Il dondolio della pratica

Perché alcune persone tendono a dondolarsi mentre recitano?

I motivi del "dondolamento" possono essere molteplici, sicuramente differenti da persona a persona, e bisogna sempre tenere presente che qualsiasi interpretazione non è che una supposizione! Tuttavia si può osservare come in alcune forme religiose, ad esempio l'ebraismo, il movimento sia considerato un fattore indispensabile, cioè una parte integrante della preghiera, tanto quanto in altre si reputa essenziale l'immobilità.
Potremmo dire che la preghiera è sempre un tentativo di uscire dal circolo vizioso del proprio "piccolo io", delle proprie limitazioni. Se ci si muove durante la recitazione, dunque, è probabile che intimamente si avverta di essere in una condizione statica, di immobilità negativa, rimanendo prigionieri della propria mente, delle proprie idee ecc., e perciò si cerca nel movimento la risoluzione di questa stasi. Se, al contrario, si preferisce l'immobilità nella meditazione, allora forse vuol dire che nella vita ci si agita convulsamente, cercando con affanno una soluzione che invece sarebbe possibile trovare fermandosi e calmandosi.
C'è, inoltre, una possibile interpretazione psicanalitica: dondolandosi si ha la sensazione di rientrare nelle braccia materne, nel grembo, cullandosi e affidandosi all’archetipo genitoriale.
Va, comunque, ricordato che nella nostra pratica del buddismo di Nichiren Daishonin durante la recitazione viene consigliato un atteggiamento composto, evitando il più possibile movimenti e distrazioni proprio perché è essenziale concentrarsi sul Gohonzon e sul rituale. E' altresì importante, però, non essere rigidi osservando le regole in modo troppo severo e formalistico. Le regole sono delle indicazioni, non dei vincoli assoluti: ognuno deve poter vivere la propria pratica con la massima naturalezza.

[via | Maurizio]
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