Nel nome del buddismo, il rispetto della vita in un mondo di pace

A Modena, centinaia di praticanti mettono quotidianamente a disposizione del prossimo ogni energia e una fede dalle origini tanto antiche quanto profonde.
di Cesare Carbonieri

Tra le religioni che in città vantano oggi la maggior crescita, quella buddista occupa sicuramente una posizione di particolare rilievo. Nata oltre 2500 anni fa per opera di Goutama Siddharta (Shakyamuni), la sua filosofia si è evoluta nel corso dei secoli secondo i dettami di due grandi famiglie: l'hinayana, estesasi principalmente nel sud-est asiatico con l'obiettivo di procrastinare nel tempo i principi originari del fondatore, e la mahayana, radicatasi soprattutto in Estremo Oriente grazie anche agli ulteriori, non meno importanti insegnamenti di altri maestri.

In questo quadro, nel 13° secolo prende piede la scuola del monaco giapponese Nichiren Daishonin fatta propria, ad inizio '900, dal pedagogista Tsunesaburo Makiguci, primo presidente della Soka Gakkai (Società per la creazione di valore), e dai suoi successori Josei Toda e dall'attuale Daisaku Ikeda. Presente in tutto il mondo, e riconosciuta dalle Nazioni Unite, l'associazione vede in Italia oltre 100mila aderenti ed alcuni centri culturali localizzati a Milano, Firenze, Roma e Bologna. Ciononostante, l'attività dei praticanti viene svolta perlopiù presso comuni abitazioni private in cui gruppi, mediamente numerosi, si riuniscono per momenti di studio, discussione e recitazione.

Nella preghiera (Gongyo), ci si impegna liberamente, dinnanzi a una pergamena denominata Gohonzon, con la lettura di una breve parte del Sutra del Loto a cui si aggiunge la recitazione ritmica del Daimoku (Nam Myoho Renge Kyo),cioè l'invocazione della Legge di Causa ed Effetto perno su cui ruota l'esistenza di ogni essere senziente e chiave fondamentale verso l'illuminazione, lo stato di massima consapevolezza. A differenza delle confessioni mono e politeiste, il buddismo non contempla la figura di un Dio creatore ma, per quanto non possa definire la sua matrice teologica, rimane pur sempre una religione, prospettando una nuova, e auspicabile migliore condizione terrena sia in questa vita che nelle prossime. Prerogativa, comunque, di tutti i membri è la risoluzione dei propri problemi quotidiani, passaggio essenziale per giungere, partendo da se stessi, all'edificazione di un mondo più felice ed armonioso.

"Personalmente - dichiara Raffaele Cresia responsabile di Hombu della Soka Gakkai modenese - ho cominciato a praticare nel 1980 e da allora ho visto un progressivo aumento dei partecipanti, attualmente circa 400. Molto variegata è la composizione interna: le donne rappresentano il 60% del totale, parecchi sono i giovani e altrettante le professioni dalle intellettuali alle manuali. Dato, questo, non secondario essendo il nostro buddismo privo di preclusioni anche nei confronti di qualsiasi tipo di idealità purché improntata alla pace nel mondo." Il dialogo è per i fedeli della filosofia di Nichiren Daishonin un fattore essenziale nei confronti di chiunque.

"In primo luogo - ribadisce Cresia - poniamo l'accento sulle difficoltà individuali e per questo siamo continuamente impegnati a sostenere quanti vivono in una situazione di sofferenza data da malattie, indigenza economica, questioni affettive tali da impedire la piena appropriazione delle potenzialità naturali." Una forma, questa, di volontariato molto concreta che non può non essere da valido esempio per quanti intendono intraprendere il cammino di una vera rivoluzione umana.

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