"Vincere o perdere"

Tsunesaburo Makiguchi, fondatore della Soka Gakkai, riteneva che il seguente passo degli scritti di Nichiren Daishonin contenesse il cuore dell’insegnamento buddista o, per usare le sue parole, «la vita della religione»: «La Legge del Budda riguarda principalmente la vittoria o la sconfitta».
Ma cosa intende il Buddismo per vincere o perdere?
Generalmente siamo soliti “cantar vittoria” quando risolviamo un conflitto a nostro favore, ad esempio con un collega o con il capoufficio, quando otteniamo ciò che desideriamo, quando centriamo un obiettivo o superiamo una difficoltà o un ostacolo. La nostra vittoria è quindi legata alle circostanze esterne, agli accadimenti della vita. Il punto di partenza e la prospettiva del Buddismo su questo argomento sono decisamente diversi. Possiamo dire che non si concentrano tanto sul risultato quanto piuttosto sui requisiti, cioè sulle cause e le condizioni che dobbiamo possedere affinché la nostra intera esistenza sia piena di benefici. La vittoria di cui parla il Buddismo non si riferisce tanto a quello che avviene al termine dell’impresa, quanto piuttosto allo stato vitale che curiamo in ogni attimo del percorso che ci conduce al risultato. In ogni impresa della vita affrontata mediante la pratica buddista, insomma, è più importante ciò che avviene “durante” che la “fine”, è più importante il tragitto che la meta.
La vittoria di cui parla il Buddismo fa riferimento a una lotta che avviene nel nostro cuore, una sfida interiore che riguarda il mondo della fede: in un momento difficile, o meglio, in ogni momento difficile, progredisco o getto la spugna? Avanzo nonostante tutto, o mi arrendo allo sconforto? La tendenza che creo ogni volta che trovo davanti a me un muro è davvero la cosa più importante. Scrive a tale proposito Daisaku Ikeda: «La fede conduce alla vittoria mentre la mancanza di fede e l’arroganza portano alla sconfitta. Nel Buddismo o si vince o si perde, ma cosa esattamente ci permette di vincere? È il nostro cuore, la nostra mente. Tutto dipende dal fatto che il nostro cuore si trovi dalla parte della Legge corretta e non dell’errore. Quando il Daishonin afferma che il Buddismo riguarda la vittoria e la sconfitta sta riferendosi a questa lotta che avviene nel profondo del nostro cuore».
In ogni sfida che ci pone la vita è innanzitutto la direzione del nostro cuore che dobbiamo curare. Scrive infatti Nichiren al suo discepolo Shijo Kingo alle prese con un grave contrasto con il suo signore: «È il cuore che è importante. Non importa quanto Nichiren possa pregare per te, se manchi di fede sarà come tentare di accendere il fuoco con un’esca bagnata. Sforzati di raccogliere il potere della fede. Considera prodigiosa la tua sopravvivenza. Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra. Allora “riuscirai a sconfiggere tutti gli altri nemici”. […] Un codardo non potrà mai ottenere risposta a nessuna delle sue preghiere».
Qual è il risultato di un simile atteggiamento nella fede? Il Daishonin chiarisce che se non si decide di avanzare sempre, qualsiasi cosa accada, non si potranno assaporare grandi risultati: «Una spada sarà inutile nelle mani di qualcuno che non si sforza di lottare [letteralmente di colui che non avanza (nella battaglia)]. La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede. Allora egli sarà forte come un demone armato di una mazza di ferro».
Il brano della lettera appena citato, adatto nel linguaggio al samurai che ne era il destinatario, chiarisce che nel mondo della fede, quando decidiamo davvero di andare avanti con coraggio, diventiamo invincibili «come demoni armati di una mazza di ferro». Quindi chi vuole ottenere grandi risultati dalla pratica buddista deve avere l’atteggiamento coraggioso di colui che avanza sempre. Nichiren Daishonin sottolinea con infiniti esempi questo fondamentale atteggiamento da coltivare nel proprio cuore. «Oggi – spiega ad esempio nella lettera I due tipi di fede – ci sono persone che credono nel Sutra del Loto; la fede di alcuni è come il fuoco, quella di altri è come l’acqua. Quando i primi ascoltano l’insegnamento, ardono di passione come il fuoco, ma, col passare del tempo, tendono ad abbandonare la fede. Avere fede come l’acqua significa credere sempre, senza mai retrocedere». O ancora: «Il viaggio da Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale?».
«Accettare è facile, continuare è difficile – scrive ancora a Shijo Kingo – ma la Buddità si trova nel mantenere la fede. Coloro che abbracciano questo sutra dovrebbero essere pronti a incontrare difficoltà. È comunque certo che essi “raggiungeranno velocemente la suprema Illuminazione”. “Mantenere la fede” vuol dire serbare nel cuore Nam-myoho-renge-kyo, l’insegnamento per mezzo del quale tutti i Budda del passato, del presente e del futuro raggiungono l’Illuminazione».
A ben vedere lo spirito di “avanzare sempre” attraversa il Buddismo di Nichiren in maniera trasversale. È l’anima, ad esempio, dello “spirito di ricerca”, che è un altro di quegli ingredienti imprescindibili della fede. È l’atteggiamento di voler sempre imparare, di voler sempre migliorare e crescere, lo spirito di continuare ad apprendere con curiosità e interesse, senza sentirsi mai appagati.
