dalla gratitudine

Grazie è un'espressione capace di produrre miracolosi cambiamenti. Ci sentiamo bene quando la pronunciamo, e ci sentiamo bene quando la udiamo. Ogni giorno, dalla mattina alla sera, dico continuamente: Grazie. Quando visito altri paesi, è la sola espressione che imparo e uso ogni volta, che sia thank you, merci, danke,gracias, spasibo o xie-xie. Io esprimo i miei ringraziamenti con profonda sincerità, guardando l'altra persona negli occhi mentre parlo. Quando pronunciamo o udiamo la parola grazie il cuore lascia cadere le difese e noi comunichiamo a un livello più profondo. Grazie è l'essenza della nonviolenza. Contiene il rispetto per l'altra persona, umiltà, e una profonda affermazione della vita. Possiede un ottimismo positivo, leggero e dinamico. Possiede forza. Una persona che sa sinceramente dire grazie ha uno spirito sano e vitale; ogni volta che lo diciamo il nostro cuore brilla e la nostra forza vitale emerge potente dalle profondità del nostro essere.
Quando non siamo in grado di dire grazie la nostra crescita personale si ferma. Se fermiamo la nostra crescita, tutto ciò che vediamo sono le colpe delle altre persone. Quando invece cresciamo, possiamo vedere anche quanto meravigliosi siano gli altri. Nelle nostre famiglie, invece di cercare di cambiare i nostri partner, i nostri figli o fratelli, perché non iniziare dicendo semplicemente Grazie? Una donna si ammalò di demenza senile in tarda età, e non era più in grado di ricordare neanche i nomi dei membri della sua famiglia. Ma quando il dottore le chiese qual era stato il momento più felice della sua vita, lei rispose senza esitare: «La nascita di mia figlia. Ero così felice!». Sentendo questo, dagli occhi della figlia, che era in piedi accanto a lei sgorgarono le lacrime: «Grazie, mamma. Era tutto ciò che avevo bisogno di sentire». E nello stesso momento la figlia si pentì dei continui rimproveri che rivolgeva al proprio figlio. «Dopotutto - pensò - quello è stato il momento più felice della mia vita: la sua nascita». Ma negli anni, guidata da qualche immagine mentale di un figlio ideale, aveva cercato di plasmare suo figlio, riconoscendo solo quanto non fosse all'altezza di quell'ideale e soffermandosi sui suoi vari difetti. Tuttavia, per quanto lei fosse esigente, suo figlio faceva del suo meglio per essere all'altezza dei suoi ideali, continuando a essere gentile con lei. Ora, improvvisamente, la donna si sentì colma di gratitudine. «Grazie. Anch'io sono felice che tu sia nato. Sono felice del semplice fatto di averti con me. Grazie». 

(Bud e Soc n° 120 Gen-Feb 2007 )

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