Le nostre conquiste

Lottavo e continuavo a recitare Daimoku finché, pochi giorni dopo, le lacrime si trasformarono in una grande gioia e i giorni vissuti insieme a Francesco diventarono ricordi di valore da trasmettere ai ragazzi.

Ho iniziato a praticare a ventiquattro anni. Ero superba, ribelle e dedita a ogni forma di trasgressione. Rifiutavo l'idea di una vita normale; un lavoro stabile, un matrimonio con figli mi sembravano cose scontate e senza valore. Ero appassionata di viaggi e una volta diplomata in lingue iniziai a girare il mondo da sola vivendo come girava la fortuna. Tornata da un viaggio nelle Filippine, però, mi sentii come svuotata, non sapevo più dove andare. Erano anche sorti grossi problemi in famiglia, dato che avevano scoperto che il mio modo di vivere non era proprio "legale". Fu allora che mio fratello mi parlò del Buddismo. Cominciai subito a praticare assiduamente e siccome nostro padre non voleva, lo facevamo di nascosto, con la complicità di mia madre.
Quando mi sposai con Francesco ero al quarto mese di gravidanza e fu una gioia per tutti. Lui praticava già da un anno e aveva il Gohonzon e la nostra casa divenne un punto di riferimento per le attività. Il 2 maggio divenni membro e l'8 maggio nacque Nicola. Dopo due mesi ero di nuovo incinta, stavolta di due gemelli. Dopo quattro mesi scoprimmo che mio marito era sieropositivo. Fu un duro colpo, ma era tardi per qualunque cosa, potevamo solo aver fiducia nella Legge mistica e proteggere la vita dei bambini. I gemelli sono nati sani a marzo  e, cosa più importante, nessuno di noi quattro era stato contagiato dal virus HIV. Nel frattempo, il nucleo di cui facevo parte ed ero responsabile era diventato un settore di trentacinque persone e di pari passo imparavo ad apprezzarmi ogni giorno come mamma e come donna.
Crescevo i miei figli rispettandoli e cercando, attraverso la pratica, di trasmettere loro fiducia e gioia per la vita. Dopo qualche anno mio marito cadde in una profonda depressione; io recitavo Daimoku per sviluppare coraggio e saggezza, eppure in certi momenti era davvero dura. Egli smise di curarsi e la nostra attività commerciale iniziava ad avere problemi a causa della cattiva gestione. La situazione tra noi era diventata davvero pesante, ma io continuavo a recitare cercando di comprendere profondamente la frase di Gosho: «Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge? Rafforza il potere della tua fede più che mai» (Felicità in questo mondo, BS, 118, 8). Piano piano accettai dentro di me che la nostra relazione stesse finendo, così ci lasciammo con molta tranquillità e per quanto lui fosse malato vedeva spesso i bambini e dava loro tutto il suo amore. Vendetti l'attività appena in tempo per scongiurare il fallimento, anche se i debiti erano comunque tanti. In quel momento tutte le "protezioni" possibili e impossibili si presentarono: i miei genitori per primi, ufficiali giudiziari che mi consigliavano nel migliore dei modi, direttori di banca che mi aiutavano a trovare soluzioni invece di pretendere soldi da me e, soprattutto, tanta fortuna. Dopo pochi mesi non avevo più debiti e avevo trovato un buon lavoro.
Nello stesso anno Francesco, ormai debilitato dall'AIDS, morì per un attacco di cuore. Fu una grandissima sofferenza parlare con i bambini per spiegargli la sua morte: significava che avrei dovuto io per prima trovare le risposte. Desideravo tanto recitare, ma appena pronunciavo Nam-myoho-renge-kyo, cominciavo a piangere. Mi tornavano in mente tante sfide, vinte o anche perse insieme; mi sentivo sola e in colpa per averlo lasciato e perché non c'ero quando lui è morto. Però lottavo e continuavo a recitare Daimoku finché, pochi giorni dopo, le lacrime si trasformarono in una grande gioia e i giorni vissuti insieme a Francesco diventarono ricordi di valore da trasmettere ai ragazzi.