Certamente per mantenere un cuore invincibile, un cuore che non è mai sconfitto, occorre uno stato vitale sereno e limpido, figlio di un’enorme forza vitale. Ma in definitiva è proprio per questo che recitiamo Gongyo e Daimoku. «Una vera vittoria – spiega Ikeda – non si ottiene se si vacilla continuamente fra la speranza e la paura per ciò che ci attende in futuro. Il Buddismo è ragione. Solo se affrontiamo la vita con uno stato mentale sereno e limpido – forgiato coltivando la nostra forza interiore e purificando la nostra fede – possiamo far emergere da dentro di noi le meravigliose funzioni della vita che ci indirizzano verso la vittoria. Purificare e rafforzare costantemente noi stessi attraverso la fede: questo cammino di crescita personale interiore basato sulla Legge mistica è la via diretta verso un’autentica vittoria della vita. Per noi della SGI ciò significa una pratica regolare di Gongyo mattina e sera e lo svolgimento delle attività per kosen-rufu. È attraverso questi sforzi ripetuti e il progresso nella nostra rivoluzione umana che apriamo la porta alla vittoria». La forza che otteniamo dalla pratica buddista, la forza che scaturisce dalla fede, è fonte di felicità. Non possiamo condurre esistenze straordinarie se cerchiamo continuamente di evitare i problemi o svicoliamo dalle nostre responsabilità. La via indicata dal Buddismo consiste nell’accettare le sfide, assumendoci per intero la responsabilità della nostra esistenza, senza mai cedere alla sconfitta, senza mai ritirarsi di un solo passo, qualsiasi cosa accada. «Rifiutare di essere sconfitti è già vittoria».
Dal momento che non possiamo evitare le difficoltà, la nostra unica scelta è affrontarle utilizzandole per manifestare la Buddità. Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, sosteneva che «se siamo impegnati in una battaglia, è meglio combattere fino a dire che ce la stiamo veramente godendo. Altrimenti non possiamo dire di aver davvero combattuto». Se lottiamo fino in fondo saremo in grado di goderci la vita. Dovremmo arrivare ad apprezzare le tempeste e gli ostacoli che incontriamo. Nichiren dice: «Quanto più grandi saranno le difficoltà che incontrerà, tanto più grande la gioia che egli proverà grazie alla sua forte fede».
Nella già citata lettera a Shijo Kingo denominata La strategia del Sutra del Loto Nichiren sottolinea tre punti fondamentali per ottenere la vittoria: «È stata una gioia per me sapere che la tua consueta prudenza e il tuo coraggio, così come la tua salda fede nel Sutra del Loto, ti hanno permesso di uscirne illeso». Così commenta il passo il presidente Ikeda: «La base di tutto è una fede forte e salda. Solo grazie alla fede possiamo attingere all’illimitato potere della Legge mistica e manifestarlo nella nostra vita sotto forma di saggezza, coraggio, forza vitale e protezione da parte delle funzioni benevole dell’universo. Saggezza, coraggio e forte fede – sono questi secondo il Daishonin gli ingredienti fondamentali per la vittoria».
Abbiamo detto che il concetto di “vincere o perdere” nel Buddismo si riferisce a una lotta interiore tra fiducia e senso di sconfitta, tra speranza e rassegnazione, tra illuminazione e oscurità. Questo non vuol dire però che non sia altrettanto importante ottenere una prova concreta dalle nostre preghiere, risolvere i nostri problemi e superare gli ostacoli o le difficoltà. La prova concreta è decisamente importante per consolidare la fede dei principianti e approfondire o rinnovare quella dei più anziani nella pratica. Ma come al solito nel Buddismo i benefici sono il risultato tangibile di una trasformazione interiore, della personale rivoluzione umana. È su di essa, innanzitutto, che vanno concentrati i nostri sforzise vogliamo ottenere risultati duraturi. Inoltre, da un altro punto di vista, per godere dei beni materiali o, usando le parole di Nichiren, dei «tesori del corpo e del forziere», è necessario accumulare i tesori del cuore. Non è detto che avere tanto o avere tutto ci renda felici. Attraverso la fede si ottengono la forza e la saggezza per godere delle cose concrete. «Chi è ricco di forza vitale – spiega il presidente Ikeda – potrà utilizzare i tesori dell’universo esistenza dopo esistenza, godendosi un viaggio di eterna felicità. Questa è la vera vittoria nella vita».
Certo, talvolta possiamo fare un passo falso o subire una sconfitta o una battuta d’arresto. Ma l’importante è non arrendersi e ripartire con lo stesso spirito, vivace e allegro: «Trasformerò questa delusione in una vittoria ancora più grande. Se ho perso oggi, lotto per vincere domani».
Quindi, al di là dell’esito di una singola sfida, l’importante è condurre una vita splendida, appagante, pienamente vittoriosa, con un atteggiamento fiero che non è mai sconfitto, che non ha paura di nulla come il re leone: «Chi ha un cuore di leone conseguirà sicuramente la Buddità».
L’obiettivo è vivere l’esistenza con una condizione interiore pronta ad affrontare qualunque ostacolo senza lamentarsi, progredendo sempre anche se soltanto di un millimetro alla volta. Questo atteggiamento è la causa e la condizione per essere vincitori nella vita, anche al di là di qualche momentaneo insuccesso. È questa forza, passione e gioia di vivere, che ci abbraccia fino all’ultimo istante dell’esistenza, che il presidente Toda e il suo discepolo Ikeda definiscono «la vittoria finale».
Una delle ultime lettere che Toda scrisse al suo amato discepolo recita:
«Vincere e perdere
fanno parte della vita,
ma io prego il Budda
per la vittoria finale».

di Lodovico Prola  (tratto da Buddismo e Società n. 159)
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