L’alba dopo il tramonto

di Maddalena Bonaiuti

"Sulle montagne nevose vive un uccello chiamato Kankucho che la notte si lamenta, torturato dal freddo pungente, e decide che la mattina seguente si costruirà il nido. Ma quando si fa giorno, se ne dimentica e dorme riscaldato dai tiepidi raggi del mattino. Così, senza costruirsi il nido, continua a lamentarsi vanamente per tutta la vita. Lo stesso è vero per le persone. Quando cadono nell’inferno e soffocano fra le fiamme, desiderano rinascere come esseri umani e giurano di rinunciare a tutto per servire i tre tesori e ottenere l’Illuminazione nella prossima vita. Ma, nelle rare occasioni in cui capita loro di rinascere sotto forma umana, i venti della fama e della fortuna soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente".

Dal Gosho Lettera a Niike

L’ignavia, l’inettitudine, l’abbandonarsi all’ozio, il vivere alla giornata, soventemente sono attitudini generate da cause ben più profonde che dalla semplice pigrizia. Molto spesso in esse si nasconde una esistenza provata dalla sofferenza, impaurita e sfiduciata.
Mi viene in mente, a proposito, un bellissimo romanzo di Goncarov dove il protagonista Oblomov, trascorre la sua esistenza tra pisolini e manicaretti lasciando andare in rovina tutte le sue proprietà. Egli rifiuta tutto ciò che è vita reale e ama invece i sogni, la poesia, le favole, la tranquillità. In questa atmosfera molto poetica e a tratti anche molto comica Oblomov, a un certo punto, si confessa con il suo migliore amico: «Sai, Andrej, alle volte ho l’impressione che la mia vita sia cominciata al tramonto… Dal primo momento che ho acquistato coscienza di me stesso, ho sentito che mi stavo spegnendo. Ho cominciato a spegnermi in ufficio scribacchiando inutili scartoffie, mi sono spento con gli amici ascoltando il loro maligno e freddo chiacchierare, mi sono spento con Aglaja immaginandomi di amarla e poi ancora sperperando la vita e l’intelligenza in sciocchezze… Troppo tempo è rimasta chiusa dentro di me una luce che cercava l’uscita… Ma non ha mai potuto liberarsi: ha soltanto bruciato la sua prigione e alla fine si è spenta. In questo modo sono passati vent’anni e io non ho più voglia di svegliarmi».
Io sono sempre stata affetta dalla “malattia” dell’ignavia: iniziavo sempre cose nuove senza portarne a termine neanche una. Anche nella pratica, per parecchi anni, il mio più grosso limite è stato quello di non riuscire ad affrontare i problemi fino in fondo cioè, fino a vedere il veleno trasformarsi in medicina.
Iniziare la corsa verso una meta ed, al momento in cui sopravvengono affaticamento, sofferenza, noia, cambiare strada verso qualcosa di più facile, qualcosa che riesce meglio. Questo era il mio gioco preferito.
Indubbiamente ritrovarsi faccia a faccia con il proprio karma è tutt’altro che piacevole ma, sulla mia vita, sette anni di “mezze” vittorie hanno avuto un effetto di gran lunga peggiore. Daisaku Ikeda nel Diario giovanile scrive: «Devo diventare un uomo in grado di riconoscere i miei limiti e cambiarli, altrimenti sarò un miserabile per tutta la vita». Ecco, io posso dire di aver provato cosa significa sentirsi un “miserabile”.
La mia vita si era indebolita. Fondata su molti sogni e ben poche certezze, manifestava solo una grande insicurezza e soprattutto mi faceva sentire impotente di fronte alla sofferenza dei miei amici e dei miei familiari. Fu comunque un’occasione per iniziare a recitare Daimoku con atteggiamento “risoluto” e per prendere delle serie decisioni. Chiedendo un consiglio capii che per vincere l’insicurezza dovevo costruire grandi vittorie in ogni campo sfidando i miei limiti uno a uno.
Iniziai la sfida dal punto che io amavo meno: l’università.
“Reimparando” a utilizzare Gongyo mattina per determinare e Daimoku, invece che la fuga, per superare le difficoltà in due anni ho realizzato quello che poco tempo prima non avrei neanche osato sperare: cinque esami alla sessione di giugno ’92, tesi da undici punti e laurea a pieni voti a giugno ’93 ed infine, quest’anno, l’abilitazione professionale.
La gioia che ho sperimentato scoprendo che dentro di me esiste la voglia e la capacità di realizzare i miei sogni è stata indescrivibile e ogni qualvolta la mia tendenza al rilassamento si ripresenterà avrò un’esperienza dalla quale attingere un grande incoraggiamento.
Vorrei concludere ricordando un prezioso suggerimento di Daisaku Ikeda: «Gli uomini sono deboli. Ma diventano forti quando vivono con un senso di missione». Mantenere un costante spirito di sfida è sicuramente più facile quando nella nostra vita coltiviamo la consapevolezza che realizzare grandi esperienze é il maggior contributo che possiamo offrire alle altre persone. (Nuovo Rinascimento, maggio 1998)
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