Ritorno a se stessi

John Neumeier - Direttore e Coreografo Capo del Balletto di Amburgo

Il mondo è pieno di persone che fingono, il che rende ancora più meraviglioso il fatto, raro, di incontrare persone davvero genuine.
La performance del Balletto di Amburgo fu perfetta. Ogni momento era pieno di bellezza, una meravigliosa combinazione di immobilità, movimento ed energici salti. Una tale perfezione si ottiene solo attraverso un duro allenamento. Che incredibile sforzo "dietro le quinte" deve averla prodotta! Quante paia di scarpe deve aver consumato ogni ballerino nel padroneggiare la sua arte!
"Rifiuta il compromesso", dice Masashi Miura, tra i principali critici letterari giapponesi e redattore capo di una rivista di danza. "In uno spettacolo egli non ammette nemmeno un secondo fuori tempo, un centimetro fuori posizione. Nelle sue tournée internazionali, richiede alla sua compagnia il triplo delle normali prove". John Neumeier, direttore e capo coreografo del Balletto di Amburgo, è spesso definito un genio raro, per le sue coreografie arditamente innovative. È umile, coscienzioso, un vero gentiluomo. Ma la sua passione per il balletto è fortissima.
Lui e la sua compagnia lavorano incessantemente, senza fermarsi finché non è soddisfatto. «I nostri balletti sono come dei fiumi che scorrono incessantemente, non sono mai gli stessi», ha dichiarato. Sì, quando non c'è cambiamento, una cosa è morta. Poiché crede fermamente in questo, anche quando affronta balletti classici Neumeier rifiuta di riprodurre semplicemente i moduli tradizionali. Invece, ne afferra il cuore, la loro essenza e ne svela un dramma umano che trascende il tempo.
Lo Schiaccianoci è per lui un balletto sul triste addio alla fanciullezza. Il suo Otello è la tragedia dei fraintendimenti, della proiezione dei propri desideri illusori su un'altra persona. Nel suo Illusioni: il Lago dei Cigni, che ho visto, ha ritratto la solitudine del perseguire un desiderio che non diventa mai realtà.
In tutta la sua opera, Neumeier non presenta solo una riproduzione superficiale, ma offre un'interpretazione completamente rielaborata dell'essenza di un lavoro. Come disse il grande poeta giapponese Matsuo Basho (1644-94): «Non cercare di seguire le orme degli antichi, piuttosto cerca quello che hanno cercato».

