Collera, invidia e conformismo

Saito: […] Gli invidiosi indossano sempre una maschera di moralità e giustizia.

Suda: Ne abbiamo un esempio nei giornalisti senza scrupoli che non pensano ad altro che a denigrare qualcuno. Posano come campioni di rettitudine, pontificando sulla giustizia sociale e la libertà di parola ma, quando trovano qualcuno con cui prendersela, ricorrono ai mezzi più meschini per colpirlo. Secondo un osservatore, questi giornalisti non riportano mai la cronaca dei fatti, si limitano a montare storie e a divulgarle.

Endo: Quante persone hanno visto i propri diritti umani violati da questi individui privi di morale! La persecuzione da parte dei mezzi di comunicazione è l'equivalente moderno dell'ostracismo ateniese. Se non si farà niente per cambiare la situazione, temo che la società contemporanea subirà la stessa sorte dell'antica Atene. Più una persona emerge e più queste persone cercheranno di farla cadere.

Saito: L'esistenza dei giornali scandalistici è sintomatica di una società pervasa dall'invidia. Un aspetto che la caratterizza è il “falso egualitarismo”, cioè un senso negativo dell'uguaglianza che vuole tutti allineati allo stesso livello in un perfetto conformismo.

Ikeda: Forse è lo stesso conformismo che sta alla base del fenomeno del bullismo nelle scuole. Se uno studente è diverso dagli altri viene immediatamente molestato. Se non rientra nella maggioranza, viene emarginato. In un certo senso, sia l'invidia verso chi è più bravo sia il bullismo sono prodotti dal conformismo. Alla luce di questo, è interessante notare che Atene sia il luogo di nascita della democrazia.

Suda: Immagino che la ricerca dell'uguaglianza in democrazia intensifichi l'invidia, perché riduce le persone a omologarsi alla massa.

Ikeda: Naturalmente questa non è vera uguaglianza. La vera uguaglianza parte dal riconoscimento che ogni persona è unica, come lo sono i fiori di ciliegio, pruno, pesco e susino. Uguaglianza significa che ogni persona può manifestare pienamente la propria individualità e la democrazia dovrebbe offrire a tutti uguali possibilità. Ma se usiamo criteri di valutazione molto rigidi, coloro che non rientrano nei nostri parametri rimangono esclusi.[...]
Il conformismo denota chiusura mentale; da questo nascono l'invidia, il bullismo e le spietate lotte del mondo di collera. È indispensabile avere una mente aperta che sappia rispettare gli altri. La massima apertura mentale si trova nel Sutra del Loto che riconosce in tutti il mondo di Buddità.
Il conformismo è una tendenza diffusa in tutto il mondo. Prendendo l'economia come unico metro di giudizio, si classificano i paesi come avanzati o in via di sviluppo. Ma, cambiando il metro di valutazione, cambierebbe l'intera mappa del mondo. Se per esempio valutassimo i paesi in base al grado di armonia familiare, di rispetto della natura o a qualche altro criterio, la divisione tra paesi avanzati e in via di sviluppo risulterebbe totalmente diversa.
Nel pluralismo del ventunesimo secolo i popoli del mondo dovranno imparare a rispettarsi l'un l'altro.

Endo: In Giappone esiste una forte tendenza al conformismo. E se a questo uniamo una tradizione di collettivismo otteniamo una sicura ricetta per il fascismo. Non è ammesso in nessun caso che l'individuo non si conformi alla maggioranza, il che equivale a calpestarne i diritti umani.

Suda: In altre parole, in Giappone più siamo tutti uguali, più ci sentiamo meglio. “Se attraversiamo tutti insieme col semaforo rosso, non ci succede niente”.

Ikeda: In Giappone sussiste un reale pericolo di scivolare nuovamente nel nazionalismo. Perciò è necessario formare individui che abbiano salde convinzioni personali.

Saito: Gli elementi nazionalisti attaccano la Soka Gakkai proprio perché è diventata un baluardo per la protezione dei diritti umani.

Ikeda: Dobbiamo batterci coraggiosamente contro queste tendenze. Solo i Bodhisattva della terra e i Budda sono in grado di manifestare una potenza “simile a un leone all'attacco”.
Il Buddismo riguarda la vittoria. Non possiamo non vincere. Dobbiamo combattere il male con l'impeto di una asura, di un demone alla carica. Quando lottiamo per kosen rufu, in base al mutuo possesso dei dieci mondi la vita di asura manifesta la funzione della Buddità. I Budda e i bodhisattva che esistono da sempre e ovunque non possono che applaudirci. Lottare solo per se stessi e cercare di apparire migliori degli altri è meschino; attaccare gli altri per amore del proprio io era la natura di Devadatta.

Saito: Devadatta invidiava Shakyamuni e lo combattè ricorrendo a ogni mezzo. Eppure Shakyamuni si mantenne perfettamente calmo e padrone di sé. Possiamo immaginare la delusione di Davadatta di fronte alla compostezza di Shakyamuni. Si sarà sentito ancora più meschino, scivolando sempre di più nel mondo di Collera, fino a cadere nello stato d' Inferno.

Suda: Devadatta chiedeva regole più severe di quelle stabilite da Shakyamuni e manteneva un apparente rettitudine e umiltà. È il modo di agire di una mente caratterizzata da piccola bontà.

Ikeda: Coloro che vivono nel mondo di collera ingannano se stessi e gli altri; la loro vita è tutta un' impostura, vogliono mostrarsi forti, ma in realtà conducono un'esistenza miserabile, prima di vera soddisfazione e non possono espandere il loro stato vitale.

Endo: Un altro brano del libro “People of the Lie” recita: “Coloro che cercano costantemente di sfuggire alla voce della propria coscienza, al pericolo di essere smascherati, sono i più spaventati tra gli esseri umani. Vivono letteralmente nel terrore. Non hanno bisogno di essere condannati all'inferno; ci sono già”.

Ikeda: Una mente arrogante è sempre inquieta, non riposa mai. L'invidioso cerca di disturbare gli altri e vive in un mondo instabile. Il Daishonin descrive così la visione distorta dei nemici del Sutra del Loto: “Ma gente come Achary Owari non riconosce le proprie colpe ed essendo gelosa degli altri crede che sia la montagna a girare quando in realtà sono solo i suoi occhi”.

Saito: Lo specchio per riconoscere questa verità è la dottrina dei Dieci mondi. Molte altre persone, influenzate dagli invidiosi, non riescono a giudicare la magnificenza di una montagna.

Ikeda: È la condizione descritta dal Sutra “[...] poichè odio e gelosia nei confronti di questo sutra abbondano perfino mentre il Tathagata è nel mondo, quanto peggio sarà dopo la sua scomparsa?”

Ci siamo dilungati sul mondo di collera perché l'odio e la gelosia abbondano nel mondo di oggi.

(D. Ikeda: "La saggezza del Sutra del Loto" vol.2 pag. 308/313)

(Foto e contributo di Giulietta)
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