Rivoluzione silenziosa

Ero felice, però mi sentivo anche in colpa: non era così che avrei voluto realizzare questo obiettivo. Sentivo però di dovermi assumere la responsabilità della mia vita fino in fondo o non sarei mai cresciuto.

Ho ventotto anni e pratico il Buddismo da cinque. Il mio obiettivo iniziale era semplicemente quello di non fare il servizio militare, non potendo più ottenere il rinvio, dato che avevo interrotto gli studi universitari. Tutti i giorni recitavo un po', ma di nascosto, poiché ero dubbioso della reazione che avrebbe potuto avere mio padre.
Ben presto iniziai a frequentare il Centro culturale di Milano e a fare attività nel gruppo Leonardo, avendo così l'occasione di ascoltare tante esperienze di altri giovani. Il termine ultimo per l'arrivo della fatidica "cartolina" passò e non ricevetti la chiamata per partire militare. Meraviglioso! Decisi perciò di continuare a praticare, anche se quello che mi aveva colpito di più era il mio cambiamento interiore. Cominciai a recitare Daimoku per trovare il coraggio di perseguire ciò che realmente desideravo e decisi di realizzare qualcosa che avevo sempre coltivato un po' di nascosto e cioè scrivere musica. Pertanto mi iscrissi a un corso di composizione: finalmente mi sentivo coerente con me stesso.
Con mio padre, però, le cose non andavano bene. Era il mio unico genitore, dato che avevo perso mia madre da piccolo; gli parlavo a malapena e lui non approvava le mie scelte di vita. Anche con mia sorella il rapporto non era idilliaco, tuttavia dopo poco iniziò a praticare anche lei. Mio padre scoprendo ben due praticanti in casa si arrabbiò e mi accusò di aver "soggiogato" mia sorella. Pur esprimendo la sua completa disapprovazione per il Buddismo, ci permise di recitare Gongyo e Daimoku nella nostra stanza, ma i rapporti tra noi divennero ancora più tesi.
Lo vedevo come una figura negativa e un antagonista ma, col senno di poi, è stato per me un "grande amico" che mi ha permesso di rafforzare la decisione di continuare a praticare e a studiare musica. Allora non riuscivo a comprenderlo fino in fondo, ma continuavo a recitare Daimoku tutti i giorni. Desideravo andare a vivere in una casa mia, ma non sapevo come fare: non avevo soldi e non avevo idea di come poter coniugare studio e lavoro. Recitavo tanto Daimoku per questo scopo, spinto onestamente anche dal desiderio di allontanarmi da mio padre.
Inoltre, sin dall'adolescenza e forse senza rendermene conto, avevo sostituito la figura paterna con mio zio, che per me era un mito, proprio il tipo di genitore che avrei voluto avere! Con lui andavo al cinema e ai concerti, mi regalava libri. E io l'adoravo. Inaspettatamente, una notte ebbe un infarto e morì. Aveva cinquant'anni ed era sempre stato in salute: non riuscivo proprio a trovare una spiegazione, e avendo già subito la perdita di mia madre, mi crollò il mondo addosso. In quel momento i miei compagni di fede mi sostennero tantissimo e tutto ciò mi riportò di fronte al Gohonzon, dove mi resi conto della realtà: mio padre, in quel momento, era tutta la mia famiglia, l'unico riferimento adulto, per cui avrei dovuto cambiare questo rapporto.
Intanto era trascorso un anno e decisi di ricevere il Gohonzon: mio padre si oppose, ma decisi ugualmente, pur non potendo portare il Gohonzon a casa, di diventare membro della Soka Gakkai. Tutto questo mi sembrò allora una sonora sconfitta, ma in qualche modo sentivo di non volermi fermare. Di lì a poco mi offrirono "coraggiosamente" la responsabilità di un gruppo e io accettai con gioia: feci tante belle esperienze e fu una grande occasione di crescita. Partecipavo anche alle attività di protezione: ogni turno lo dedicavo a mio padre e dopo cercavo sempre di fare anche qualcosa di concreto per lui.
In quel periodo conobbi una ragazza con cui nacque subito una bellissima amicizia che dopo un po' si trasformò in amore. Dovetti lottare contro la mia timidezza e recitai molto Daimoku per la sua felicità convinto che, se fosse stata la cosa migliore per entrambi, ci saremmo fidanzati. Questo accadde dopo un lungo, ma anche divertente, corteggiamento.
