"Come promette il Budda"

di Manuela Vigorita

Non c’è da cercare chissà dove. I benefici sono ovunque. Attorno e dentro di noi. In questo preciso istante. È una promessa del Budda.
«Questo sutra può salvare tutti gli esseri viventi. Questo sutra può liberare gli esseri viventi dalle sofferenze e dai tormenti. Questo sutra può arrecare grandi benefici a tutti gli esseri viventi ed esaudirne i desideri, proprio come una fresca e limpida fonte può soddisfare tutti coloro che sono assetati. È come un fuoco per chi ha freddo, una veste per chi è nudo, come una carovana di mercanti che trova una guida, un bambino che trova la madre, qualcuno che trova una barca per attraversare l’acqua, un ammalato che trova un medico, come chi trova una lampada nell’oscurità, un povero che trova un tesoro, un popolo che trova un sovrano, un mercante in viaggio che trova la via per il mare, è come la torcia che fa svanire l’oscurità. Può liberare gli esseri viventi da tutti i disagi, tutte le malattie e le sofferenze. Può sciogliere i vincoli della nascita e della morte» (SDL, 383).
C’è un universo colmo di bene pronto ad aprirci le porte, ovunque noi siamo. Dal preciso momento in cui cominciamo a recitare Nam-myoho-renge-kyo per la prima volta. «Se una persona riesce ad udire questo Sutra del Loto – continua il brano – se lo copia personalmente o lo fa copiare da altri, i benefici che ne otterrà saranno tali che neppure la saggezza del Budda potrebbe mai finire di calcolarne la portata» (Ibidem).

Non dobbiamo preoccuparci, avere paura, pensare che qualcosa non funzioni. La fortuna e i benefici che derivano dalla Legge sono incommensurabili. E ogni preoccupazione, ogni paura, ogni pensiero che ci allontana dalla certezza che le parole del Sutra del Loto siano vere, ci allontana contemporaneamente dalla fortuna, dalla fede, dalla possibilità di trovare acqua se abbiamo sete o fuoco se abbiamo freddo. Non c’è da perdere tempo. Non c’è tempo per farsi venire dubbi, per chiedere come mai non siamo fortunati o pieni di benefici, come mai non abbiamo vite facili o amore, come mai non stiamo bene.
In un video che ho rivisto di recente il presidente Ikeda diceva che spesso quello che ci fa soffrire è il nostro stesso pessimismo. Ma è già scritto che saremo felici. «Restituiamo la nostra vita a Nam-myoho-renge-kyo! – leggo dai miei appunti – E siate allegri. Se non avete allegria createla, se non avete speranza, createla».
La vita, in tutti i suoi aspetti, è di per sé perfetta e meravigliosa e scegliendo di praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin abbiamo scelto di goderne in maniera attiva. Attivamente possiamo decidere, in qualunque circostanza, di attingere a quella meraviglia e a quella perfezione.
Capita a tutti di stare male, di avere periodi neri, disgrazie, pochi soldi o poco cibo. Di avere problemi sul lavoro, di non riuscire a realizzare un sogno proprio quando ci sembra di averlo deciso con tutto il cuore. Così come capita di invecchiare, di sperimentare la malattia nostra e dei nostri cari, di dover fare i conti con la morte. Capita perché tutto questo fa parte di quella meraviglia e di quella perfezione che è la vita stessa. La cosa importante è cosa fare. Come sperimentare le parole del Sutra del Loto con la nostra vita, attingere alla fortuna e ai benefici che ci promette. Invece di lamentarci e lasciarci andare in balia di quanto accade, invece di chiederci perché sembra che per noi non funzioni, proviamo ad agire, a essere attivi, a cercare come insegna Nichiren, come se volessimo trovare acqua nel deserto. Proviamo a chiederci cosa possiamo fare di più. Perché è un cammino infinito, e ci sarà sempre qualcosa che possiamo fare meglio, con più serietà, più costanza, più sorrisi, più generosità.
Sto davvero mettendo al centro della mia vita la Legge mistica? Al centro: ossia prima di ogni altra cosa, prima della pigrizia, del sonno, dei pensieri, del divertimento, delle strategie mentali? Prima della televisione, della palestra, dell’ambizione, anche prima dell’amore? Come faceva Nichiren, come fa il presidente Ikeda? Ho lo stesso loro desiderio di dedicare tutto ciò che sono a kosen-rufu? Lo faccio? Condivido il loro voto di aiutare gli altri – tutti gli altri, nessuno escluso – a sperimentare la gioia che deriva dalla Legge?
