Praga "Città dai cento campanili"

Jaroslav Fric - Fondatore dell'Associazione Creativa Ceca SCARS (Scienza - Arte - Percezione)

La bellissima città vecchia di Praga è conosciuta come "Città dai cento campanili". Molti sono gli edifici in stile gotico, rinascimentale e barocco che mi ricordano la sua lunga storia; tuttavia la città mi diede la sensazione di essere fredda e melanconica. Perfino il cielo verso cui i campanili si innalzavano sembrava melanconico. Quando visitai la Repubblica Socialista Cecoslovacca per la prima volta nell'ottobre del 1964, ero profondamente cosciente delle catene invisibili che legavano i cuori dei suoi abitanti. Lo potevo vedere sui loro volti.

Volai in Cecoslovacchia partendo da Parigi con la compagnia aerea cecoslovacca. La partenza del volo venne ritardata di quaranta minuti. Seduti nell'aereo immobile, aspettando, senza nessuna spiegazione da parte del personale di bordo sulle cause, i passeggeri iniziarono a irritarsi. Infine, tre uomini che sembravano essere rappresentanti governativi della Cecoslovacchia, presero posto con tutta tranquillità. Appena si furono accomodati l'aereo iniziò a rollare. Il contrasto che si evidenziò tra questi funzionari arroganti e l'espressione di rassegnazione e disgusto presente sul viso dei passeggeri, era un testimone muto della situazione in cui versava la società cecoslovacca.
Tuttavia, pensai, anche se il potere della burocrazia può riuscire a fermare la partenza di un aereo, non riuscirà mai a fermare il corso degli eventi, l'impetuosa marea alla ricerca della libertà.
Quando incontrai Jaroslav Fric nel dicembre 1975, quella conclusione venne confermata clamorosamente. Egli mi disse che i leader mondiali sono preoccupati solamente dell'economia, quella che porta a un profitto materiale. D'altro canto, egli riconobbe che sono presenti filosofie che abbracciano solo lo spirito. Ma noi siamo esseri viventi, manifestiamo sia l'aspetto spirituale sia quello materiale, disse. È per questo che ammise di essere profondamente toccato dalla filosofia della rivoluzione umana della Soka Gakkai, che comporta una considerazione della condizione umana nella sua completezza. Diede voce alla sua convinzione che una tale filosofia olistica rappresenta una necessità primaria per l'umanità.
Fric è un artista pioniere nell'arte audiovisiva e nelle sue opere inserisce ogni tipo di espressione artistica, producendo presentazioni multimediali che includono musica, immagini, poesia, luci e dipinti. Mi era stato detto che in Cecoslovacchia c'è una lunga tradizione artistica che fa uso delle più avanzate tecnologie. Fric continua a esprimere questa tradizione in qualità di fondatore della SCARS (Scienza - Arte - Percezione), i cui progetti hanno ricevuto lodi da tutto il mondo. Egli venne invitato a presentare i suoi lavori all'Expo '70 di Osaka, e in altre esibizioni internazionali. Quando lo incontrai, nel 1975, lui era in Giappone in qualità di supervisore del padiglione iraniano presente all'Esposizione Internazionale di Oceanografia di Okinawa.
Fric è nello stesso tempo un rappresentante della sua nazione e un personaggio internazionale, un gentiluomo di cultura e un artista appassionato. Dopo aver appreso della nostra filosofia di pace mondiale, egli disse che la sua determinazione sarebbe stata quella di tradurre questo ideale in realtà. Il tempo non aspetta, disse. Ed egli realizzò quello che aveva promesso. Con una passione e un entusiasmo ispiranti, Jaroslav Fric si prodigò per trasmettere all'Europa e al mondo la vera immagine della SGI, senza distorsioni.
Quando lo incontrai nuovamente nel 1983, il fuoco che animava il suo impegno per la pace, ardeva con rinnovato vigore. Egli fece notare di aver lavorato a contatto con molte culture differenti, compresa l'India, il Giappone, l'Egitto e la Cina, dove incontrò altrettante filosofie, sistemi di valori e caratteri nazionali. In quel senso si diceva soddisfatto della propria vita. Ma egli non si sentiva soddisfatto per il proprio contributo alla pace mondiale, e determinò di dedicare ancora maggiori energie a questa causa. Così disse.
