Sono in pieno cammino

Negli ultimi mesi mi si è misticamente manifestata la possibilità reale di cambiare lavoro per svolgere un ruolo per cui stavo praticando da anni, ma di cui non avevo fatto menzione a nessuno perché temevo l’impossibilità del mio desiderio. Avrei inoltre potuto svolgere quel lavoro a pochi passi da casa mia risparmiandomi molte ore del tempo che quotidianamente trascorro nel traffico cittadino. Si stava realizzando tutto così come l’avevo sempre sognato, e mi sono sforzata ancora di più per praticare correttamente e per sentire davanti al Gohonzon, oltre che nella mia vita, che quel beneficio era assolutamente alla mia portata.
Ma quel posto non è diventato mio e, poco alla volta, ho iniziato a sentire una grande disperazione nel cuore. Desideravo cambiare il mio modo di guardare quella situazione ma non ci riuscivo. Avevo improvvisamente perso la fiducia che mi faceva sentire “perfettamente dotata”.
Poco a poco però, continuando a recitare Daimoku davanti al Gohonzon, ho percepito che anche la mia disperazione e il mio scoraggiamento erano degni e avevano un significato prezioso, pur se io ancora non sapevo quale fosse; e ho preso coscienza che la mia sofferenza non era contingente ma aveva radici molto antiche.
Solo quando non ho avuto più paura di sentirlo, ho capito che quel dolore rappresentava per me una grande occasione, e a un certo punto ho avuto il desiderio, quasi l’urgenza, di andare oltre e realizzare la mia vita. Ora posso dire che quella sofferenza è stata, in realtà, una mia grande alleata nel periodo più critico di quei giorni perché mi ha fatto capire quanto avessi lasciato che gli altri decidessero per me mentre io stavo rinunciando; la mancata realizzazione del mio obiettivo lavorativo si era trasformata in uno zenchishiki, un “buon amico” che mi ha permesso di sviluppare una fede che fino a quel momento non avevo ancora sperimentato. Ho capito che nel pericolo di sentirmi sconfitta avevo cercato soluzioni ragionate solo perché non ero riuscita ad abbandonarmi completamente al potere del Daimoku. Mi ero convinta che quel lavoro fosse il mio beneficio ma in realtà, chiudendomi in un’unica soluzione, mi stavo perdendo le infinite possibilità che graziealla mia natura illuminata posso, invece, manifestare, e ho potuto intuire con chiarezza e con coraggio quanto molto dipendesse da me: «Il corso della nostra esistenza è determinato da come reagiamo, cosa decidiamo e facciamo, nei momenti più bui», dice Sensei (D. Ikeda, Giorno per giorno, Esperia, 9 agosto).
Mentre scrivo non ho ancora realizzato un cambiamento visibile, ma ciò che sta cambiando profondamente è il mio cuore. È una trasformazione lenta, fatta di lotte, di pause e di ricadute, ma non importa. Ciò che conta è sentire che se ho il Gohonzon nella mi a vita non c’è nulla che io devo temere. L’assoluta fiducia di arrivare alla meta mi fa sentire in pieno cammino. Questo tipo di atteggiamento è, senza alcun dubbio, un beneficio. Quindi vado avanti sforzandomi di migliorare gli aspetti di me, del mio lavoro e del mio ambiente in generale contribuendo alla felicità degli altri e fiduciosa nelle parole del Daishonin che ora mi dicono: sii sicura che la ricompensa grande deve ancora venire (cfr. Virtù invisibile e ricompensa visibile, RSND, 1, 806). (A. D’O.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)
stampa la pagina

Commenti

Posta un commento