Poco alla volta ritrovammo una certa serenità. I miei figli erano cresciuti particolarmente forti e sani, fino a quando uno dei gemelli cominciò ad accusare stanchezza e pallore. Io non sono mai stata una mamma apprensiva, ma i sintomi erano davvero strani. Il pediatra lo sottopose ad alcuni esami e gliene prescrisse altri più specifici, ma era il periodo di Natale e i risultati li avremmo avuti solo a gennaio; intanto il bambino continuava a essere debole e pallidissimo. Mi venne l'idea di portarlo all'ospedale pediatrico. Arrivammo e poche ore dopo gli avevano già fatto l'aspirazione del midollo e diagnosticato la leucemia. Rimaneva solo da stabilire di che tipo fosse. Mi sentii come una leonessa ferita al cuore e appena potei restare sola iniziai a recitare Daimoku. Mio figlio fu sollevato di sapere cosa aveva e mi disse: «Bene mamma, ora guarisco!».
Mi spiegarono che aveva il sessanta per cento di possibilità di guarire, la cura era sperimentata a livello europeo, tuttavia era anche la più pesante da sopportare. Si trattava di un tipo di leucemia velocissima che attaccava il cervello ed era necessario fare la TAC per vedere i danni che aveva provocato, esame che fu eseguito due giorni dopo. Al termine dell'esame il medico, commosso e felice, mi disse che nessuna parte del cervello era stata attaccata. Avevamo fatto in tempo! Mio figlio ha sostenuto con grande coraggio per quattro mesi consecutivi la chemioterapia fissa tramite flebo con due iniezioni settimanali nel midollo, senza doverle mai interrompere a causa di abbassamento delle difese immunitarie. Dopo il primo ciclo di diciotto giorni il suo midollo era già pulito ma il protocollo andava completato ed era determinante non saltare o allungare il tempo dei cicli. Io non smisi mai di recitare Daimoku, tirai fuori tutta la fede che avevo per sconfiggere quel "maledetto demone" che aveva osato attaccarmi nel punto per me più importante! Il nostro umore in ospedale era talmente alto che gli infermieri e i medici ci dicevano che sembravamo in vacanza: guardavamo film in videocassetta e la domenica organizzavamo pranzetti di famiglia al tavolone del reparto. In quel periodo ho capito l'importanza dell'organizzazione e dei legami che si creano: ho ricevuto tante visite e telefonate, e anche una cartolina dal Centro europeo. Ho proprio sentito che non ero sola a recitare per la guarigione di mio figlio.
Esattamente nella data stabilita, mio figlio è uscito guarito dall'ospedale e abbiamo determinato insieme che "lì" non ci avremmo mai più messo piede, anche se ovviamente eravamo molto grati ai medici e agli infermieri che lo hanno curato. Sono trascorsi sette anni, mio figlio non ha più avuto neanche un raffreddore e tutte le volte che andiamo ai controlli, una volta l'anno, la dottoressa ha gli occhi lucidi di gioia nel visitarlo. Cresce perfettamente in armonia con i suoi diciannove anni compiuti, gioca a calcio e non accusa ritardi di alcun genere.
Nel campo del lavoro avevo ottenuto un contratto a tempo determinato in un importante negozio di tessuti dove svolgevo varie mansioni; l'orario era ottimo e avevo anche provvigioni sulle vendite. Sembrava perfetto! Quattro anni fa però la collaborazione finì. Mi rimisi in cerca di un lavoro fiduciosa ma conscia che a quarantadue anni non è facile essere assunta regolarmente, e quando mi proposero un contratto a tempo indeterminato, per quanto mi sembrasse molto impegnativo come orari e regole interne, mi resi conto che era una grande fortuna avere finalmente un lavoro sicuro, così accettai. I primi mesi sono stati difficili, eravamo tante donne in completo disaccordo, ma quell'ambiente era il mio specchio. Dovevo mettere in pratica la frase: «Considera il servizio al tuo signore come la pratica del Sutra del Loto» (Risposta a un credente, SND, 5, 164). In poco tempo si è creata una grande armonia tra noi, tanto che ci vediamo anche fuori dal lavoro.
Oggi anche mio padre è molto orgoglioso di me e di ciò che ho creato. Per il futuro desidero migliorare ancora la qualità della mia vita, prendermi cura della famiglia e dei membri del settore e, magari, trovare un compagno con cui condividere le gioie che l'esistenza sicuramente ancora mi riserva. (M. G. M.)(dati modificati)
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Commenti

  1. ...leonessa coraggiosa... Mi inchino al tuo valore... GRAZIE! nam myo ho renge kyo!

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  2. sei meravigliosa !grazie per la forza, la determinazione, la fede, l'amore massiccio che diffondi. ti auguro tutto il bene del mondo e un infinita vittoria! love & bless

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