Questo è vero anche per noi nella SGI, quando avviene la trasmissione spirituale tra maestro e discepolo.
Solo quando una tradizione cristallizzata è scaldata dal fuoco del proprio cuore, questa si scioglie e può trovare nuova vita. Senza la lotta spirituale di scavare nelle profondità del sé, di andare oltre i propri limiti, l'arte non potrebbe mai aprirsi alla vita. Similmente, la vita non potrebbe mai splendere di lucentezza.
Una volta, Neumeier voleva presentare la figura di un mago in una coreografia, così mandò un membro della compagnia a incontrare e a fare degli studi sul campo con un vero mago. Il ballerino prese il cappello del mago e chiese: «Che cosa esce da questo cappello?». «Solo quello che ci metti dentro tu», rispose il mago. Il signor Neumeier tracciò un parallelo con l'espressione artistica: «Un artista può esprimere soltanto quello che ha dentro». Non ci si può riuscire fingendo.
Neumeier ha un fisico asciutto e snello da ballerino. Quando lo guardai negli occhi, blu come il fondo del mare, questi sembravano brillare di una luce intensa come quelli di un falco un momento, per brillare con la vivacità di quelli di un ragazzino il momento successivo.
L'Associazione Concertistica Min-On, che io ho fondato, ha promosso finora quattro visite in Giappone del Balletto di Amburgo. Durante queste visite, alcune persone hanno rivolto giudizi diffamatori nei confronti della Min-On, ma ogni volta l'amicizia di Neumeier è stata incrollabile. Lui ha dichiarato: «Siamo felici di attraversare il ponte culturale che la Min-On ha costruito per noi».
Neumeier è nato nel 1942 negli Stati Uniti. Nel 1963 si trasferì in Germania, dove dal 1973 è stato direttore e capo coreografo del Balletto di Amburgo. Ha sottolineato che se fosse rimasto negli Stati Uniti un altro anno, sarebbe stato arruolato nella Guerra del Vietnam. Un anno o due prima di questo evento era stato chiamato alle armi dall'esercito americano, dove doveva imparare a uccidere un nemico infierendo con la baionetta su uomini di paglia. Mentre colpivano quest'ultimo, i soldati dovevano gridare per eccitarsi e rendere più facile il fatto di uccidere. Neumeier dice di essersi reso conto che anni di un simile addestramento e condizionamento non possono non trasformare profondamente una persona. La triste verità è che molti soldati che hanno combattuto in Vietnam non sono più stati in grado di tornare con successo a una vita normale.
Neumeier vede la sofferenza del ventesimo secolo nell'Odissea di Omero. L'eroe, Ulisse, è stato devastato spiritualmente dalla Guerra di Troia e cerca di tornare a casa da sua moglie, ma il suo viaggio è lungo e tortuoso e incontra numerosi ostacoli e impedimenti lungo la via. Il ritorno da sua moglie rappresenta un desiderio di ritornare all'eterno femminino, che è l'esatto opposto della guerra. Finché Ulisse non ce la farà, non sarà in grado di ritornare a una piena umanità. Il suo viaggio è un ritorno a se stesso.
Per me, questo "ritorno a se stessi" ha molto in comune con il dramma giapponese Noh, specialmente con le sue cosiddette commedie fantasma. In queste commedie l'attore principale alla fine si rivela lo spirito di qualcuno del passato che è tornato indietro a parlare degli attaccamenti che lo legano a questo mondo. Può essere un amore non ricambiato, o un desiderio di vendetta verso un nemico. L'attore secondario nel dramma ascolta il lamento dello spirito, simpatizza con esso, e prega per la sua quiete, così da liberarlo dalle sue sofferenze e permettergli di compiere il suo viaggio nell'aldilà.
In questo modo, realtà e illusione sono interconnesse e rappresentano la realtà interiore. L'apparizione dello spirito sembra un'illusione, ma non è nient'altro che la vera realtà dello strato più profondo nel sé che urla a gran voce: «Questo è il vero me stesso!». È un dramma di intensa e consumata passione. A confronto con il nostro io più profondo, la nostra realtà quotidiana non è altro che un'espressione del sé più superficiale e transitorio. Illuminata alla verità interiore, l'illusione diventa realtà e la realtà diventa solo un sogno nel sogno.
La struttura di questa forma di teatro Noh è il riflesso della nozione filosofica buddista sulla profonda struttura della mente. Vedo questo stesso dramma di trasformazione interiore nei balletti poetici di Neumeier. Sono sicuro che dietro alle sue creazioni vi sia il processo della sua trasformazione interiore.
Nel suo Peer Gynt sette attori differenti interpretano diversi aspetti dell'interiorità di Peer, la sua infanzia, il suo libertinaggio, e così via. Questa è un'espressione della realtà interiore invisibile (l'aspetto della vita spirituale) attraverso il visibile, la forma esteriore (l'aspetto della vita fisica). Essi sono l'espressione danzante della vita interiore di Peer.
Espressione, espressione, è tutto quello che sono le nostre vite. Come il poeta usa le parole, il pittore usa la vernice, il musicista usa il suono, Neumeier usa i movimenti del corpo umano.
Ognuno di noi, nel palcoscenico della nostra vita, con il nostro particolare talento, dovrebbe dare espressione ai propri sogni e ideali. Questa è la lotta per la nostra rivoluzione umana, la nostra trasformazione interiore. Non c'è bisogno di essere timidi o tirarsi indietro. Non puoi agire e ispirare gli altri senza metterci tutto te stesso.
«La danza sarà parte della mia vita finché non morirò. Penso anche che le mie coreografie continueranno a evolversi con me. Anche se non riscuoto sempre successo, non me ne preoccupo né me ne pento. Continuo semplicemente ad andare avanti, facendo quello che devo fare».
Mentre parlava, il suo aspetto era quello di un infaticabile guerriero.

Dal numero di settembre del 1999 della rivista di studio della Soka Gakkai Daibyakurenge

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