L'eccezione che conferma la regola

Il Buddismo di Nichiren Daishonin si definisce «vero» Buddismo. Vuol dire che è al di sopra di tutto e di tutti? No, non al di sopra ma unico nella sua particolarità di permettere ad ognuno indistintamente di manifestare appieno l’intima natura di Budda.

Affermare che il Buddismo di Nichiren Daishonin è il «vero» Buddismo, a molte orecchie può suonare come un approccio dogmatico alla religione; un approccio che mette perfino un po’ paura, memori di tutte le guerre che nel corso della Storia si sono scatenate – o che sono tuttora in corso – per far prevalere la supremazia di una religione sulle altre. In questo caso, però, non si tratta di supremazia, ma di servirsi del ragionamento (oltre che dell’esperienza) per comprendere perché si parla di «vero» Buddismo. In primo luogo, non si può certo negare che le strade che permettono di raggiungere un’alta condizione vitale sono molte: ci sono state (e ancora oggi ci sono) persone che hanno compiuto grandi imprese senza aver mai praticato il Buddismo e d’altronde non è che un fervido praticante sia - per definizione - migliore di chiunque altro. Sotto certi aspetti, “vero” vuol dire che è l’unico insegnamento che – nell’epoca attuale – permette di raggiungere la condizione vitale illuminata chiamata Buddità.
Il coraggio, la saggezza e la compassione illimitata sono per tradizione attributi del Budda: chi possiede queste qualità, sta già manifestando la sua Buddità? La risposta è no. Non secondo gli insegnamenti di Nichiren Daishonin. Le caratteristiche che abbiamo appena elencato, sono comuni alle condizioni vitali di Studio, di Illuminazione parziale e di Bodhisattva, condizioni vitali che si possono raggiungere anche attraverso l’impegno personale. Solo la recitazione di Nammyoho-renge-kyo, invece, permette di manifestare la Buddità. Nel trattato L’apertura degli occhi (Kaimoku Sho), Nichiren Daishonin ha dimostrato la superiorità di Nam-myohorenge-kyo sugli altri insegnamenti mediante le cinque comparazioni e ha affermato che solo Nam-yoho-renge-kyo delle tre Leggi segrete ha il potere di condurre tutte le persone, senza distinzione di intelligenza, benessere o status sociale, a una felicità indistruttibile.
Le maggiori religioni si basano sulla fede in un dio trascendente. Semplificando un po’, si può dire che i credenti possono raggiungere un’elevata condizione di vita attraverso la preghiera o attraverso delle azioni, senza mai poter essere al pari della divinità. Il Buddismo di Nichiren Daishonin, al contrario, suggerisce che il più alto stato vitale è intrinseco alla vita di ognuno e si manifesta grazie ad un’azione individuale, la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, fino ad esprimere una suprema condizione vitale che coincide esattamente con la Legge dell’universo. Tra l’altro, secondo l’insegnamento del Daishonin, proprio l’epoca attuale è quella in cui il maggior numero di persone può arrivare a comprendere questa verità fondamentale.
Il principio delle nove coscienze, nove diversi livelli di consapevolezza che, secondo il Buddismo, tutti gli esseri senzienti possiedono, può essere utile per capire meglio quanto detto finora. Il funzionamento delle prime sei coscienze non comporta un’applicazione consapevole, poiché si tratta di sensazioni percepite dai cinque sensi (vista, olfatto, gusto, tatto, udito) e la loro successiva elaborazione da parte dell’istinto. Il settimo livello, la coscienza di sé, consente di migliorarsi attraverso l’impegno e l’applicazione personale: studiosi, artisti e filosofi di tutte le epoche hanno avuto, chi più chi meno, una coscienza di sé piuttosto sviluppata, ma la contropartita è che questa condizione vitale può ancora essere facilmente dominata da un ego troppo sviluppato. Nell’ottava coscienza è immagazzinato il karma, gli effetti di pensieri, parole e azioni accumulati nel passato che influenzano, per lo più inconsapevolmente, le azioni e le percezioni quotidiane. Chi sceglie di superare l’egoismo e operare per il bene degli altri, crea una causa a livello di questa ottava coscienza, ottenendo la saggezza, la compassione e il coraggio che sono propri dello stato del Bodhisattva. E molti filantropi hanno vissuto in questa condizione che comprende però solo una Illuminazione parziale rispetto alla vera entità delle cose. Solo attivando la nona coscienza è possibile purificare la vita e scoprire la natura di Budda che tutti possediamo, manifestando i quattro attributi di vero io, eternità, felicità e purezza, che sono le caratteristiche proprie di questa condizione più alta.
Con l’iscrizione del Dai-Gohonzon (12 ottobre 1272), Nichiren Daishonin ha offerto a tutti gli esseri umani il mezzo con cui manifestare e alimentare queste qualità. «Non cercare mai questo Gohonzon fuori di te – scrive –. Il Gohonzon esiste solo nella carne mortale di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-rengekyo. Il corpo è il palazzo della nona coscienza, immutabile realtà che regna su tutte le funzioni della vita».
(Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pp. 203 e 204).
Sono molti gli individui che hanno costruito realizzazioni piene di significato nel corso della loro esistenza, ma questo non va confuso con l’effettiva manifestazione della Buddità. Un Budda può anzi condurre una vita anonima e apparentemente ordinaria. «Le persone nello stato di Buddità, – sostiene il presidente Ikeda – a prima vista possono non apparire ecccezionali. Le loro azioni sono quelle dei bodhisattva della Terra, che sono capaci di condurre una vita caritatevole, perché sostenuti dalla forza vitale del Budda, e dalla forza vitale della terra che si identifica con la Legge mistica». Nell’immaginario collettivo, invece, il Budda spesso è visto come un essere sovrumano o una figura a metà tra un guru e un santo. Ma il Buddismo del Daishonin sostiene la più assoluta uguaglianza tra le persone e un Budda non è intrinsecamente “migliore” di chiunque altro. «La differenza sta unicamente nella bontà o nella malvagità della nostra mente. Lo stesso vale per un Budda o un comune mortale. Quando una persona è illusa è chiamata comune mortale, ma una volta illuminata è chiamata Budda».
 (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, p. 5).
Nessun’altra religione spiega come rivelare la condizione di Buddità, grazie ad un oggetto di culto - il Gohonzon – che materializza la verità fondamentale presente anche in ogni essere umano. In questo senso, pare abbastanza logico parlare di “vero” Buddismo, non tanto per affermare una presunta superiorità quanto per sottolinearne la singolarità. Grazie alla recitazione di Nam-myoho-rengekyo è possibile manifestare la natura di Budda e godere appieno della propria esistenza, ponendo giorno dopo giorno come base quotidiana la nona coscienza, cioè la condizione vitale più elevata. Gli effetti si vedono e si comprendono sempre di più, continuando ad esercitarsi con passione in questa impresa.

Liberamente tratto da UK EXPRESS
a cura di cristina sereni e michaela barilari

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