La metà riconciliata

Il potere del Daimoku scioglie un nodo che, fino ad allora, aveva negativamente influenzato sin dall'infanzia le relazioni con le donne.

Quattro anni fa venne a fare da baby-sitter alle mie figlie, Renata, che poi è diventata mia grande amica e responsabile di gruppo. Comprese che stavo attraversando un periodo di sofferenza e così mi parlò della pratica buddista. Di lì a poco la mia compagna, con la quale avevo avuto due figlie, mi lasciò. Io, che già venivo da un divorzio precedente con un figlio, mi ritrovai un'altra volta immerso in una grande sofferenza ma, deciso a mettermi totalmente in discussione, chiesi a Renata di poter partecipare alla prima riunione.
Dal giorno dopo ho cominciato a recitare Nam-myoho-renge-kyo mattina e sera. Così facendo, la sofferenza della separazione cominciò a trasformarsi, tanto che recitavo sinceramente per la felicità della mia ex compagna e sono riuscito a parlarle anche del Buddismo. Intanto i colleghi e gli amici notavano stupiti un forte cambiamento in me e nel mio modo di pormi verso di loro. Stavo cominciando a trasformare il mio carattere collerico, testardo e prepotente grazie a un Daimoku costante e determinato. Faccio risalire in parte questi aspetti così negativi del mio carattere a un conflitto personale con le donne, che non riuscivo altro che a considerare non degne di fiducia e di stima, pur amandole. La causa di ciò l'ho sempre associata a due eventi contemporanei che hanno segnato la mia vita: a nove anni sono stato vittima di abusi sessuali da parte di un'amica di famiglia e ho vissuto da spettatore un rapporto adultero da parte di mia madre.
Dopo sei mesi di pratica conobbi una nuova compagna, anche lei buddista, con la quale ho vissuto un'importante relazione che mi ha aiutato a comprendere il valore del rispetto verso le donne e quanto io desiderassi far luce su questo conflitto interiore. In questa situazione mi assunsi la piena responsabilità di quanto accadeva, non lamentandomi e sforzandomi invece di migliorare, con atteggiamento di gratitudine.
Due anni fa, purtroppo, la madre delle mie due figlie si ammalò gravemente. Insieme ai miei compagni di fede, cominciammo a sostenerla con tanto Daimoku. Dopo un po' di tempo fortunatamente tutto si è risolto nel migliore dei modi e da poco meno di un anno anche lei ha cominciato a praticare, cosa che era un mio grandissimo desiderio. Poco tempo prima anche mia figlia maggiore, aveva iniziato a partecipare con me alle riunioni e a recitare Daimoku.
Quest'anno, mia madre si è ammalata di una malattia degenerativa incurabile con un decorso spaventosamente rapido. Questo ha fatto nascere in me un forte desiderio di starle vicino fino all'ultimo istante di vita. All'ospedale abbiamo recitato Daimoku insieme. Ero fuori città quando è arrivata una telefonata di mia sorella che mi pregava di rientrare immediatamente perché la situazione stava precipitando. Le ho risposto che sarei corso subito, e lei con sorpresa mi ha detto: «Aspetta che mamma vuole parlarti». In un ultimo momento di lucidità, mi ha chiesto di ricordarle quella frase che spesso ripetevamo insieme durante quei giorni. Abbiamo recitato Nam-myoho-renge-kyo tre volte insieme al telefono e ci siamo salutati così prima che entrasse serenamente in coma.
Questa situazione mi ha portato a ristabilire un rapporto con mia sorella che si era totalmente interrotto da dieci anni a causa della mia arroganza e della mia indisponibilità. Da quando ho iniziato a praticare avevo più volte tentato di riavvicinarmi a lei, anche spinto dal desiderio dei miei figli di vedere la famiglia riunita. Attraverso il Daimoku siamo riusciti a trasformare il nostro conflitto tanto che adesso ci sentiamo e ci vediamo regolarmente.
Da un anno sono responsabile di gruppo e insieme al mio corresponsabile abbiamo consegnato cinque Gohonzon, facendo così nascere un nuovo gruppo. In particolare questa attività mi ha aiutato a capire quanto sia importante dedicarci alla felicità degli altri per diventare felici noi stessi.
Inoltre, sto vivendo un ulteriore beneficio concreto: in trentacinque anni di carriera lavorativa - sono un attore - non mi è mai capitato di partecipare alla realizzazione di ben quattro diverse fiction contemporaneamente e tutte con ruoli importanti.
Il grande obiettivo di adesso è che tutti i miei cari possano praticare questo Buddismo per trasformare, come insegna Nichiren, il veleno in medicina. (E. M.)(dati modificati)

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