Le regole del gioco

di Greg Martin

Nel Buddismo per preghiera si intende qualcosa di piuttosto diverso da quello cui siamo abituati fin dall'infanzia. Se non si capisce la differenza si tenderà a continuare a pregare come se si cercasse di comunicare con qualche potere trascendente. Questo vorrebbe dire limitarsi solo agli aspetti superficiali dell'essere Budda, mentre in realtà si rimane attaccati al vecchio modo di pensare. [...]
Le preghiere allora tendono a essere pieni di sensi di colpa e ineguatezza. Nel Buddismo ogni potere si trova all'interno dell'essere umano. La preghiera buddista è auto diretta. Lo scopo della preghiera nel Buddismo è trasformare l'illusione in saggezza e quest'ultima è senza dubbio uno dei più grandi benefici della pratica buddista. Si è infelici se la propria vita è piena di illusioni, non conta quanto si possa essere sinceri o motivati. E' facile mettere cause negative per ignoranza, alimentando le proprie tendenze, ottenendo come risultato ulteriori sofferenze e un desiderio ancora più forte di uscire da tale situazione.
Le preghiere buddiste esprimono senso di responsabilità e apprezzamento, mentre quelle etero dirette tendono facilmente ad essere pessimiste e superficiali. Si dovrebbe pregare come se si volessero raccogliere i fiori di loto che crescono nello stagno a volte fangoso della vita.
Si recita Daimoku al Gohonzon per APRIRE GLI OCCHI e vedere quella fioritura. 

(N. R. 198, pagg. 4-5)
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