Difficoltà o oppurtunità?

Scrive Nichiren: "Dopotutto nessuno può evitare i problemi, nemmeno i santi o i saggi" (SND, 4, 157).
Il Daishonin afferma che nessuno in questo mondo può eludere le difficoltà. Possiamo sperare di non incontrare mai niente e nessuno che ci faccia soffrire, ma questa alla luce dell'insegnamento buddista è solo un'illusione derivante dalla propria oscurità fondamentale.
"La realtà quotidiana è costellata da una infinita serie di problemi, ma con la ferma convinzione che la nostra vita è Myoho-renge-kyo dovremmo affrontarli tutti con coraggio e con l'incrollabile certezza che riusciremo a vincere qualsiasi difficoltà e a diventare senza dubbio felici. Quando manteniamo una fede profonda basata sulla convinzione che «io sono Myoho-renge-kyo» possiamo affrontare qualsiasi problema con coraggio. La chiave per la vittoria nella vita sta nel riuscire a tirar fuori il coraggio: di fronte agli ostacoli non è di una timidezza esitante che abbiamo bisogno, ma del coraggio di sfidarli" (BS, 119, 41).
Adottando lo spirito di cui parla sensei il pensiero che quella che abbiamo di fronte è solo una situazione o un evento fonte di sofferenze, si trasforma nel pensiero combattivo di una persona che mentre recita Daimoku comunica direttamente con la propria parte illuminata risvegliando un potenziale illimitato. Per contro, lamentarsi di fronte all'apparizione delle difficoltà significa essere in balìa della condizione vitale di stupidità. Nichiren ha affrontato enormi persecuzioni, senza però mai soffrire per il fatto che queste si manifestassero tutte contro di lui, perché sapeva bene, e aveva sperimentato, il grande stato vitale e la freschezza, che derivano dall'aver superato un grande ostacolo. All'opposto la lamentela non produrrà altro che mancanza di forza vitale e sconforto.
"Brontolare e lamentarsi sono le porte del dubbio e della mancanza di fede. Anche se sappiamo che si tratta di comportamenti sbagliati, ci può capitare di metterli in atto nostro malgrado. Ma se diventano abitudini saranno un freno perenne alla nostra crescita e ci faranno dimenticare di progredire e di migliorare noi stessi. Quando ciò accade, di fatto stiamo bloccando le nostre potenzialità, cadendo nell'atteggiamento di ricercare la Legge al di fuori di noi. Smettere di lamentarsi e di brontolare può essere veramente un'impresa, ma la Legge mistica ci dà la saggezza per controllare queste tendenze e usarle come una sorgente di crescita e sviluppo" (BS, 119, 39). Nessuno prenderà come esempio una persona che si lamenta di quanto sia dura la sua condizione personale o che non manca occasione di accusare qualcosa o qualcuno per la propria situazione. Se agiamo così non potremo infondere coraggio in nessuno e, anche se tentassimo di farlo, le nostre parole avrebbero un vuoto significato, in quanto non rispecchierebbero quello che è il nostro vero pensiero.
"Qualsiasi siano gli ostacoli che incontriamo nel corso della pratica non dovremmo mai arretrare di un solo passo, non dovremmo essere spaventati o sorpresi. È importante nutrire una profonda fiducia nel fatto che il potere della Legge mistica (Myoho-renge-kyo) può trionfare su tutto" (BS,119, 41).
Nessuno oltre a noi stessi può essere a conoscenza di quanto stiamo soffrendo, ma sulla base di quanto affermato dal presidente Ikeda non è questo ciò che più conta, l'importante è non arretrare di un solo passo. Senza rinnegare la sofferenza noi, discepoli di Nichiren, possiamo continuare ad avanzare a testa alta fieri di combattere sempre nuove battaglie senza mai esserne intimoriti. Non sempre però le difficoltà ci arrivano contro in modo netto e distinto, come spiega sensei.
"È più difficile approfondire lo spirito di ricerca nella fede nei momenti belli piuttosto che in quelli brutti, perché nei momenti felici è più facile lasciarsi andare e accontentarsi di come siamo. Invece di essere persone forti nelle avversità ma deboli quando le cose vanno bene, dovremmo cercare di costruire quel tipo di fede invincibile che ci consente di «considerare allo stesso modo sofferenza e gioia»" (BS, 119, 46).
Ciò di cui parla il presidente Ikeda, è forse qualcosa di ancor più difficile rispetto a quella di riconoscere una difficoltà come un'opportunità di crescita. La tendenza normale, e comune, è quella di individuare come vere e proprie difficoltà solo i momenti di sofferenza o più in generale quando ci accade qualcosa di palesemente spiacevole; ma la verità è che gli ostacoli più grandi risiedono dentro noi stessi assieme alla propria oscurità fondamentale, e quando essa si manifesta, con delle piacevoli e subdole vesti, la fiamma della pratica buddista si spegne facilmente.
"Perché la fiamma della pratica buddista si estingue facilmente? Perché le persone permettono a se stesse di farsi sconfiggere dal desiderio di fama e fortuna o dagli attacchi dei tre ostacoli e quattro demoni" (BS, 129, 40).
"Sebbene io e miei discepoli possiamo incontrare varie difficoltà, se non nutriamo dubbi nei nostri cuori, come conseguenza naturale otterremo la Buddità. Non dubitate semplicemente perché il cielo non vi protegge. Non lamentatevi perché non godete di un'esistenza facile e sicura in questa vita. Questo è quel che ho insegnato ai miei discepoli mattina e sera, ma tuttavia hanno cominciato a nutrire dubbi e ad abbandonare la fede. Gli stupidi sono soliti dimenticare le loro promesse quando viene il momento cruciale" (SND, I, 200). Questo è tutto ciò che dobbiamo ricordare. Se non dimentichiamo mai questo passo, tutto andrà bene. "Nichiren ci sta dicendo che una persona che mantiene una fede combattiva qualunque cosa accada, che non cede mai al dubbio, è sicura di conseguire la Buddità" (Il Gosho e la missione di kosen-rufu, 227).
L' importante è continuare ed avanzare assieme alla Soka Gakkai così da rimanere sempre nella corretta orbita della fede, permettendo ai nostri amici di incoraggiarci e correggerci costantemente.
"Perciò coloro che recitano sinceramente Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon e partecipano assiduamente alle attività della Soka Gakkai non possono mancare di diventare dei Budda" (BS, 119, 41).
"Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge" (U. Foscolo, Alla sera, 14° verso).

stampa la pagina

Commenti