Io so che sto spiccando il volo, per questo non ho paura e mi sfido

Quando ho abbracciato Nam-myoho-renge-kyo a diciassette anni, una delle prime sensazioni che ho avuto è stata che Nam-myoho-renge-kyo stesse abbracciando me: una ragazzina dai grandi sogni, con tanta energia, ma che non sapeva dove canalizzarla. Da quel momento non mi sono mai più sentita “matta”, “strana” o quant’altro, piuttosto UNICA e mai sola.
Ho abbracciato il Gohonzon e la sfida fondamentale di realizzare i miei sogni come mi prometteva Sensei, e lo studio di questa portentosa filosofia.
Sin da giovanissima sognavo di diventare una grande attrice. Finalmente quando ho iniziato a praticare ho tirato fuori questo sogno.
Avevo già iniziato a barcamenarmi sin dai quindici anni nel mondo dello spettacolo, inciampando in situazioni improponibili. La mia famiglia, soprattutto mio padre che si è sempre opposto in maniera spesso anche prepotente, non condivideva affatto questa mia aspirazione e l’ambiente non ha risposto repentinamente alla mia preghiera, anzi. Per almeno sei anni ho ricevuto solo rifiuti, ma continuavo a recitare con il mio sogno appuntato sulla lista dei desideri: «Voglio diventare una grande attrice per kosen-rufu» (kosen-rufu mi avevano suggerito i miei responsabili di aggiungerlo e a me, anche se non capivo bene cosa significasse allora, non costava nulla).

