E se non realizzo? ... Divento felice

Ho iniziato a praticare per un uomo, tredici anni fa. Volevo il fidanzato. Un obiettivo impossibile, fino a quel momento la mia vita sentimentale era inesistente. Avevo trentasei anni e avevo avuto solo storie brevissime. Studiavo ancora alle spalle di mamma e papà, qualche lavoretto, tanti debiti. Nessun rapporto d’amore serio, solo tante avventure; crisi di panico e agorafobia condivano il tutto. Questa era la mia vita nel 2000 e io ho iniziato a praticare solo perché un ennesimo uomo mi aveva detto «non ti amo». Per fortuna, me lo disse!
Dal 2000 a oggi mi sono laureata, ho iniziato a lavorare subito e ho ricevuto il Gohonzon nel dicembre 2001, insieme alla prima vera occasione di impiego con stipendio fisso su cui contare. In questi anni ho affrontato un tumore grazie al quale ho approfondito la mia fede e ho scoperto la mia tendenza distruttiva che non mi faceva godere della vita, ma più di ogni altra cosa ho iniziato a esprimere le mie infinite capacità: ho risolto i miei debiti e ho avuto un contratto a tempo indeterminato in una grande azienda, alla bella età di quarantatré anni, ma soprattutto non ho più avuto timore a riconoscermi dei talenti e a tirarli fuori avendo il coraggio di affermarli.
Il lavoro e la fortuna accumulata con il Daimoku e l’attività mi hanno permesso di comprare, dopo soli tre anni, una casa nel centro di Roma, un sogno impossibile per una donna single, di quarantasei anni, priva di basi economiche solide alle spalle.
E in tutto questo tempo io ho continuato a praticare sempre per un fidanzato. Alcune volte parlavo con il Gohonzon, e a ogni nuova vittoria gli dicevo: «Hai sbagliato di nuovo il tiro, io pratico per un uomo».
E invece il Gohonzon sapeva. Ho capito in questi anni, passo dopo passo, che in realtà avevo bisogno di realizzare quell’io forte e consapevole che Sensei ci spinge a costruire, e ora so che non sarei stata felice con un fidanzato al mio fianco se non avessi trasformato la mia dipendenza da tutto e da tutti.
Ero un tappetino, soprattutto per gli uomini, ora sono serena, felice e realizzata nella mia vita in tutti i suoi aspetti. Ma soprattutto non ho più paura, perché ho scoperto che posso farcela a superare le inevitabili sofferenze che la vita mi porta, superandole conla gioia e la certezza che «al di là del muro, c’è sempre una distesa sconfinata».
Il Gohonzon mi ha portato e continua a portarmi verso la mia vera felicità, e mentre io mi ostinavo a praticare per un uomo lui dialogava direttamente con la mia Buddità e mi traghettava verso quello che veramente desideravo e di cui non ero consapevole.
Non mi sono affidata subito, ma esperienza dopo esperienza ho costruito quella fede che mi faceva accogliere ciò che arrivava con la certezza che fosse per la mia felicità.Ho compreso che solo con la fede possiamo capire la lingua parlata dal Gohonzon e dal Budda.
Continuo ancora a praticare per un fidanzato, perché voglio superare quel limite che sento nel mio cuore e che non mi fa amare pienamente gli altri. Non penso più che voglio realizzare un beneficio ma la trasformazione di quel pezzetto di karma che sta lì e mi fa sentire incapace proprio in quell’ambito.
In questo momento pratico per sentire il desiderio di condividere la mia vita con un compagno, e sono sicura che vincerò anche su questa chiusura, perché la mia rivoluzione umana passa sicuramente anche da qui. (L. N.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)
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