E la vita risponde

«Ogni lotta si trasforma in beneficio. Per favore siate profondamente convinti di questo. Possiamo rivoluzionare noi stessi unicamente sfidando le nostre sofferenze e difficoltà. Per questo continuiamo a lottare». Sono parole di Daisaku Ikeda pubblicate dalla rivista della divisione giovani italiana Il volo continuo.
Quando penso alla domanda: «…e se non realizzo?», la prima cosa che mi viene in mente è: se me la pongo ho poca fede e tanti dubbi. La “responsabilità” del Gohonzon è scoprire il modo di farci comprendere cosa sia giusto per la nostra vita, ed è questo in cui credo.
Il mio pensiero è che si realizzi sempre, anche non in modo “specifico” o “manifesto”. Il tempo che intercorre fra la domanda, o determinazione, e la risposta, ha un ruolo fondamentale: ci consente di cogliere segnali di cui fare tesoro mentre continuiamo a sfidarci, di percepire il bene e i benefici che arrivano in ogni caso, le piccole o grandi prove concrete.
La sfida è opportunità. Il presidente Ikeda ci esorta a lottare per i nostri sogni, ad affrontare ogni subdola paura spronandoci a contrapporle il coraggio, a non restare immobili nella sofferenza ma agire per rialzarci proprio là dove ci sembra di essere caduti. A cosa serve disperarci? Ogni sogno senza azione è un’illusione. Ho imparato cominciando a fare il necessario, poi quello che è possibile. E a un tratto mi sono trovata a fare ciò che credevo impossibile.
Il “beneficio manifesto” sta tardando? Continuo a sfidarmi perché il potere immenso del Gohonzon protegge, porta sempre benefici e quindi fortuna (il bene), e con la spada affilata della fede squarcio l’oscurità. Anzi non la chiamo nemmeno più così, la definisco “penombra”… E, come ci insegna il Daishonin, mi impegno a “trasformare il veleno in medicina”. Il futuro lo costruiamo quando tutto sembra difficile.
Certo, il “beneficio visibile” forse è ciò che vorremmo e subito, tuttavia essere buddisti significa trasformare noi stessi e l’ambiente che ci circonda, sviluppare compassione, saggezza, sentire la nostra Buddità.
Accolgo quindi i “benefici invisibili”, ringrazio per il sorriso di una persona che mi sembrava nemica. Imparo ad affidarmi e fidarmi del Gohonzon ed è tanto, soprattutto quando sembra che manchino troppe cose per riuscire a essere felice qui e ora.
Ho imparato che il “beneficio invisibile”, manifestandosi con una pratica sincera,fa in modo che ogni aspetto della vita possa avere le caratteristiche della Buddità, rendendomi gioiosa nel mio stato vitale. Nichiren insegna che questo è il fine della nostra pratica buddista, proprio questa categoria di benefici. Le risposte materiali servono, eccome, viviamo in un mondo dove paghiamo anche l’aria che respiriamo e non è nemmeno sana… Ma il devoto del Sutra del Loto ha salde radici, costruisce una vita forte e solida. Solo così sto riuscendo a superare le difficoltà per arrivare a una felicità intoccabile e, soprattutto, aiutando gli altri a fare lo stesso.
Va da sé che la domanda: «…e se non realizzo?» si superi eliminandola dalla nostra mente, chemente perché nasce dagli arrovellamenti, dal dubbio, e il dubbio ci blocca, rallenta la risposta, indebolisce la nostra pratica e la fede. Ciò non toglie che mentre perseveriamo a sfidarci fino al traguardo che consideriamo vittoria o “beneficio manifesto”, possiamo trovare nuova forza in noi rideterminando, con la certezza che arriverà ciò che è giusto per la nostra vita.
Ho scelto di andare avanti con il cuore, mi affido al Daimoku, al Gohonzon, quindi alla mia vita. E la vita risponde. Sempre. (P. Z.)

(tratto da Buddismo e Società n. 159)
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