Anni fa mi dissero che mia sorella stava morendo. Era sopravvissuta a un incidente, a tre mesi di rianimazione, un polmone asportato, un’infezione da stafilococco, tre arresti cardiaci. Il dottore mi disse che ormai non c’era nulla da fare, aveva un blocco renale ed era già tutta gonfia. Guardavo quel dottore ma non lo ascoltavo poi tanto. Dentro di me mi chiedevo: cosa posso fare? Cosa altro posso fare? Stavo recitando cinque ore di Daimoku al giorno da mesi, avevo parlato della pratica a tutte le sue amiche e le avevo fatte recitare almeno una volta, combattevo e sfidavo i demoni senza più paura. Cos’altro potevo fare? Perché vivesse, perché la sua vita fosse una prova concreta per tutte le persone che la amavano? Tornai a casa a recitare con i miei fratelli, era inutile stare lì in ospedale. E recitando mi venne in mente mio padre. Mio padre che non aveva avuto il coraggio di mettere piede in ospedale. Mio padre che se ne stava a casa, seduto davanti alla televisione frastornato, impotente, col dolore che non gli permetteva di fare nulla. Mio padre cattolico, che ci guardava un po’ come se fossimo matti. Ho alzato il telefono e composto il suo numero. Papà, gli ho detto, tua figlia sta morendo, mi devi aiutare, vieni qui e aiutami. Quando arrivò ci trovò tutti a recitare Daimoku, si mise seduto in fondo, ma non sentivo la sua voce. Mi sono accorta in quel momento, dopo dodici anni che praticavo, che né io né i miei fratelli gli avevamo mai fatto pronunciare Nam-myoho-renge-kyo. Recitò con noi quella sera, solo quella sera per quasi un’ora. Andai a letto cercando di rimanere tranquilla, di rinforzare dentro di me la certezza che nessuno avrebbe chiamato quella notte per darci brutte notizie. La mattina dopo in ospedale c’era una dottoressa giovane. Era stata lei di turno la sera e la notte. Mi ha raccontato che a un certo punto, vedendo che mia sorella non ce l’avrebbe fatta, ha preso una decisione drastica: le ha somministrato una dose massiccia di diuretici correndo il rischio che il suo cuore si fermasse per sempre. Ma non si è fermato. Ce l’aveva fatta.
La sua azione illuminata l’aveva salvata. «Richiamata dalla nostra fragranza interna, la natura di Budda insita nella vita degli altri inizia a muoversi e a manifestarsi, e in questo modo riceviamo protezione dall’esterno – scrive Kastuji Saito nella lezione su “La dottrina dei benefici”, pubblicata nel numero 143 di questa rivista -. Dunque il beneficio della pratica della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo risveglia non solo la nostra natura di Budda, ma richiama e risveglia anche la natura illuminata di tutte le forme di vita, comprese le persone che ci circondano. È un grandioso scambio tra noi e la forza dell’universo, la Legge mistica, che comincia ad agire nella nostra vita. È questo il beneficio reale derivante dalla pratica buddista. È una sorta di scambio di vita a livello universale» (BS, 143, 9).
Quello che conta, quello di cui dobbiamo prenderci cura per riuscire ad attivare questo scambio infinitamente ricco, è la nostra purezza, la nostra “fragranza interna”. Tutto il resto viene dopo, è una conseguenza naturale che sicuramente e naturalmente si manifesterà. Dobbiamo stare tranquilli ed esserne certi. «Il Buddismo – scrive Nichiren a Shijo Kingo – insegna che la fragranza interna otterrà protezione esterna. Questo è uno dei suoi principi più importanti» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 752).
Certo, può accadere e a volte accade che la ricerca spasmodica e quasi egoistica dei benefici arrivi a contaminare la nostra ricerca, la nostra pratica, a farci nutrire dubbi sulle parole dei nostri maestri. E purtroppo ho visto più di una persona smettere di praticare perché non era riuscita a raggiungere un proprio obiettivo. Questa cosa degli obiettivi talvolta può mandarci in confusione e alimentare la nostra oscurità. Ma il raggiungimento di un obiettivo, di un desiderio a cui teniamo, è solo una delle mille conseguenze del vero beneficio che praticando si manifesta in noi: la Buddità, l’Illuminazione, la vittoria su ogni parte oscura della nostra mente, della nostra vita.
