Nina: i miei ricordi

di Giulietta

Avevo incontrato il buddismo da pochi mesi e cominciavo a familiarizzare con una pratica assolutamente diversa da quanto avessi mai conosciuto prima. Quando una mia amica buddista mi propose di iniziare a frequentare i meeting, accettai volentieri, perchè mi sentivo pronta e da quel momento ci andai assiduamente.
Cominciavo a conoscere le cinque o sei persone dello zadankai, facevo domande, iniziavo a capire.
Poi venni a sapere che una compagna di fede avrebbe aperto la sua casa per delle recitazioni: si poteva passare da lei in determinate fasce orarie per recitare assieme. Il motivo: le era stato diagnosticato un tumore al polmone. Decise di chiedere aiuto agli amici buddisti, perchè le fossero vicini nella lotta alla sua malattia. Cominciai così a frequentare la sua casa e fu così che conobbi Nina.
All'inizio restavo un po' in disparte, perchè Nina, praticando da molti anni, conosceva tante persone che le si stringevano intorno. Lei voleva guarire. Diceva di avere tante cose da fare per kosen rufu, che doveva studiare, fare shakubuku. Soprattutto voleva essere un esempio per tutti noi e la sua determinazione era così forte e la sua fede così potente da essere sempre disponibile ad incoraggiare chiunque. Inoltre sosteneva che avremmo dovuto vincere “assieme”. Per la sua grinta la chiamavamo spesso “la leonessa”, anche per la chioma dorata e gli splendidi occhi verdi.