Trascorse la sua gioventù durante il periodo della guerra. Quando i nazisti diedero inizio all'annessione della Cecoslovacchia nel marzo del 1939, lui aveva quattordici anni. Fino alla liberazione del suo paese che avvenne nel maggio del 1945, molte scuole e università rimasero chiuse e lui non ebbe la possibilità di studiare liberamente come desiderava. Venne mandato in Germania a fare i lavori forzati. Il suo lavoro consisteva nel raccogliere i corpi delle vittime dei bombardamenti. Trasportò i cadaveri di più di un migliaio di vittime di guerra, giovani e anziani, estraendoli dalle rovine bombardate. Questa esperienza galvanizzò la sua opposizione alla guerra. Disse: «Molte persone definiscono la guerra un male. Io desidero inoltre proclamare a gran voce che essa è la più grande delle bugie».
Se la guerra è una bugia che inganna le persone al punto da indurle a sacrificare le loro vite usando il falso pretesto di qualche causa "gloriosa", allora la pace dev'essere fermamente radicata nel grido fervente dell'umanità per la verità. Quando una società, che in teoria sostiene la libertà di espressione, sovverte questo diritto fondamentale trasformandolo nella libertà di raccontare bugie plausibili, allora la colonna portante sia della pace sia della democrazia è distrutta.
La Rivoluzione di velluto cecoslovacca del 1989 esplose in risposta al richiamo di Vaclav Havel - all'epoca uno scrittore che era stato più volte imprigionato - che sollecitò il popolo cecoslovacco a estirpare le bugie, la paura e la tirannia dal loro cuore. Fric fu fin da subito un sostenitore di Havel. Ho incontrato anch'io il presidente Havel e sia lui che Fric sono uomini pieni di vigore che infondono ispirazione, intellettuali mitteleuropei che non se ne stanno rinchiusi nella torre d'avorio ma che mettono in atto le loro convinzioni.
La rivoluzione ridiede colore a una società che era stata grigia. Fric disse che i carri armati che l'Unione Sovietica aveva usato per invadere la Cecoslovacchia nella Primavera di Praga del 1968 furono dipinti di rosa durante la Rivoluzione di velluto. La bandiera tricolore cecoslovacca sventolava ovunque, ravvivando le strade.
Nell'autunno del 1990 incontrai Fric al Grande festival culturale della Soka Gakkai del Kansai. Mi congratulai con lui per l'arrivo della libertà nella sua nazione e, mentre ci stringemmo la mano, il suo viso era pieno di emozione. Per tutta la durata del festival culturale lo sguardo di Fric restò fisso sugli occhi dei giovani partecipanti. Ci vide dentro un fuoco ardente, e in esso la luce dell'alba di una nuova era.
Come noi della SGI, Fric crede nella promozione di una maggiore democrazia nella società attraverso la rivitalizzazione della cultura e dell'arte. Tuttavia, sa che la strada verso la libertà non è spianata. Quella che un tempo era la Cecoslovacchia sono oggi due nazioni: la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Un affarismo e un consumismo dilaganti possono diventare le nuove catene dell'animo umano. Incalzata dal ritmo vertiginoso del cambiamento nella società dei consumi - sostiene Fric - l'umanità sta disperatamente cercando la propria casa spirituale. Questo è ciò che rende così importanti le attività della SGI, conclude.
Questo mi ricorda il bell'inno nazionale ceco:
Dov'è la mia casa, dov'è la mia casa?
L'acqua scroscia nei prati,
Le fronde dei pini frusciano sulle rocce,
Nel giardino risplende il fiore di primavera,
Il paradiso terrestre a prima vista.
Questa è la splendida terra,
la terra ceca, casa mia.
Sono convinto che fino a quando le persone continueranno a cantare, a gridare a gran voce e a combattere per una società umana, la primavera arriverà. Una volta che abbiamo fissato la nostra mente su uno scopo, non vi è limite a ciò che possiamo raggiungere.

Tratto dal numero di dicembre 1997 del Daibyakurenge

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