Daimoku prima di tutto

di Kaneko Ikeda

C'è un passo degli scritti di Nichiren Daishonin che ero solita leggere insieme ai miei genitori, che avevano aderito alla Soka Gakkai spinti dall'ammirazione e dal rispetto che nutrivano nei confronti del suo fondatore Tsunesaburo Makiguchi: «Anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta» (Sulle preghiere, RSND, 1, 306).
Avendo percorso il sentiero della rivoluzione umana e di kosen-rufuseguendo la guida dei primi tre presidenti della nostra organizzazione, ho verificato personalmente queste parole più e più volte nel corso degli anni. Davanti a qualsiasi difficoltà niente è più potente di una preghiera determinata che non vacilla. Se facciamo così, vedremo senza alcun dubbio i risultati. Mi tornano alla mente le parole che il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, ripeteva spesso alle giovani donne del gruppo Kayo-kai: «Qualsiasi cosa accada, continuate a recitare Daimoku». Se ci limitiamo a preoccuparci della situazione e a lamentarcene con gli altri non cambierà niente. Ma quando ci sediamo davanti al Gohonzon e recitiamo Daimoku, tutto comincia a muoversi in direzione della speranza, del progresso e della vittoria. Sono sicura che anche tutti voi avete fatto questa profonda esperienza. In uno dei suoi scritti il Daishonin cita il Gran Maestro giapponese Dengyo: «Quando nella famiglia si onorano assiduamente gli insegnamenti, i sette disastri saranno certamente banditi» (WND, 2, 1026). Una donna che recita sinceramente Daimoku può assolutamente cambiare il veleno in medicina, sia nella sua famiglia che nella comunità in cui vive. 

(N. R. n° 437 Febbraio 2010)

Commenti