In quei giorni ricevetti una notizia davvero inaspettata: io e mia sorella avevamo ereditato da mio zio una somma di denaro. Avevo così improvvisamente l'indipendenza economica che mi permetteva di pagare la caparra e l'anticipo per una casa in affitto dove andare a vivere con la mia ragazza. Ero felice, però mi sentivo anche in colpa: non era così che avrei voluto realizzare questo obiettivo! Sentivo però di dovermi assumere la responsabilità della mia vita fino in fondo o non sarei mai cresciuto, e così mi trasferii.
Il rapporto con mio padre peggiorò: non ci sentivamo neanche per telefono e per un certo periodo non volle sapere dove abitavo né chi era la mia ragazza. Mi sentivo davvero male. Avevo anche trovato un lavoro part-time, ideale per poter proseguire i miei studi, ero in una bella casa con un affitto onesto, con la mia ragazza che adoravo, ma... non riuscivo a essere felice.
Quando ricevetti il Gohonzon sentii profondamente che, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, dedicarmi al movimento di kosen-rufu era la cosa più giusta che potessi fare per la mia famiglia e che il modo per "ripagare il mio debito di gratitudine" verso i miei genitori era quello di diventare una persona di valore, come ci incoraggia a fare il presidente Ikeda.
Una sera, recitando, provai gratitudine per mio padre così come era e mi sentii più leggero anch'io, non più giudicato. Il giorno dopo mi chiamò: capii subito che poteva essere la volta buona per sciogliere il nostro rapporto e, anche se con un po' di fatica iniziale, gli aprii il mio cuore.
Piano piano anche l'ambiente intorno a me iniziò a cambiare: mio padre cominciò a sostenermi in tanti modi, soprattutto economicamente e prese in simpatia la mia ragazza. Unendo gli sforzi, io e mia sorella riuscimmo anche a comprare la nostra casa, a un prezzo particolarmente vantaggioso.
Nel frattempo, avevo accettato una nuova responsabilità e avevo cominciato a fare attività con gli artisti: una grande occasione per approfondire il mio rapporto con l'arte e la musica seguendo i tanti incoraggiamenti al riguardo del presidente Ikeda. Per me l'attività è sempre di fondamentale importanza, specie in questo ambito, perché mi aiuta a lottare al massimo sulla base del Daimoku, a ricercare la saggezza per fare le azioni migliori, scoprendo giorno dopo giorno un senso di missione nel fare arte per gli altri e per donare gioia.
Credo che anche mio padre abbia percepito questa lotta tanto che, lui che non aveva mai approvato molto il mio impegno nella musica, dopo anni di studi su un pianoforte in affitto si è offerto di regalarmi un pianoforte nuovo. Ero stupefatto! Da principio ho cercato di dissuaderlo, perché avrebbe speso troppo, ma per fortuna mio padre mi ha convinto ad accettare.
Anche il luogo di lavoro si è trasformato: dopo che mi ero a lungo impegnato nel creare armonia, mi hanno offerto un contratto di lavoro a tempo indeterminato e ho ricevuto l'apprezzamento di colleghi e superiori. Infine, anche mia sorella è diventata membro e ha aperto il Gohonzon nella nostra casa paterna, con il suo consenso. Lei ha realizzato ciò che io non ero riuscito a completare e ho provato una grande gioia: in soli quattro anni si è completamente ribaltata la situazione e quella sensazione, provata davanti al Gohonzon, che praticare sarebbe stata la causa della felicità per la mia famiglia, è risultata vera.
Infine, nel giugno 2007, mi hanno comunicato che ero in lista d'attesa per partecipare al Corso dei giovani della SGI che si sarebbe tenuto a Tokyo a settembre, ma i posti erano davvero pochi. Il desiderio di incontrare il presidente Ikeda è sempre stato grandissimo e ho recitato tanto Daimoku per questo.
In quei giorni stavo preparando degli esami, e mi sono impegnato al massimo nello studio e nell'attività. Decisi che il 27 giugno, giorno in cui avrei concluso i miei esami, avrei avuto la risposta definitiva per la partecipazione al corso in Giappone. Quel giorno, un'ora dopo aver completato con successo quattro esami, ho avuto conferma che avrei partecipato al corso! Incontrare sensei è stata una grande occasione per rinnovare il giuramento di realizzare appieno la mia rivoluzione umana. (M. C.)

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