Nel frattempo mi laureavo, nasceva mia figlia e io mi arrabbattavo come potevo per pagare le bollette e sostenere la mia neo famiglia che sin da subito si ridusse a due componenti.
Intanto l’ambiente continuava a rifiutarmi, ma io mantenevo l’obiettivo e continuavo a recitare per realizzarlo e a fare azioni. Mi ripetevo quello che riportava Sensei di Beethoven: «Mai un giorno senza scrivere un rigo». Se non potevo pagarmi i corsi di recitazione organizzavo e sostenevo i coach che venivano dall’Actors’ Studio per poter studiare gratuitamente, studiavo da sola i personaggi nelle sere in cui ancora giovanissima dovevo restare a casa con una figlia piccola, mi allenavo fisicamente stile Rocky per trasformare quel corpo “cicciottello” che non sentivo adeguato a un attrice che si rispetti (e qui potrei scrivere un’esperienza: IO HO VINTO SULLA CELLULITE, ma non è la sede), leggevo le biografie di quegli attori che avevano fatto la storia, ecc…
La prima occasione di lavoro è arrivata solo dopo otto anni, mentre lavoravo in produzione e un regista ha riconosciuto in me quel desiderio così forte e mi ha dato la speranza di poterlo realizzare.
Ma non si può mai abbassare la guardia e quella particina non avrebbe certamente risolto la mia carriera, né tantomeno i grossi ostacoli di ordine economico che hanno caratterizzato la mia vita. Dopo quell’occasione di nuovo il vuoto e di nuovo io coinvolta in un susseguirsi di porta a porta del mio materiale in cerca di lavoro. A un certo punto non ne potei più: capii profondamente che la mia felicità non poteva dipendere dal mio lavoro e che sarei stata disposta ad abbandonare il mio sogno se questo era sinonimo di “sofferenza”. Così recapitai a mano le ultime foto e l’ultimo curriculum in una produzione dove ebbi la fortuna di incappare nel regista. Sbattei il materiale su quella scrivania e proclamai il mio verdetto davanti a tutti: «Se non lavoro per un film come questo, allora peggio per voi, l’Italia avrà perso una grande attrice». E me ne andai. Cominciai a quel punto a muovermi in altri ambiti, e stavo per firmare un contratto con un’azienda quando fui richiamata dopo sei mesi per il provino. Lo vinsi, come parte del cast protagonista, ed era La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana che riscosse grande successo in tutto il mondo e segnò l’inizio della mia carriera. Si potrebbe pensare che da quel momento tutto andò liscio, ma non fu così. Ho passato tanti altri momenti di profonda crisi, di assenza di lavoro, di provini mancati e di delusioni profonde, ma la mia sfida non poteva più essere arrestata.
Da allora non ho mai smesso di crescere come artista e ho recitato moltissime parti in moltissimi progetti. Intanto mia figlia, nonostante le difficoltà, cresceva forte, sana, consapevole e con il mio stesso desiderio di diventare attrice. Il primo provino importante da protagonista le arrivò a nove anni e fu scelta al fianco di Nanni Moretti in Caos calmo: a dieci anni già cavalcava la passerella della Berlinale. Attraverso la sua esperienza capivo che io avevo trasformato il karma della mia famiglia per sette generazioni avanti e sette indietro come promette il Gosho.
Ma la mia carriera continuava a trascinarsi un comun denominatore in tutti i lavori che facevo: il mio lavoro non veniva mai riconosciuto. Sbagliavano il nome negli articoli di giornale, premiavano tutto il cast tranne me, non mi riconoscevano sulle passerelle dei miei stessi film, mi escludevano dalla promozione, ecc… Ogni volta sembrava di dover ricominciare da capo, fin quando non capii che se non riconoscevo io il mio immenso valore, di Lidia, della mia Buddità, di tutti gli sforzi fatti,di tutte le persone che hanno iniziato a praticare grazie al mio esempio (ventisei a oggi con mia figlia), nessuno lo avrebbe mai percepito. Per cinque lunghi anni ho praticato per sentirlo. E siccome la vita non è fatta a fette ma comprende tutto, ho praticato e agito accuratamente sull’atteggiamento che avevo nelle relazioni sentimentali che nella mia vita sono state quasi sempre caratterizzate da violenza, da quella fisica a quella verbale/psicologica. Ho scoperto quanto le mie scelte si basassero per lo più sull’animalità e quanto io dovessi rieducare il mio DNA a ricevere amore “sano”. Ho chiuso l’ennesima relazione quasi due anni fa, ma nonostante una sofferenza indescrivibile che è durata quasi fino a ieri, dentro sento che ho cambiato qualcosa di grande e mentre lasciavo andare l’uomo che amavo moltissimo ho lanciato l’ennesima sfida alla mia vita e con un piccolo gruzzoletto a disposizione sono partita per un viaggio negli Stati Uniti, così, per una vacanza, con mia figlia.
Atterrata da tre giorni a Los Angeles ho incontrato una regista dell’Actors’ Studio che stava cercando un’attrice in grado di interpretare Anna Magnani in teatro. L’aveva trovata. Da laggiù, in brevissimo tempo ho dovuto organizzare la mia vita e quella di mia figlia per poter rimanere negli Stati Uniti. Dopo neanche due mesi avevo il visto 01 per talenti di “capacità artistiche eccezionali”, come lo chiamano loro, e davanti il lavoro su un personaggio enorme: Anna Magnani. La prima cosa da fare per poter far rivivere Anna era confrontarsi con la sua grandiosità e quindi riconoscere la stessa grandiosità in me. È stata una rinascita scoprire che accettare di avere un potenziale illimitato è la massima forma di umiltà e una grande presa di responsabilità di fronte al mondo. Le resistenze sono state tantissime ma, da piccolo ruolo in un contenitore di spettacoli, Solo Anna è diventato un monologo in atto unico che commuove le persone e che a giugno debutterà a New York, e che ha liberato ancor di più la mia creatività e la mia gioia nel lavoro.
Nel frattempo affronto la profonda crisi economica (mio buon amico che mi riporta dritta davanti al Gohonzon) come molti di noi stanno facendo, mentre mi dedico al mio desiderio di ricostruire la divisione artisti italiana affinché diventi esemplare in tutto il mondo e mantengo il mio obiettivo personale di dedicare il mio prossimo Golden Globe al mio maestro e alla Soka Gakkai che sempre mi ha sostenuto in questi anni. (L. V.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)
stampa la pagina

Commenti

  1. Grazie di cuore, leggendo la tua esperienza ho rivissuto la mia (che é ancora in corso di sviluppo), grazie per questo incoraggiamento, Grazie per aver scritto queste parole che sembrano mie <3

    RispondiElimina
  2. Grazie Lidia Vitale per il bellissimo percorso di pratica e vita!

    RispondiElimina

Posta un commento