Come funziona la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo?

I membri della SGI parlano spesso dell’impatto positivo che Nam-myoho-renge-kyo (Daimoku), ha sulla loro vita, una cosa difficile da comprendere e che si può capire solo sperimentandola in prima persona. Per questo motivo, spesso chi inizia a praticare viene incoraggiato/a a recitare Daimoku anche pochi minuti, ma costantemente per un certo periodo di tempo.
Nichiren Daishonin, un prete vissuto nel 13° secolo, stabilì la pratica di recitare Nam-myoho-renge-kyo (il titolo del Sutra del Loto) dopo aver compreso che in questo sutra è contenuta la più profonda verità del Buddismo, e cioè che ogni persona, senza eccezioni, possiede il potenziale per raggiungere la Buddità.
Il titolo del Sutra del Loto, nella lettura giapponese del titolo cinese, è Myoho-renge-kyo. Attraverso la sua recitazione – preceduta da Nam, che in sanscrito significa “devozione” al messaggio essenziale in esso contenuto – attiviamo lo stato di Buddità nella nostra vita. Come scrisse Nichiren Daishonin, «l’anima di Nichiren non è altro che Nam-myoho-renge-kyo». Egli considerava Nam-myoho-renge-kyo la Legge mistica, il principio naturale che regola il funzionamento della vita in tutto l’universo, la Legge alla quale tutti i Budda si sono illuminati e il vero aspetto di ogni singola esistenza; perciò concluse che invocare ripetutamente la Legge rappresentasse il sentiero diretto per l’Illuminazione. Piuttosto che una preghiera rivolta a un essere superiore, la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è dunque l’espressione della determinazione dello spirito umano che ricerca l’armonia con il ritmo stesso dell’universo. Continuando in questa pratica con determinazione, riusciamo a far emergere dall’interno della nostra vita il suo potenziale più elevato.
Quando invochiamo la Legge mistica ispiriamo le persone intorno a noi a lottare per realizzare un modo di vivere più creativo, compassionevole ed elevato. Questo innesca un “circolo virtuoso” di reciproco incoraggiamento volto a celebrare l’infinito valore e dignità della vita umana. (foto di Silvano Bottaro)
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