Ricordo la stanza dove era posizionato il Gohonzon piena di gente, tanto che Nam mioho renge kyo risuonava nella strada sottostante.
Frequentai la sua casa per mesi e seguii il decorso della malattia. A volte eravamo in pochi a recitare, così cominciammo a parlare di più e lei mi entrò nel cuore. Le volli subito un gran bene, in certi aspetti ci assomigliavamo molto, per cui mi risultava facile confrontarmi con lei quando avevo dei problemi o dei dubbi sulla pratica.
Non avevo ancora ricevuto il Gohonzon, quindi continuavo a recitare davanti al puntino sul muro. Le cose cambiarono quando, un pomeriggio, Nina mi chiese di guidare la recitazione a casa sua. Era la prima volta che sedevo davanti al Gohonzon e la sentii come una grande prova di fiducia. Ci rimasi per circa mezz'ora e alla fine ero stremata, perchè avevo cercato di tenere un ritmo sostenuto, energico per sentire la mia voce sopra alle altre. Poi Nina mi chiese di lasciare il posto ad un'altra e, finita la recitazione, mi disse che il mio Daimoku le era piaciuto, che era stato forte e determinato, come piaceva a lei.
Qualche tempo dopo, alla fine di una delle tante recitazioni, Nina mi guardò e mi disse: ”Ehi, che aspetti a prendere il Gohonzon, non ti pare che sia arrivato il momento?”. Per me fu un'altra grande prova di fiducia e un grande incoraggiamento, così cominciai a valutare seriamente la possibilità di riceverlo. Iniziai le ricerche di butsudan, mobiletto, candele, campana e in poco tempo il Gohonzon entrò in casa mia. Quando al kaikan di Thiene mi fu consegnato, sentii la voce di Nina che esultava. Ovviamente l'apertura fu compito suo e durante il mio primo Gongyo lei era vicino a me a sostenermi in tutta la mia emozione. Poi seguirono foto, festeggiamenti, risate... era il 24 febbraio del 2013.
Le recitazioni continuarono fra notizie alterne sul suo stato di salute. Cominciarono i periodi di chemioterapia, con giornate molto impegnative per Nina che affrontava tutto con coraggio, nonostante stesse a volte molto male. Ma lei non si perdeva d'animo, anzi, forse era più forte di noi compagni di fede che avremmo dovuto sostenerla. La sua disponibilità verso gli altri era sempre incredibile, pari alla sua generosità. L'ho sentita ripetere spesso che bisognava diventare delle persone “attraenti”, come ci diceva sensei: persone capaci di sviluppare la capacità di influenzare gli altri, crescendo noi per prime, per creare “valore”. E Nina è sempre stata attraente, tant'è che moltissime persone andavano a trovarla per un consiglio, un incoraggiamento . E lei non diceva mai di no a nessuno, anche a scapito del suo tempo per la famiglia. La dedizione agli altri era la sua “missione”, non era mai stanca e quando parlava del buddismo diventava radiosa e contagiava tutti con la sua carica, la fede incrollabile e l'energia che sprigionava.
Ricordo che una mattina, mentre recitavamo in poche davanti al Gohonzon, ero molto turbata per un problema che mi assillava, tanto da non riuscire a trattenere le lacrime. Nina se ne accorse e, alla fine della recitazione, mi disse di andarla a trovare quello stesso pomeriggio. Così feci: mi aspettava seduta al tavolo con alcune riviste buddiste e articoli che aveva scelto per me. Mi fece “vuotare” il sacco, così riuscii a parlarle di quanto mi affliggeva. Lei era così, sempre molto attenta, intuitiva e piena di compassione per gli altri.
La sua salute appariva molto problematica, non tutti gli elementi erano chiari ed i medici non furono molto ottimisti. In breve decisero di intervenire per asportare il tumore, ma i punti interrogativi erano numerosi. Nei giorni del ricovero in ospedale e in quello dell'operazione noi andavamo lo stesso a recitare a casa sua, con catene di daimoku per sostenerla.
Un pomeriggio, a pochi giorni dall'intervento, la trovammo già nella sua abitazione, davanti al Gohonzon che ci aspettava: tutto era andato per il meglio, i dubbi si erano dissolti e la sua convalescenza era stata rapidissima, tanto da stupire i medici. Nina era ancora debole fisicamente, ma radiosa, con uno stato vitale altissimo. Ci ringraziò tutti e da quel giorno iniziò la sua ripresa, che la riportò completamente alla sua vita di prima. Eravamo tutti sollevati, felici e incoraggiati da questa esperienza. Durante il Corso di Cecina, nel febbraio del 2014, Nina raccontò a tutti la storia della sua malattia, tra le emozioni e gli applausi degli oltre duecento partecipanti. Poi tutto riprese alla grande: Nina faceva molta attività, studiava, si impegnava nello shakubuku e invitava tutti a non risparmiarsi.
Il 7 febbraio del 2015 festeggiò il suo 70 compleanno tra musica e risate, con amici e parenti. Un incontro gioioso, in cui suo marito ripercorse alcuni momenti della loro lunga storia d'amore, manifestando a tutti ciò che provava per Nina: stima, rispetto, grande consapevolezza del suo valore, qualcosa che andava oltre l'amore.
Un paio di mesi dopo ebbi l'opportunità di partecipare ad un viaggio in Giappone: il mio sogno era di poter entrare al Daiseido e avrei voluto andarci con Nina. Lei però fu perplessa, disse che non se la sentiva di affrontare un viaggio così lungo. Poi ne capii la ragione. Quando le scrissi da Tokyo, mi chiese di recitare per lei, perchè stava molto male. Continuai a scriverle dalle tappe del mio viaggio, cercando di incoraggiarla. Al mio ritorno seppi che la malattia era tornata, dopo una pausa di quasi due anni, questa volta al cervello.
Nina però non di perse d'animo e continuammo a incontrarci a casa sua per recitare con gli altri compagni di fede. Il suo motto era che non si doveva mai mollare, ma applicare la strategia del Sutra del Loto prima di ogni cosa. La sua casa risuonava sempre di daimoku, daimoku, daimoku.
Quando recitava aveva davanti a sé un'immagine del monte Fuji: sopra alla cima c'erano delle nuvolette: Nina mi disse che, finchè ero in Giappone, su quelle nuvole vedeva me e mio marito. Me lo disse più volte e ora ripenso a quella frase con tenerezza.
Una mattina arrivai da lei senza preavviso: la trovai, come spesso accadeva, davanti al Gohonzon, ma appena mi vide mi disse che mi stava pensando e che quando succedeva, io arrivavo. Allora le risposi di non pensarmi alle tre di notte, perchè avrei avuto delle difficoltà e sorridemmo assieme!
Nina era così, sempre accogliente, affettuosa, energica e decisa quando era necessario. Un giorno andammo a fare acquisti perchè sua sorella avrebbe ricevuto il Gohonzon. Vide un contenitore per l'acqua e lo scelse, ma quando si rese conto che piaceva anche a me, me lo regalò dicendo che per lei ero come una sorella.
Intanto le sue autonomie diminuirono velocemente: non riusciva più ad alzarsi dalla sedia, poi si trasferì sulla carrozzina e poi a letto, in modo stabile. Il Gohonzon venne trasferito in camera sua, ma recitava a fatica, avevo l'impressione che lo facesse quasi per far piacere a chi andava a trovarla. A volte non voleva vedere nessuno, nemmeno me, o allontanava la mano che voleva accarezzarla e la cosa mi sembrava impossibile, ma poi riflettevo sul fatto che non era più lei, che la sua mente si stava allontanando e non era sempre lucida. Il suo volto così espressivo e intenso ora rimaneva immobile, i suoi occhi erano spesso chiusi, ma quando li apriva, erano gli occhi di sempre, bellissimi, verdi e penetranti.
Il 22 settembre 2015, non avendo sue notizie da una settimana, chiamai la sorella. Non rispose, ma mi richiamò subito dopo. Nina se n'era appena andata e la sorella si era domandata come facessi a saperlo già. Avevo pensato a lei nel momento in cui volava via o forse era stata lei a pensare a me?
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Commenti

  1. riconosco lei, rivedo te Giulietta e sono orgogliosa di essere stata io stessa una delle compagne di fede di Nina nei giorni di sofferenza ed in quelli felici. Orgogliosa che lei sia con noi ogni giorno nel daimoku. ciao Nina!

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