Caro Gohonzon

Caro Gohonzon,
ti scrivo per cercare di analizzare, riflettere ed esprimere l’ultimo anno trascorso insieme.
Decisamente è stato un anno di svolta risoluta.
Finalmente, facendo a pezzi e vincendo la gigantesca PAURA di essere senza lavoro, vista la mia misera condizione economica, la mia veneranda età e la grave situazione lavorativa nazionale, GRAZIE A TE ho affrontato coraggiosamente e serenamente come un cielo sgombro da nuvole il mio autolicenziamento (a causa di un disaccordo) senza l’ombra di un nuovo posto.
Per fortuna, con il tuo zampino, immediatamente ho trovato un buon lavoro, che svolgo tutte le mattine, ma che non basta a coprire le mie spese vive.
E per sfortuna ho scoperto nell’arco dell’anno con enorme stupore che addirittura non volevo più lavorare, io che non ho mai perso mezz’ora di lavoro in tutta la mia vita, tanto il lavoro è sempre stato al primo posto. Di botto ne ho avuto terrore.
Questo fattore psicofisico, come ben sai, mi ha creato uno spaventoso conflitto interiore, sfociato in depressione. Avevo assoluto bisogno di lavorare, ma non volevo più farlo. Non mi riconoscevo più, non percepivo più il mio valore né la mia fede che, pur praticando quotidianamente, si era totalmente indebolita.
Soffrivo tanto, avevo l’incubo del fallimento, della povertà, ed ero del tutto incapace di reagire. E tu ben sai quanto tutta questa sofferenza mi abbia discostato da te e da tutti. Non c’erano letture o incoraggiamenti che mi distogliessero da tanta negatività.
Poi, all’improvviso, il cinque marzo scorso, parlando e descrivendo a mia figlia Daria (anch’essa praticante) il periodaccio nero che stavo vivendo da un bel pezzo, lei mi ha attaccato con parole forti ma giuste, consigliandomi di venire davanti a te e di metterti duramente alla prova. Dovevi dimostrarmi la tua potenza. Le sue parole mi hanno convinta e le ho prese alla lettera. Inaspettatamente, con la grinta furibonda di chi non ne può più, ti ho detto che entro quattro giorni volevo avere o vedere un segnale evidente e concreto. L’ho determinato con tutta me stessa, ho fatto un’oretta di Daimoku e poi l’ho comunicato a Daria, che mi ha detto che avrei dovuto pretendere il beneficio immediatamente. Così è stato! La tua potenza si è manifestata nellostesso istante del mio profondo ichinen. In un battibaleno la Susanna fallita è sparita. In un attimo ho dimenticato tutta la tristezza che fino a quel momento mi aveva sopraffatta. Mi sono sentita leggera come una piuma e libera da quell’angoscia di assoluta impotenza. Ho sentito di nuovo il mio stato vitale alzarsi sempre di più e ho ritrovato la rinnovata felicità del cuore e nel cuore, la sensazione di essere felice dedicandomi a me e agli altri semplicemente così come sono, con infinita gioia.
Come conseguenza di questa trasformazione interiore ho ritrovato il desiderio di tornare a lavorare a tempo pieno.
Nel frattempo, dedico parte del mio tempo libero in una casa di riposo della mia città facendo compagnia agli anziani ospiti della struttura. E, come avrai notato, questo rinnovato benessere ha influito sul nostro legame: ora sono più felice e a mio agio. Proprio come dice il mio Gosho preferito: «Non c’è felicità più grande per gli esseri umani che recitare Nam-myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 607). Ancora una volta GRAZIE GOHONZON!!! Perché ci sei sempre, ogni volta che io ti cerco con tutta me stessa. (S. O.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)
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Commenti

  1. Bellussima esperienze grazie. Si il gohonzo. E dentro di noi buona giornata.

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