La strada della felicità

Nichiren Daishonin iscrisse il Gohonzon, un mandala in cui concretizzò la propria Illuminazione, in modo da permettere a tutte le persone di stabilire un legame diretto con la Legge mistica alla quale lui stesso si era illuminato. Con la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, il Daishonin ha lasciato la chiave per risvegliare la natura di Budda che esiste dentro di noi, indipendentemente dallo stato vitale e dalle circostanze in cui ci troviamo. Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, il sole della Buddità sorge nel nostro cuore, rompendo le nubi dell'oscurità e dell'illusione, mentre dalle profondità del nostro essere emergono saggezza, forza vitale, gioia di vivere, coraggio e compassione. Lo scopo della pratica buddista è sviluppare una felicità assoluta e indistruttibile che non è legata alle circostanze impermanenti della vita, ma scaturisce da questo profondo risveglio interiore. Praticare il Buddismo significa rideterminare ogni giorno questa meravigliosa trasformazione, lottando per vincere sui nostri limiti e consolidando un io sempre più forte e capace di abbracciare gli altri, utilizzando qualunque ostacolo o difficoltà per realizzare una felicità ancora più profonda. Questo processo di radicale trasformazione spirituale, definito "rivoluzione umana", non riguarda soltanto noi stessi. Il Buddismo spiega, infatti, che tutte le forme di vita e tutti i fenomeni sono profondamente interrelati: non esiste separazione tra il mondo interiore di un individuo e il suo ambiente, così come non c'è separazione tra il corpo e la sua ombra. Per questa ragione i cambiamenti che avvengono dentro di noi grazie alla pratica buddista si riflettono naturalmente all'esterno, traducendosi in un graduale miglioramento anche della vita delle persone con cui condividiamo i legami più profondi e, per estensione, di tutto l'ambiente che ci circonda che, dal punto di vista buddista, non è che lo specchio della nostra condizione vitale. Ciò significa che quanto più consolidiamo la Buddità dentro di noi, tanto più le circostanze esterne, la qualità delle relazioni e anche le condizioni materiali della vita nostra e di chi ci è vicino iniziano di pari passo a migliorare.
In poche parole, quando noi cambiamo, anche il mondo cambia. 

(NR n° 492 Lug-2012)
stampa la pagina

Commenti