«Nichiren Daishonin – spiega ancora Saito – per “beneficio” usa il termine giapponese kudoku, composto di due ideogrammi: il primo, ku, significa risultato, effetto, che la pratica buddista arreca, mentre toku o doku indica la fortuna e la virtù che si accumulano nella vitagrazie alla pratica buddista» (BS, 143, 4). E ancora: «L’elemento ku nella parola kudoku – scrive Nichiren – significa buona fortuna o felicità. Si riferisce anche ai meriti ottenuti eliminando il male, mentre l’elemento toku o doku si riferisce alla virtù che si acquisisce operando il bene. Perciò la parola kudoku significa conseguire la Buddità nella propria forma presente» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 118, 52).
Qualsiasi cosa ci stia capitando, abbiamo tutti la possibilità di lottare e vincere sull’oscurità fondamentale, sul nostro non credere nel potere della Legge mistica, nella Buddità nostra e degli altri. Ogni giorno possiamo ricominciare questa lotta. Ogni giorno. Anche se ci siamo persi, se ci siamo fermati, se la paura, il rimorso o la rabbia hanno contaminato la nostra vita.
Quando vinciamo, quando riusciamo a vincere quell’oscurità che ci rende infelici, il beneficio non è semplicemente raggiungere un obiettivo, ma costruire la nostra Buddità che è la fonte, l’origine di tanta fortuna e protezione da non riuscire neppure a immaginarla.
C’è un capitolo nel Sutra del Loto che si intitola I benefici del maestro della Legge. Non parla semplicemente degli obiettivi che si possono raggiungere, ma dei benefici che si ottengono «se uomini o donne devoti accettano e sostengono questo Sutra del Loto, se lo leggono, lo recitano, lo spiegano e lo predicano, lo trascrivono» (SDL, 333). Parla della purificazione dei sei organi di senso, di come, rimanendo così come siamo, con la nostra storia e il nostro corpo, possiamo ottenere e godere delle stesse capacità del Budda. Provate a rileggerlo, è commovente. Io ogni volta che lo leggo mi sento toccare dentro da una verità talmente intensa e vasta che la mia povera testolina fa fatica a tenere sempre presente.
Racconta così dei benefici della vista: «Con gli occhi ricevuti alla nascita dai genitori vedrà tutti i tremila mondi, le parti interne ed esterne […] giù in fondo fino all’inferno Avichi, su in alto fino al cielo della Sommità dell’Essere. E là in mezzo vedrà tutti gli esseri viventi» (SDL, 334).
Racconta dei benefici dell’orecchio: «Si potranno udire i suoni dei tremila mondi […] il suono di un canto puro e bello lo si potrà udire senza nutrirvi attaccamento. […] E quando vi sono bodhisattva che leggono e recitano il sutra, […] quando i Budda, grandi saggi e venerabili, istruiscono e convertono gli esseri viventi, […] colui che sostiene il Sutra del Loto potrà udirli tutti» (SDL, 335-337).
Si raccontano i benefici del naso: «[…] Riconoscerà il profumo degli esseri viventi, […] pur dimorando lontano, il predicatore della Legge sentendone l’odore saprà dove si trovano. […] Gemme e preziosi che ornano il corpo, forzieri di tesori celati sotto terra […]: ne riconoscerà l’odore e saprà dove si trovano. […]Grazie al potere di riconoscere gli odori conoscerà i pensieri di uomini e donne, se le loro menti sono avide, stupide o colleriche» (SDL, 340-341).
Parla dei benefici della lingua: «Le cose che hanno un sapore gradevole o pessimo, buono o cattivo, le cose che hanno sapore amaro o astringente, a contatto con la lingua di questa persona si trasformeranno assumendo tutte un gusto ottimo. […] Emetterà una voce profonda e meravigliosa, capace di toccare il cuore e di produrre gioia e piacere in tutti coloro che ascoltano» (SDL, 343-344).
Racconta i benefici del corpo: «Il suo corpo diverrà purissimo, […] tutti gli esseri viventi gioiranno nel vederlo. E sarà come uno specchio puro e splendente in cui si riflettono tutte le forme e le immagini. […] Nel suo corpo puro vedrà tutto ciò che vi è nel mondo, lui solo vedrà chiaramente ciò che non è visibile ad altri» (SDL, 346-347).
E infine dei benefici della mente: «Mediteranno su innumerevoli principi, predicheranno la Legge in un incalcolabile numero di modi. […] Conosceranno le caratteristiche di tutti i fenomeni, […] capaci di impiegare mille, diecimila varietà di parole adatte e opportune per compiere distinzioni, esporre e predicare: questo perché sostengono il Sutra del Loto» (SDL, 349-350).
No, non c’è da cercare chissà dove. I benefici sono qui, nei nostri corpi, nel nostro essere persone comuni che possono mostrare il potere della Legge. E lo fanno. E lo faremo.

(tratto da Buddismo e Società n. 159)
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